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Soddisfazione, quella vera


Mi è stato proposto di trattare il tema della "soddisfazione". Soddisfazione di cosa? In che senso? L'argomento è vasto e può riferirsi a molteplici ambiti. Vediamone alcuni. 

La soddisfazione è uno stato interiore collegato all'appagamento, al senso di pienezza, di completezza, e più in generale al piacere.

Il piacere

"Piacere" è una parola chiave importantissima: il piacere muove le fila del mondo ed è alla basa di tutte le attività umane. Il tipo di piacere che andiamo a ricercare determina il tipo di soddisfazione che proveremo.

Vi è il piacere della gratificazione immediata, quando assecondiamo una pulsione, un istinto, o godiamo di qualcosa nell'immediato. La soddisfazione che ne deriva è spesso temporanea, di breve durata, e spinge a cercare sempre di più ulteriori forme di appagamento.

In questa categoria ricade anche il piacere negativo, che è il piacere di compiere degli atti anche se sono disfunzionali o non ti portano reali vantaggi, ma che in qualche modo fanno "scaricare" una sorta di tensione interna. Per esempio, il piacere del pettegolezzo, di interessarsi sovente di tragedie e notizie di cronaca nera, di lamentarsi, di attivare uno stato di continua tensione, e così via. Si tratta di un piacere spesso automatico, scelto inconsciamente, che la persona ricerca perché è un terreno che conosce, che le viene facile attraversare, e perché appaga il "corpo di dolore" o quelle parti di noi che si sono stabilizzate sulla sofferenza.

Il piacere "rimandato"

Possiamo chiamare piacere "rimandato" quel tipo di piacere per il quale ti sacrifichi e lavori duramente ogni giorno, e di cui godrai in futuro quando avrai raggiunto il tuo obiettivo. La soddisfazione provata dopo aver raccolto i frutti di un duro lavoro – cioè dopo aver ricevuto un "premio" perché lo meriti – è più profonda, duratura e nutriente.

Per esempio, può essere il piacere di laurearsi dopo aver dato una serie di esami; il piacere di raggiungere la forma fisica dopo un anno di palestra e alimentazione mirata; il piacere di scrivere un libro dopo averlo concepito e avendoci dedicato tempo ogni giorno; il piacere di comprare qualcosa di valore dopo aver accantonato il denaro necessario, magari rinunciando a fare acquisti più futili; il piacere di sviluppare una personalità più focalizzata dopo un anno di meditazione... 

Sollecitati dagli stimoli della nostra società ipertecnologica, ma anche dispersiva e narcisistica, in molti oggi abbiamo perso il fuoco della disciplina e ci apriamo solo al primo tipo di piacere, quello immediato, quello che, se reiterato a oltranza, spinge sempre di più a dipendere dal cibo, dai videogiochi, dalle sensazioni "forti".

Essere autentici

Nella sua scala più alta, il piacere "rimandato" si trasforma nella soddisfazione di essere aderenti alla propria autenticità. Essere autentici, dal punto di vista spirituale, non è essere semplicemente spontanei, ma significa aderire alla propria natura profonda, all'intento animico che custodisci in te. Si tratta di un processo che è in continuo divenire e che richiede il graduale sacrificio della personalità, la sua rieducazione – spesso dolorosa da affrontare – che conduce infine alla rivelazione del tuo potenziale divino e del sacro compito di cui sei portatore.

Diventare chi sei realmente è il frutto di un percorso di consapevolezza, di un viaggio che compi attraverso le sfide della quotidianità. Man mano che lasci emergere l'eroe che è in te, che scegli di seguire l'amore e non la paura, e ti permetti di manifestarti secondo il disegno dell'anima, cresce il senso della vera soddisfazione, cresce la gioia, il nutrimento energetico, psicologico e spirituale che provi.

Invertire la rotta 

Se trascorri la vita a rincorrere piaceri e appagamenti esteriori, se cedi alle illusioni delle vie facili, se non lotti per riconoscere e realizzare i tuoi sogni, se lasci che la paura diventi verità... non stupirti se ti senti svuotato e non conosci la soddisfazione, quella che ti appaga veramente.

Se lo desideri, tuttavia, puoi invertire la rotta. Comincia concedendoti un po' di tempo per stare con te stesso, per conoscerti davvero, per metterti alla ricerca di ciò che ti ispira, di ciò che, in qualche modo, ti tocca. Esplora, immagina, sperimenta. Sei circondato da miriadi di possibilità, di vie, ma potresti non vederle subito perché il tuo "radar delle cose belle e autentiche" si è un po' arrugginito a causa del disuso.

I rapporti umani

Durante il percorso, non sottovalutare il valore dei rapporti umani, delle relazioni sane, delle amicizie. La soddisfazione si nutre anche di questo. La nostra autenticità ha senso solo all'interno delle relazioni. Diventiamo chi siamo non per noi stessi, ma per donare il nostro amore e i nostri talenti al mondo.

È altresì importante imparare a costruire relazioni sane anche dentro di noi, fra tutti i nostri aspetti. In noi, infatti, esistono archetipi di varia natura, più o meno maturi, più o meno consci. Nel nostro regno interiore possiamo trovare l'eroe, la parte coraggiosa, ma anche il bambino impaurito; possiamo trovare il mago e la vittima, il guaritore e il vampiro... Nostro compito è riconoscere e integrare tutti gli "dei", con fede e coraggio.

La vera soddisfazione

In definitiva, per me la soddisfazione – quella vera – è il senso di gioia e pienezza che pervade la trama di ogni tuo respiro quando ti muovi nella direzione della tua anima, che è la direzione della tua autenticità, oltre ogni maschera, oltre ogni illusione, oltre ogni timore.

Questa soddisfazione non ha niente a che fare con i riconoscimenti esterni né con gli aiuti e gli appoggi materiali, per quanto siano importanti. Ha a che fare con il vedere chi sei, con lo scegliere la verità del tuo cuore e non dei tuoi bisogni, con il farti carico del tuo cammino, smettendo così di comportarti come una vittima, ma diventando quell'esploratore che sa di poter raggiungere infiniti tesori nascosti, se solo smette di guardarsi indietro e si concede di andare avanti.

È la soddisfazione di essere te stesso... e non di essere ciò che il mondo si aspetta da te. Essere te stesso non è una dimensione statica, ma un processo evolvente, che prende forma man mano che fai emergere il tuo compito, la tua natura profonda. Non è semplice, non è scontato, ma è una conquista dalle molteplici declinazioni. 

Hai il coraggio di cercarti, riconoscerti e attraversare i tuoi deserti? Hai il coraggio di lasciar andare pezzi di te quando giunge il momento, diventando alleato delle tue trasformazioni? Da questo dipende la tua... soddisfazione.

Camilla




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