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I desideri dell'anima



I desideri non hanno tutti la medesima origine. Vi sono desideri indotti dall'esterno e frutto di illusioni. E vi sono desideri generati dall'anima. Possiamo imparare a distinguerli in quanto hanno peculiarità diverse.

Desideri frutto di illusioni

In genere, i desideri che provengono dall'ego e dal mondo delle illusioni ti fanno credere che potrai essere felice solo quando li avrai raggiunti. Spostano la felicità nel futuro, la delegano al raggiungimento di un certo obiettivo che è lontano nel tempo.

Credere che la tua gioia appartenga a qualcosa che non esiste ancora, delegare la tua felicità al conseguimento di un sogno, ti spinge a cadere in due atteggiamenti estremi.

Nel primo caso, tutta la tua attenzione viene dedicata alla conquista di quel sogno. Diventi iperattivo, compulsivo, ti protendi verso l'obiettivo scelto, ma senza concedere al presente di farti godere dei suoi doni. La tua forza è impiegata all'inseguire qualcosa che esiste nel futuro, per cui è al futuro che deleghi ogni riguardo, dimenticandoti di vivere qui, ora, e di apprezzare le persone e le situazioni che fanno parte del tuo percorso. Mentre il futuro viene caricato di enormi aspettative – quelle di renderti felice –, il presente viene dimenticato.

Il secondo atteggiamento, all'opposto, genera paralisi. Dato che, per te, la felicità appartiene a un futuro lontano, a un desiderio che non è ancora realizzato e chissà quando mai lo sarà, ti perdi in sogni e vagheggiamenti vari, rinunciando a quelle piccole azioni giornaliere che, invece, darebbero consistenza al tuo evolverti. Allora posticipi l'azione, rimandi al giorno dopo di occuparti di te e dei tuoi orizzonti, e alla fine non lo fai mai, perché il futuro è lontano e preferisci sognare e sperare, invece che agire.

Sono due facce della stessa medaglia, quella di inseguire illusioni che ti fanno perdere di vista il vero richiamo dell'anima.

Desideri provenienti dall'anima

Un desiderio che proviene dall'anima ti spinge a muoverti verso di lui perché questo dà completezza al tuo essere, ma la tua felicità non dipende dalla sua realizzazione, non hai bisogno di realizzarlo per essere felice. Ciò che ti rende felice è semplicemente il fatto che, nell'oggi, cammini nella sua direzione, anche se non sai quando o come riuscirai a concretizzarlo.

Credere che potrai sentirti appagato solo se realizzerai un certo desiderio, ti allontana dalle vie dell'anima e ti fa cadere nei tranelli della mente inferiore, che cerca sempre delle motivazioni per essere felice e delle scuse per essere infelice. Per quanto i sogni dell'anima possano essere imponenti e sfidanti, per quanto richiedano tempo e impegno per essere costruiti, la gioia e l'energia che provengono da essi ti raggiungono nel momento stesso in cui guardi nella loro direzione e decidi che ti trasformerai in quella persona che può renderli reali, e quel momento è nell'adesso.

La gioia collaterale

Questi concetti non sono facili da assimilare per chi è abituato a pensare a un sogno o a un desiderio come a qualcosa che risolverà il suo malessere e/o porterà felicità una volta raggiunto. È una illusione di cui alcuni si rendono dolorosamente conto quando, ottenuto ciò che desideravano, si ritrovano più vuoti di prima. Il vero appagamento risiede nella gioia che nasce dal percepirti in azione sul cammino dell'anima, qualunque cosa ciò comporti, anche se nel mentre stai affrontando ostacoli, fallimenti, cadute o stai vivendo in povertà, nella malattia, nella delusione. È una gioia collaterale, che è sempre presente quando servi la missione del tuo cuore.

I desideri dell'anima sono una bussola che ci guida verso noi stessi, o meglio verso la migliore versione di noi; sono la terra dove abita la nostra verità liberata dalle illusioni. A livello profondo, sentiamo che questi desideri ci appartengono per diritto divino e sono già parte di noi, sentiamo quindi che non c’è niente da raggiungere, tuttavia sappiamo anche che dobbiamo concedere a noi stessi di allineare la nostra realtà interiore con quella esteriore. È per questo che ci mettiamo in cammino, perché la meta è già raggiunta ma dobbiamo raggiungerla anche attraverso la dualità del divenire, attraverso quella parte di noi che fa esperienza e si trasforma e, nel far ciò, aiuta il mondo a trasformare se stesso.

Camilla


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