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Uscire dal guscio

Con la pratica della meditazione, dopo un po' la mente si acquieta e lascia il dominio della percezione a una coscienza più sottile, a una presenza che sembra pervadere ogni cosa. Sono istanti che mi rigenerano e nutrono. Per contrasto, tuttavia, gli altri momenti della giornata mi appaiono come sotto un "incantesimo del sonno".

Pensavo che con la meditazione avrei accresciuto il mio sentirmi "sveglia" e invece mi sta capitando l'opposto: mi accorgo sempre più di stare come dentro a un sogno. Scorgo la mia mente indisciplinata e scopro che, ogni volta che perdo l'attenzione, si innescano programmi automatici... miriadi di programmi installati nella mia personalità: il programma ansia, il programma aspettativa, il programma di ciò che si può e non si può fare, e così via. Tanti programmi con i quali la mente fa zapping nel mio cervello.
Ecco, devo dire che non è una sensazione confortante. Ci vuole un bel coraggio per continuare a meditare, se è questo l'effetto! (staro facendo ironia?)

Sono cresciuta in una cultura che alimenta gli stati iperattivi e ansiosi della mente, che annulla i dettami dell'anima e confina i sensi del corpo a meri strumenti per ricevere dati e informazioni dall'ambiente circostante, ma mai da noi stessi. Sotto il dominio della razionalità, i sensi finiscono paradossalmente per diventare alleati dell'esterno, e di quello soltanto. Capisco di essere figlia della mia cultura, e che i sensi e la mente sono stati diseducati per sradicarmi da me stessa.

I sensi sono il ponte che porta al contatto con noi stessi. Contattare noi stessi è la prima vera forma di incarnazione, di rapporto. Senza questo contatto, siamo solo un ammasso di carne messo in moto dal rumore della mente... Facciamo un passo indietro, allora. Spegniamo la TV e i videogiochi elettronici, e allontaniamoci per un istante dal rumore delle città. E ripartiamo da domande elementari: Cosa mi piace veramente? Cosa appaga i miei sensi (invece di stordirli)? Come posso aprirmi a un piacere autentico, che mi lasci più libero e pieno di me stesso (invece che a piaceri alterati o indotti)? Qual è il mio colore preferito e che sensazioni mi trasmette? Se vado al parco, cosa mi piace osservare? Cosa posso fare-scoprire-creare per dare gioia a me stesso, indipendentemente dagli altri?

L'essere umano comincia dove comincia il suo accorgersi. Se non si accorge, viene inevitabilmente usato da chi si accorge di lui: forze oscure ed energie contrarie. Anche loro hanno il diritto di esistere... e si nutrono di ciò di cui hanno bisogno: la nostra incoscienza.

A questo punto arriva un qualche commento che mi dice: "Ma il male non esiste, tutto è amore".
Ma io chiedo: quanti, di coloro che affermano ciò, sperimentano effettivamente una realtà al di fuori del dualismo bene-male?
Il rischio è che il principio "dell'amore universale" e del non-giudizio venga confuso con l'autorizzazione a evitare ogni valutazione e anche le opportune scelte che ne derivano.

L'oscurità esiste tanto quanto esiste la Luce, anzi negarne (o giudicarne) l'esistenza non fa che ingigantirla, in quanto ogni principio che viene messe a tacere (o a cui ci opponiamo) cerca sempre la sua via per riemergere con più forza.
Un altro punto, semmai, è cosa farne di questa oscurità. Qui arriva il non-giudizio, qui arriva la presenza, qui arriva colui che osserva. E colui che osserva scopre che oscurità e luce sono entrambe figlie del Cielo.

Non si può sopprimere la Notte a favore del Giorno. Ma ci sono notti e notti. Ad esempio, la qualità oscura della violenza può essere "sfamata" in quelle situazioni dove è opportuno mostrarsi decisi oppure "violentando" la propria indolenza. Il principio oscuro "dell'andar contro" viene così salvaguardato, ma usato in modo più costruttivo.
Non c'è nulla da giudicare, quindi. C'è solo da portare equilibrio fra tutte le cose, sviluppando coscienza!

Le scienze esoteriche ci insegnano che veniamo immersi nella realtà duale con lo scopo di sviluppare un terzo polo che trascenda i due estremi: questo polo è appunto la coscienza. Solo sviluppando la coscienza possiamo davvero trascendere il dualismo. Ma prima di allora, tendiamo a oscillare da un polo all'altro, da un'identificazione all'altra.

Essere identificati con un parte della realtà significa che, pur navigando nel grande oceano di Luce, non lo vediamo, non lo sentiamo. E' come se, pur stando in questo oceano, fossimo a nostra volta racchiusi dentro una grigia sacca i cui bordi ci appaiono come i limiti dell'esistente. L'accesso all'oceano è sempre possibile, ma a causa della sua natura di "creatore", l'uomo deve scegliere "consapevolmente" di attivare il collegamento, di aprire la sacca dentro cui è racchiuso. Nessuno gli regalerà questa libertà.

Il guaio è che l'uomo spesso cerca spiegazioni scientifiche o filosofiche prima di "autorizzarsi" a rompere la sacca in cui è racchiuso. Se il pulcino, prima di assecondare l'impulso a rompere il guscio del suo uovo, aspettasse di "sapere di più" sul mondo esterno, o filosofeggiasse a oltranza sulla possibilità di una realtà più vasta, non nascerebbe mai.

Le "forze contrarie" cui accennavo prima (e che necessariamente fanno parte della nostra realtà duale) ben sanno che gli esseri umani si trovano dentro un guscio e che non possono rompere tale guscio se non "decidono" di farlo. Per questo inquinano i pensieri e le emozioni delle persone, affinché pensino ad altro, facciano altro, in modo tale che l'energia venga consumata invece di accumularsi nel cuore dell'uomo, dove accrescerebbe il desiderio di risveglio.

Siamo esseri creatori e abbiamo sempre il potere di riconnetterci con quell'istinto che ci porta a emergere verso realtà più vaste, che è l'istinto dell'anima. Come creatori, possiamo plasmare il nostro destino, ma il nostro destino è oltre il guscio di ciò che "sappiamo".

Come uscire dal guscio, allora?
Come svegliarsi dal sonno entro il quale siamo rimasti incastrati?

Occorre attingere da una buona fonte di energia, senza sprecarla. Questa energia cresce nella morbida presenza e nell'osservare ogni cosa senza giudizio, rinunciando a precipitare dentro pensieri automatici o a emozioni che si arrotolano su se stesse.
Cresce nella meraviglia che accade annusando un fiore, scrivendo una poesia, abbracciando un albero o guardando le proprie mani con stupore, così come fa un bambino di pochi mesi quando si accorge di averle.
Cresce nell'azione quotidiana del prendersi cura di sé e dei propri sogni, nel portare attenzione alle risorse e non alle mancanze, nello cercare nuove opportunità dietro ogni ostacolo... e in altro e altro ancora (ditemelo voi)!

Attenzione: all'inizio sarà difficile, poi ci prenderemo gusto, e infine non saremo disposti a sopportare niente di diverso!







Commenti

Gabriella ha detto…
Lo dice anche questa signora che è andata nell'aldilà per un cancro terminale, ed è tornata guarita: https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=y1VG7895XnU
onsiglio vivamente anche la lettura del libro, già tradotto in italiano.
Camilla Ripani ha detto…
Non riesco ad aprire il video. Lascia pure nei commenti il nome della signora e del libro, magari spiegandoci perché lo ritieni interessante. Grazie e ciao ^__^
Joker ha detto…
Percepire la vita in ogni respiro... questo è bushido :)

Ognuno di noi è un seme: se ci coltiviamo con pazienza un giorno germoglieremo, se non ci coltiviamo, non c'è amore universale che possa farci sbocciare.

We have the power

Al solito leggerti è bellissimo :)
Un grande abbraccio

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