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Vivere l'istante



Vivere l'istante
, immergersi nel momento, significa focalizzare la coscienza nel qui e ora, sganciarla da quella mente che si perde nei ricordi o si muove nelle proiezioni, per divenire pura presenza.

Alcuni fraintendono questo concetto, interpretandolo come l'invito a ignorare qualsiasi obiettivo, qualsiasi direzione che guardi al futuro, perché "bisogna stare nel presente".

Vivere l'istante, certamente, è concedersi di esistere sul momento, senza alcuno scopo, senza passato né futuro, come quando si fanno alcune meditazioni, certe pratiche di presenza, o anche semplicemente quando si è a contatto con il respiro, la bellezza, la natura. 

Vivere l'istante accade in realtà ogni volta che ti immergi pienamente in quello che stai facendo, anche se si tratta di lavare i piatti o aggiustare un cassetto, o di fare quel piccolo passo che è parte di un percorso più amplio. Pensiamo per esempio agli sportivi, quando, dopo mesi e mesi di allenamento, avendo l'obiettivo di migliorare se stessi e raggiungere un traguardo, nel momento della gara sono totalmente assorbiti dalla loro azione. 

La nostra vita si muove sospinta da una realizzazione che ha bisogno del suo tempo, compreso il domani. Vivere l'istante non è un invito a ignorare questo domani, ma è il modo per muoverci verso di esso.

Chi invita a dimenticare lo schema della propria vita, a ignorare la chiamata che spinge nell'evoluzione di se stessi e dei fatti che ruotano intorno a sé, con la "scusa" di aderire al momento presente, non ha capito che vivere l'istante non significa escludere una progettualità più grande, ma è il modo di esistere, di procedere all'interno di essa.

All'interno della tua missione, hai i tuoi obiettivi, la tua rotta, ma la tua coscienza resta a contatto con l'adesso, libera e aperta a quel che accade. E, mentre avanzi, senti che ogni istante contribuisce alla creazione della tua direzione o, meglio, ogni istante è la tua direzione, come se essa fosse sempre e solo consistente attraverso ciò che tu sei qui e ora.

Vivere l'istante, mentre hai una meta, è possibile solo quando la meta è frutto della tua coscienza, essendo quest'ultima il punto di incontro di ogni tempo, di ogni passato e futuro. La tua meta è la proiezione temporale di ciò che sei in questo momento. La percepisci avanti nel tempo, sul piano del divenire, ma contemporaneamente essa è già qui, in ogni tuo respiro.

Quando, invece, la meta è costruita sulla base di aspettative e bisogni egoici, dipendenti dall'esterno, quindi non reali, si trasforma in quell'ipotetico futuro che un giorno ti renderà felice, ma non adesso. Adesso c'è solo lo sforzo e la strategia per ottenere l'obiettivo scelto dall'ego. In questo caso, vivere l'istante non è possibile poiché non ha nessuna "utilità", nessun sapore; non contiene la meta e non può farlo, perché la meta è presente nell'istante solo quando è una meta autentica.

L'obiettivo desiderato rimane allora confinato nel futuro e il momento presente diviene un mero intervallo temporale usato dall'ego per arrivare a quel futuro. L'ego è preso dai suoi desideri, dal domani, e non può permettersi né è interessato ad aprirsi a ciò che accade adesso, all'ignoto nascosto fra le trame, alla danza con l'universo, perché vuole avere il controllo, fare i calcoli.

Amo ricavarmi dei momenti di meditazione profonda, in cui contatto quella parte di me che è puro essere, puro esistere. Stacco la mente giudicante e attivo l'osservatore interiore che, oltre ogni tempo, prende atto di ciò che è, così com'è.

Tuttavia, sono anche un essere umano con una sua complessità, una sua evoluzione, una materialità, una progettualità guidata da desideri e intenti, le cui radici affondano nel mistero dell'esistenza. E allora mi alzo ogni mattina per affrontare quel mondo che forse non amo completamente nella sua manifestazione fattiva, ma di cui sono parte, e creo i miei percorsi secondo l'anelito del cuore, secondo il suo progetto, non il mio.

C'è una meta, un sogno, che mi chiede di esprimere la mia natura profonda, di realizzarmi, di donare qualcosa a questo mondo. Non posso ignorare questo futuro che chiama, con la scusa che bisogna pensare solo al "presente"; sarebbe tradire il senso dell'essere nata su questo pianeta. E, all'opposto, non posso farmi prendere dalle ansie e dalle apparenze, cominciando a cercare obiettivi che non mi appartengono, facendomi influenzare dalla cultura consumistica e dell'apparenza, tesa sempre a "raggiungere qualcosa di esterno" invece che al "divenire ciò che si è".

Ecco, incontro il momento presente in ogni passo, vivo l'istante mentre sono dentro la mia direzione, così come fa una barca che ha alzato le vele e si è messa in viaggio verso una rotta, ma procede a contatto con il sole, il vento, il sale del mare, che la raggiunge a ogni onda; ed è quel sale, quel sapore, che dà un senso al suo viaggio e, allo stesso tempo, le suggerisce il modo giusto di procedere. La meta è contenuta in ogni passaggio, la meta è nel viaggio; la barca lo sa, è fatta per questo.

E tu, per cosa sei fatto? Qual è il cammino a cui sei destinato, quella meta che è tua davvero? Qual è quel sogno di cui assapori l'essenza, di cui percepisci la realtà, in ogni momento dell'adesso?

Camilla



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