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Alcune persone sono schiave e non lo sanno



Alcune persone sono schiave e non lo sanno. Schiave, nel senso di non libere, assuefatte a credenze esterne, non capaci di pensare in modo autonomo. Sono tutti coloro che lasciano che le proprie idee siano modellate dagli altri, dalla famiglia, dalla cultura, dalla massa.

Un certo grado di influenza dell'ambiente sul nostro modo di essere e di pensare è normale – siamo tutti collegati in un modo o nell'altro – ma diventa disfunzionale quando si trasforma nell'incapacità di pensare, delegando le proprie scelte e i propri ragionamenti a fattori esterni. I grandi condottieri dell'umanità, ma anche i grandi imprenditori e tutti coloro che hanno avuto successo, hanno sempre avuto un pensiero autonomo e non lo hanno mai delegato agli altri. Il pensiero è la chiave della libertà e del proprio potere creatore.

Uno dei sintomi dell'essere schiavi è censurare e aggredire l'espressione del pensiero altrui. Chi ti dice che devi tacere, chi deride i tuoi ragionamenti, chi si irrita per la tua libertà, per il fatto che fai delle scelte, chi fa leva sulla paura per convincerti a seguire la sua strada, chi trova giusto imporre le proprie credenze invece di argomentarle, dimostra di essere schiavo e di servire il non-pensiero, la non-luce.

Disprezzo, derisione e imposizione sono le armi di chi non sa ragionare, ma sposa una causa in modo fideistico. La voglia pruriginosa di mettere a tacere e offendere chiunque pensi in modo diverso manifesta una mancanza nell'anima, tale per cui costoro non si rende conto della condizione in cui si trova.

Parlo di questo perché è importante mettere dei confini e non farsi invadere dalla prepotenza di chi non pensa e non sa dubitare. Bisogna riconoscere l'opportunità di ogni contesto e, senza giudizio ma con fermezza e serenità, andare avanti.

Colgo l'occasione per ringraziare tutti gli individui che hanno a cuore la possibilità di esprimere una idea; non disprezzano se non condividono, ma semmai argomentano; propongono invece di distruggere; non strumentalizzano ma valorizzano la diversità; amano il bene ma non il buonismo; non impongono derive dittatoriali con la scusa del bene collettivo, ma al bene collettivo tengono davvero; non usano la paura per convincere gli altri, ma fanno leva su valori superiori; non giudicano ma valutano, ascoltano, sentono e di conseguenza scelgono; cadono, ma si rialzano; mantengono la visione e sanno che non è mai finita fino a quando è finita davvero. Ringrazio questi individui, che ascoltano, si mettono in discussione, ci mettono la faccia, ci provano, e sempre servono i maestri del cuore e non i padroni del mondo.


Camilla


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