Avete mai guardato negli occhi la bestia che avete dentro, la sua fame di attenzione e potere, e quante volte scalpita per la frustrazione e la rabbia? Oppure ogni volta fate finta di niente e continuate a dissimulare, nell'illusione ben confezionata che il male e la sua distruzione non possano essere parte di voi?
Altre volte vi opponete così strenuamente al disagio e alla spinta del vostro io, che trattenete ogni flusso vitale...Vi ritrovate, allora, nella depressione, nelle sue volute mortifere e anti-vita, nella sua morsa distruttiva… ma è sempre rabbia, solo che è implosa dentro di voi.
Prima o poi dovrete mettervi in ascolto del mostro che urla nella pancia, nella gola… prima o poi vi stancherete di costruire vite su vite in funzione del suo occultamento... uccidendo, per questo, qualunque altro sentire.
Qualcuno dice una parola che vi urta, fa qualcosa che vi irrita, oppure vi irritate di voi stessi e delle vostre dinamiche... ecco, per una volta, non partite in quarta a rimuginare sulle motivazioni del caso, non cercate di "capire"… cercate, invece, di andare "oltre ogni ragionamento": abbiate il coraggio di essere presenti fino in fondo con il disagio della situazione. Abbiate il coraggio di sentire.
C'è uno "strato emotivo-mentale" che alimenta la dinamica e che stimola un imperituro dialogo interno, da cui la stessa bestia trae nutrimento. Questo strato è fatto di pensieri continui, di ansia nel voler giustificarsi o trovare ragioni, di volontà quasi compulsiva di voler capire. Ma questo è un vicolo cieco.
Quello che potete fare, invece, è rimanere in ascolto.
Restate in ascolto... non accendete parole nella mente, resiste alla tentazioni di dare nomi alle cose o di giudicare/psicoanalizzare voi o le altre persone... datevi il permesso di restare in questa grotta buia e profonda... da cui scappare non serve a nulla, perché non esiste alcun luogo che possa mettervi al riparo da voi stessi.
Ma se vi illudete che per stare meglio è sufficiente allontanare certe persone, e certe situazioni… se vi illudete che basta provare a voi stessi o al mondo che avete “ragione”… allora state ancora costruendo maschere e rafforzando gli anelli di ferro delle vostre catene...
Per fortuna, alla lunga il cuore si stanca e l’anima preme per crescere. Così, esausti di tutta la messinscena, mollate la presa e… infine vi aprite all'ascolto e ascoltate in silenzio... e non vi importa più di dare un nome a quello che provate... non vi importa più di giudicare, catalogare, inscatolare… Ascoltate e basta.
Cosa accade con la pratica dell'ascolto?
Ascoltando, si porta man mano l’inconscio nel conscio, e si avverte, forse inizialmente in modo impercettibile ma poi in modo innegabile, che la luce della presenza scioglie progressivamente il ghiaccio della paura (paura di sentire, paura di soffrire, paura di fare danno...) e, ancora più sotto, vi mette in contatto con quella rabbia... che avevate dimenticato.
In questo modo, l’anima può trasformare la materia densa e scura... può trasformarvi da burattini in creatori consapevoli, da esseri mediocri a esseri divini.
Ma finché non ascolterete le note dolenti, illudendovi di non avere parti oscure e che la maschera dell’agnellino che indossate sia la vostra realtà - finché sarete convinti che la bestia non viva in voi ma sia solo al di fuori di voi - allora il male avrà spazio per governare, e tempo per crescere. Perché è su questo che conta: sulla vostra paura e incapacità di riconoscerlo. Pur di non vedere quello che di voi vi terrorizza, non vedete lui... e così può governare e muovere i fili fondamentali della vostra vita, a dispetto di ogni volontà o desiderio.
Non sto dicendo che siamo solo “ombra”, non voglio convincervi di essere creature oscure, anzi… ma per poter esprimere in pieno le qualità dell’anima magnifica che governa la vostra personalità, dovete riconoscere il terreno in cui le forze in gioco agiscono, per poter operare in modo ancora più efficace. L’attenzione va posta quindi a quello che non va, ai segnali di attrito, al disagio… perché è qui che dobbiamo intervenire, è qui che la vita ci chiama ad essere presenti… Un passo delicato, importante, e che non si può ignorare.
Non è sufficiente comprendere razionalmente una certa dinamica, sennò basterebbe questo per migliorare e invece a volte non è così, in quanto la spinta distruttiva alla fine prevale nuovamente o comunque fa sentire il suo peso. Inoltre, il moto dei pensieri è spesso un'energia a sé che limita e occulta e crea nuove illusioni... La "comprensione razionale" non può estendersi oltre questa vita e il livello cosciente, mentre la materia che ci compone è fatta di vibrazioni impresse in altre vite e su più dimensioni; per trasmutarla occorre quindi uno strumento più adeguato quale è l'ascolto - cioè il non-giudizio, la presenza, la capacità di esserci.
L'ascolto è uno strumento veramente efficace perché stimola la coscienza e permette una reale trasformazione; sgretola progressivamente l'impalcatura energetica del dolore e della paura, operando alchemicamente su tutti i piani della nostra esistenza.
Quello che si scopre con la pratica dell’ascolto può essere davvero strabiliante…
Se qualcuno vuole verificare in prima persona, mi faccia comunque il piacere di non eccedere nell’ascolto di qualità negative (perché se c’è chi non vuole ascoltare, dall’altra c’è anche chi si lancia impavido senza paracadute…), ma si limiti in questo ai soli momenti effettivi di quando emerge un disagio/dolore/attrito… e mai comunque per un tempo prolungato. Mai. Invocare piuttosto e a un certo punto qualità opposte, di amore e tolleranza, come ci insegna la buona pratica dello yoga…
Ascoltare è come grattare su una superficie sporca: grattando un poco si provoca un senso di alleggerimento, ma se eccediamo poi ci ritroviamo sommersi di “scorie”. Un poco alla volta, quindi, con saggezza, compassione di sé, costanza e... presenza.
Ripeto, non mettetevi all’ascolto di qualità negative andando a ricercarle in modo spasmodico: quello che serve, tanto, è sempre a disposizione sul momento. E i momenti utili sono quelli che chiamano la vostra attenzione senza che andiate a cercarli. Questo, perché esiste anche l’attaccamento al male – cioè il piacere legato alla distruttività – di cui bisogna tenere conto e che si nutre a sua volta di un’attenzione indebita verso gli aspetti oscuri.
Con un po’ di attenzione, comunque, si può ascoltare anche questa nota... stravolgente. Scoprirla e accettarla in sé non è sempre facile. Ma almeno è verità... e se è vero che la verità rende liberi... ...
Altre volte vi opponete così strenuamente al disagio e alla spinta del vostro io, che trattenete ogni flusso vitale...Vi ritrovate, allora, nella depressione, nelle sue volute mortifere e anti-vita, nella sua morsa distruttiva… ma è sempre rabbia, solo che è implosa dentro di voi.

Qualcuno dice una parola che vi urta, fa qualcosa che vi irrita, oppure vi irritate di voi stessi e delle vostre dinamiche... ecco, per una volta, non partite in quarta a rimuginare sulle motivazioni del caso, non cercate di "capire"… cercate, invece, di andare "oltre ogni ragionamento": abbiate il coraggio di essere presenti fino in fondo con il disagio della situazione. Abbiate il coraggio di sentire.
C'è uno "strato emotivo-mentale" che alimenta la dinamica e che stimola un imperituro dialogo interno, da cui la stessa bestia trae nutrimento. Questo strato è fatto di pensieri continui, di ansia nel voler giustificarsi o trovare ragioni, di volontà quasi compulsiva di voler capire. Ma questo è un vicolo cieco.
Quello che potete fare, invece, è rimanere in ascolto.
Restate in ascolto... non accendete parole nella mente, resiste alla tentazioni di dare nomi alle cose o di giudicare/psicoanalizzare voi o le altre persone... datevi il permesso di restare in questa grotta buia e profonda... da cui scappare non serve a nulla, perché non esiste alcun luogo che possa mettervi al riparo da voi stessi.
Ma se vi illudete che per stare meglio è sufficiente allontanare certe persone, e certe situazioni… se vi illudete che basta provare a voi stessi o al mondo che avete “ragione”… allora state ancora costruendo maschere e rafforzando gli anelli di ferro delle vostre catene...
Per fortuna, alla lunga il cuore si stanca e l’anima preme per crescere. Così, esausti di tutta la messinscena, mollate la presa e… infine vi aprite all'ascolto e ascoltate in silenzio... e non vi importa più di dare un nome a quello che provate... non vi importa più di giudicare, catalogare, inscatolare… Ascoltate e basta.
Cosa accade con la pratica dell'ascolto?
Ascoltando, si porta man mano l’inconscio nel conscio, e si avverte, forse inizialmente in modo impercettibile ma poi in modo innegabile, che la luce della presenza scioglie progressivamente il ghiaccio della paura (paura di sentire, paura di soffrire, paura di fare danno...) e, ancora più sotto, vi mette in contatto con quella rabbia... che avevate dimenticato.
In questo modo, l’anima può trasformare la materia densa e scura... può trasformarvi da burattini in creatori consapevoli, da esseri mediocri a esseri divini.
Ma finché non ascolterete le note dolenti, illudendovi di non avere parti oscure e che la maschera dell’agnellino che indossate sia la vostra realtà - finché sarete convinti che la bestia non viva in voi ma sia solo al di fuori di voi - allora il male avrà spazio per governare, e tempo per crescere. Perché è su questo che conta: sulla vostra paura e incapacità di riconoscerlo. Pur di non vedere quello che di voi vi terrorizza, non vedete lui... e così può governare e muovere i fili fondamentali della vostra vita, a dispetto di ogni volontà o desiderio.
Non sto dicendo che siamo solo “ombra”, non voglio convincervi di essere creature oscure, anzi… ma per poter esprimere in pieno le qualità dell’anima magnifica che governa la vostra personalità, dovete riconoscere il terreno in cui le forze in gioco agiscono, per poter operare in modo ancora più efficace. L’attenzione va posta quindi a quello che non va, ai segnali di attrito, al disagio… perché è qui che dobbiamo intervenire, è qui che la vita ci chiama ad essere presenti… Un passo delicato, importante, e che non si può ignorare.
Non è sufficiente comprendere razionalmente una certa dinamica, sennò basterebbe questo per migliorare e invece a volte non è così, in quanto la spinta distruttiva alla fine prevale nuovamente o comunque fa sentire il suo peso. Inoltre, il moto dei pensieri è spesso un'energia a sé che limita e occulta e crea nuove illusioni... La "comprensione razionale" non può estendersi oltre questa vita e il livello cosciente, mentre la materia che ci compone è fatta di vibrazioni impresse in altre vite e su più dimensioni; per trasmutarla occorre quindi uno strumento più adeguato quale è l'ascolto - cioè il non-giudizio, la presenza, la capacità di esserci.
L'ascolto è uno strumento veramente efficace perché stimola la coscienza e permette una reale trasformazione; sgretola progressivamente l'impalcatura energetica del dolore e della paura, operando alchemicamente su tutti i piani della nostra esistenza.
Quello che si scopre con la pratica dell’ascolto può essere davvero strabiliante…
Se qualcuno vuole verificare in prima persona, mi faccia comunque il piacere di non eccedere nell’ascolto di qualità negative (perché se c’è chi non vuole ascoltare, dall’altra c’è anche chi si lancia impavido senza paracadute…), ma si limiti in questo ai soli momenti effettivi di quando emerge un disagio/dolore/attrito… e mai comunque per un tempo prolungato. Mai. Invocare piuttosto e a un certo punto qualità opposte, di amore e tolleranza, come ci insegna la buona pratica dello yoga…
Ascoltare è come grattare su una superficie sporca: grattando un poco si provoca un senso di alleggerimento, ma se eccediamo poi ci ritroviamo sommersi di “scorie”. Un poco alla volta, quindi, con saggezza, compassione di sé, costanza e... presenza.
Ripeto, non mettetevi all’ascolto di qualità negative andando a ricercarle in modo spasmodico: quello che serve, tanto, è sempre a disposizione sul momento. E i momenti utili sono quelli che chiamano la vostra attenzione senza che andiate a cercarli. Questo, perché esiste anche l’attaccamento al male – cioè il piacere legato alla distruttività – di cui bisogna tenere conto e che si nutre a sua volta di un’attenzione indebita verso gli aspetti oscuri.
Con un po’ di attenzione, comunque, si può ascoltare anche questa nota... stravolgente. Scoprirla e accettarla in sé non è sempre facile. Ma almeno è verità... e se è vero che la verità rende liberi... ...
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