La comfort zone
Oggi voglio parlarvi di quella che per molti è un ostacolo: la "comfort zone". Di cosa si tratta? La comfort zone è per definizione una zona in cui ci sentiamo al "sicuro". Non si tratta di un territorio fisico quanto di un modo di essere, di uno stile di vita che ci protegge dall'esporci a situazioni dolorose.
In genere, sappiamo di essere fuori dalla comfort zone ogni volta che ci confrontiamo con situazioni in cui proviamo disagio o nelle quali può emergere la nostra insicurezza. Fuori dalla comfort zone, l'immagine idealizzata che abbiamo di noi stessi potrebbe crollare miseramente, facendoci sentire il dolore del rifiuto, del non essere all'altezza o del sentirci incapaci nel fare qualcosa.
La comfort zone non è sempre evidente e molte persone ignorano di averne una. Ci sono, ad esempio, sensazioni come stanchezza o pigrizia, che potrebbero essere una "strategia" adottata dalla nostra personalità. In questo modo si evita di investire nella costruzione di un percorso "più grande", perché si ha la paura di fallire. Che ne siamo consapevoli o meno, spendiamo grandi energie per mantenerci all'interno della comfort zone ed evitare di uscirne. E finiamo per fare scelte che non sono scelte, ma strategie di accomodamento...
Qualcuno potrà anche pensare che in fondo cercare di sentirsi al sicuro non è poi così sbagliato. Ma confonde il nutrire una base di fiducia e sicurezza con l'evitare di soffrire. Ma è proprio evitando il confronto con situazioni "impegnative" che noi rinunciamo a costruire le nostre possibilità.
Tra le conseguenze dell'evitare il dolore, ci sono anche le dipendenze: gioco d'azzardo, internet, pornografia, cibo... Le dipendenze, infatti, crescono là dove cerchiamo il piacere per fuggire dal dolore. Purtroppo "l'educastrazione" (cit. S. Brizzi) di questa nostra epoca ci ha allettato con il piacere della gratificazione immediata, al punto che non riusciamo più neanche a renderci conto del prezzo che paghiamo per essa.
Vivere nella comfort zone è come reiterare all'infinito la gratificazione immediata. Ma prima o poi pagheremo un amaro prezzo per questo: l'accorgerci di aver buttato via la nostra vita.
Come possiamo pensare di crescere senza "sacrificare" qualcosa? Di poter ricevere senza dare? Di poter riposare senza prima affaticarci? Il principio del piacere risiede nella strada intrapresa per ottenerlo: nel prenderlo direttamente, senza essercelo "guadagnati", paradossalmente ci esponiamo all'infelicità e alla insoddisfazione.
La Forza di Avanzamento
Il Metodo di Phil Stutz e Barry Michels è un libro che ho trovato molto interessante e dove la comfort zone è descritta in modo efficace. Gli autori forniscono, tra i vari, anche uno "strumento" per imparare a uscire da questa "zona di comfort". Io conoscevo già alcune varianti di questo strumento, che evidentemente fa leva sugli stessi principi di base, e non posso che confermarne la validità. Ma prima di rivelare quale sia questo strumento, occorre fare cenno alla "Forza di Avanzamento", che Stutz e Michels citano sempre nel loro libro. Da qui in poi riassumo i concetti espressi dagli autori.
Ci sono individui che si rifiutano di vivere una vita limitata. Affrontano decisi prove, ansie e delusioni, e sono pronti a ripartire ogni volta che occorre. Inoltre, sono assidui nel mantenere quella disciplina che tutti noi sappiamo di dover fare ma che non facciamo: mangiano sano, praticano uno sport e mantengono una certa organizzazione nella loro esistenza. Non perdono mai di vista ciò che vogliono raggiungere nel futuro, si curano di sé e dei propri sogni.
Ci sono altre persone, invece, che appartengono alla categoria degli "evitanti". Il soggetto evitante si occupa solo della gratificazione immediata e non si assume responsabilità che riguardino il futuro, prossimo o meno che sia. Tipico del soggetto evitante è boicottare la propria crescita artistica o lavorativa, per evitare eventuali rifiuti lungo il percorso.
Citando gli autori, "il senso dei nostri fini futuri non scaturisce dalle nostre riflessioni in proposito, ma dall'intraprendere atti concreti che ci permettono di procedere verso l'obiettivo, Nel farlo, attiviamo una forza più potente del desiderio di evitare il dolore". Si tratta della Forza di Avanzamento.
La Forza di Avanzamento funziona solo se scegliamo di usarla consapevolmente e accettiamo il dolore a essa associata. C'è sempre un dolore implicito nell'avanzare, perché questa è una Legge dell'universo.
Come contattare questa forza e accettare, dunque, il "dolore" a essa associato?
A questo punto ci viene in aiuto lo strumento prima accennato e che Stutz e Michels definiscono "Inversione del Desiderio".
L'Inversione del Desiderio
I primi due passi richiedono la nostra volontà.
1) Scegliamo una situazione che stiamo evitando. Non occorre che riguardi un dolore fisico. Magari stiamo eludendo una sofferenza emotiva... allora rimandiamo di fare una telefonata, di impegnarci in quel progetto che ci attira ma che sfida le nostre forze, o semplicemente di occuparci di una noiosa incombenza.
2) Una volta scelta, immaginiamo il dolore che proveremmo in quella data circostanza. Poi dimentichiamo la situazione in sé e focalizziamoci sul dolore.
Il terzo passo, spiegato qui sotto, rappresenta lo strumento dell'Inversione del Desiderio vero e proprio.
Alla fine del terzo passo dovremmo riuscire a contattare qualcosa di più grande di noi, che è proprio la Forza di Avanzamento, che ci spingerà oltre la zona di comfort.
3) Visualizzate il dolore di fronte a voi sotto forma di nuvola. Immaginate di urlare alla nuvola: "Fatti sotto!" Sentite dentro di voi un intenso desiderio del dolore, che vi spinge ad attraversare la nuvola.
Mentre avanzate, gridate silenziosamente: "Amo il dolore!" Entrate profondamente nel dolore, fino a diventare una cosa sola con lui.
Sentite la nuvola espellervi e richiudete dietro di voi. Dite interiormente con convinzione: "Il Dolore mi lascia libero!" Uscendo dalla nuvola, sentitevi trasformati in pura luce che avanza con grande determinazione.
Quando assumiamo il dolore, dobbiamo farlo nel modo più estremo possibile: che cosa proveremmo nel peggiore dei casi?
Se riusciamo a far fronte alla peggiore delle ipotesi, tutto il resta diventa facile.
Grazie all'Inversione del Desiderio, possiamo prendere la nostra generale tendenza a evitare il dolore e addirittura capovolgerla, trasformandola in desiderio di affrontarlo. In questo modo, uscendo dalla comfort zone, non solo non cerchiamo di evitare la sofferenza, ma arriviamo a desiderarla. E tale impulso ci spinge ad avanzare.
Suggerimenti su quando usare l'Inversione del Desiderio:
- Ovviamente, prima di fare qualcosa che vorremmo evitare
- Ogni volta che ci troviamo a rimuginare (invece di agire)
Osservazioni
Quando facciamo un certo sforzo per avanzare, a un tratto persone che ci aiutano e opportunità appaiono sul nostro cammino. Questo accade perché ci connettiamo a Forze Superiori. Tali forze, tuttavia, restano nella loro essenza un mistero. Non possiamo pretendere di "comandarle" a bacchetta: l'universo non ci compenserà come se fossimo una foca ammaestrata ogni volta che troviamo il coraggio di fare un passo avanti. Il senso dell'avanzare, infatti, è ben più profondo!
Esiste una differenza fondamentale tra gli obiettivi che ci poniamo e quelli che l'universo ha in serbo per noi. L'obiettivo dell'universo è di sviluppare la nostra forza interiore, ecco perché le difficoltà non cessano mai veramente. Ma possiamo imparare ad affrontarle, a percorrere strade dove la nostra luce risplenda sempre di più.
Ricordiamoci, infine, che indipendentemente dai nostri scopi nel mondo esterno, la vita ha per noi i suoi obiettivi. E se questi due ordini di obiettivi sono in conflitto, a vincere sarà la vita.
Oggi voglio parlarvi di quella che per molti è un ostacolo: la "comfort zone". Di cosa si tratta? La comfort zone è per definizione una zona in cui ci sentiamo al "sicuro". Non si tratta di un territorio fisico quanto di un modo di essere, di uno stile di vita che ci protegge dall'esporci a situazioni dolorose.
In genere, sappiamo di essere fuori dalla comfort zone ogni volta che ci confrontiamo con situazioni in cui proviamo disagio o nelle quali può emergere la nostra insicurezza. Fuori dalla comfort zone, l'immagine idealizzata che abbiamo di noi stessi potrebbe crollare miseramente, facendoci sentire il dolore del rifiuto, del non essere all'altezza o del sentirci incapaci nel fare qualcosa.
La comfort zone non è sempre evidente e molte persone ignorano di averne una. Ci sono, ad esempio, sensazioni come stanchezza o pigrizia, che potrebbero essere una "strategia" adottata dalla nostra personalità. In questo modo si evita di investire nella costruzione di un percorso "più grande", perché si ha la paura di fallire. Che ne siamo consapevoli o meno, spendiamo grandi energie per mantenerci all'interno della comfort zone ed evitare di uscirne. E finiamo per fare scelte che non sono scelte, ma strategie di accomodamento...
Qualcuno potrà anche pensare che in fondo cercare di sentirsi al sicuro non è poi così sbagliato. Ma confonde il nutrire una base di fiducia e sicurezza con l'evitare di soffrire. Ma è proprio evitando il confronto con situazioni "impegnative" che noi rinunciamo a costruire le nostre possibilità.
Tra le conseguenze dell'evitare il dolore, ci sono anche le dipendenze: gioco d'azzardo, internet, pornografia, cibo... Le dipendenze, infatti, crescono là dove cerchiamo il piacere per fuggire dal dolore. Purtroppo "l'educastrazione" (cit. S. Brizzi) di questa nostra epoca ci ha allettato con il piacere della gratificazione immediata, al punto che non riusciamo più neanche a renderci conto del prezzo che paghiamo per essa.
Vivere nella comfort zone è come reiterare all'infinito la gratificazione immediata. Ma prima o poi pagheremo un amaro prezzo per questo: l'accorgerci di aver buttato via la nostra vita.
Come possiamo pensare di crescere senza "sacrificare" qualcosa? Di poter ricevere senza dare? Di poter riposare senza prima affaticarci? Il principio del piacere risiede nella strada intrapresa per ottenerlo: nel prenderlo direttamente, senza essercelo "guadagnati", paradossalmente ci esponiamo all'infelicità e alla insoddisfazione.
La Forza di Avanzamento
Il Metodo di Phil Stutz e Barry Michels è un libro che ho trovato molto interessante e dove la comfort zone è descritta in modo efficace. Gli autori forniscono, tra i vari, anche uno "strumento" per imparare a uscire da questa "zona di comfort". Io conoscevo già alcune varianti di questo strumento, che evidentemente fa leva sugli stessi principi di base, e non posso che confermarne la validità. Ma prima di rivelare quale sia questo strumento, occorre fare cenno alla "Forza di Avanzamento", che Stutz e Michels citano sempre nel loro libro. Da qui in poi riassumo i concetti espressi dagli autori.
Ci sono individui che si rifiutano di vivere una vita limitata. Affrontano decisi prove, ansie e delusioni, e sono pronti a ripartire ogni volta che occorre. Inoltre, sono assidui nel mantenere quella disciplina che tutti noi sappiamo di dover fare ma che non facciamo: mangiano sano, praticano uno sport e mantengono una certa organizzazione nella loro esistenza. Non perdono mai di vista ciò che vogliono raggiungere nel futuro, si curano di sé e dei propri sogni.
Ci sono altre persone, invece, che appartengono alla categoria degli "evitanti". Il soggetto evitante si occupa solo della gratificazione immediata e non si assume responsabilità che riguardino il futuro, prossimo o meno che sia. Tipico del soggetto evitante è boicottare la propria crescita artistica o lavorativa, per evitare eventuali rifiuti lungo il percorso.
Citando gli autori, "il senso dei nostri fini futuri non scaturisce dalle nostre riflessioni in proposito, ma dall'intraprendere atti concreti che ci permettono di procedere verso l'obiettivo, Nel farlo, attiviamo una forza più potente del desiderio di evitare il dolore". Si tratta della Forza di Avanzamento.
La Forza di Avanzamento funziona solo se scegliamo di usarla consapevolmente e accettiamo il dolore a essa associata. C'è sempre un dolore implicito nell'avanzare, perché questa è una Legge dell'universo.
Come contattare questa forza e accettare, dunque, il "dolore" a essa associato?
A questo punto ci viene in aiuto lo strumento prima accennato e che Stutz e Michels definiscono "Inversione del Desiderio".
L'Inversione del Desiderio
I primi due passi richiedono la nostra volontà.
1) Scegliamo una situazione che stiamo evitando. Non occorre che riguardi un dolore fisico. Magari stiamo eludendo una sofferenza emotiva... allora rimandiamo di fare una telefonata, di impegnarci in quel progetto che ci attira ma che sfida le nostre forze, o semplicemente di occuparci di una noiosa incombenza.
2) Una volta scelta, immaginiamo il dolore che proveremmo in quella data circostanza. Poi dimentichiamo la situazione in sé e focalizziamoci sul dolore.
Il terzo passo, spiegato qui sotto, rappresenta lo strumento dell'Inversione del Desiderio vero e proprio.
Alla fine del terzo passo dovremmo riuscire a contattare qualcosa di più grande di noi, che è proprio la Forza di Avanzamento, che ci spingerà oltre la zona di comfort.
3) Visualizzate il dolore di fronte a voi sotto forma di nuvola. Immaginate di urlare alla nuvola: "Fatti sotto!" Sentite dentro di voi un intenso desiderio del dolore, che vi spinge ad attraversare la nuvola.
Mentre avanzate, gridate silenziosamente: "Amo il dolore!" Entrate profondamente nel dolore, fino a diventare una cosa sola con lui.
Sentite la nuvola espellervi e richiudete dietro di voi. Dite interiormente con convinzione: "Il Dolore mi lascia libero!" Uscendo dalla nuvola, sentitevi trasformati in pura luce che avanza con grande determinazione.
Quando assumiamo il dolore, dobbiamo farlo nel modo più estremo possibile: che cosa proveremmo nel peggiore dei casi?
Se riusciamo a far fronte alla peggiore delle ipotesi, tutto il resta diventa facile.
Grazie all'Inversione del Desiderio, possiamo prendere la nostra generale tendenza a evitare il dolore e addirittura capovolgerla, trasformandola in desiderio di affrontarlo. In questo modo, uscendo dalla comfort zone, non solo non cerchiamo di evitare la sofferenza, ma arriviamo a desiderarla. E tale impulso ci spinge ad avanzare.
Suggerimenti su quando usare l'Inversione del Desiderio:
- Ovviamente, prima di fare qualcosa che vorremmo evitare
- Ogni volta che ci troviamo a rimuginare (invece di agire)
Osservazioni
Quando facciamo un certo sforzo per avanzare, a un tratto persone che ci aiutano e opportunità appaiono sul nostro cammino. Questo accade perché ci connettiamo a Forze Superiori. Tali forze, tuttavia, restano nella loro essenza un mistero. Non possiamo pretendere di "comandarle" a bacchetta: l'universo non ci compenserà come se fossimo una foca ammaestrata ogni volta che troviamo il coraggio di fare un passo avanti. Il senso dell'avanzare, infatti, è ben più profondo!
Esiste una differenza fondamentale tra gli obiettivi che ci poniamo e quelli che l'universo ha in serbo per noi. L'obiettivo dell'universo è di sviluppare la nostra forza interiore, ecco perché le difficoltà non cessano mai veramente. Ma possiamo imparare ad affrontarle, a percorrere strade dove la nostra luce risplenda sempre di più.
Ricordiamoci, infine, che indipendentemente dai nostri scopi nel mondo esterno, la vita ha per noi i suoi obiettivi. E se questi due ordini di obiettivi sono in conflitto, a vincere sarà la vita.
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Luciano