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97. Dedicato a una donna (parte 1)

Disporre di una potenzialità non significa automaticamente che questa si manifesterà. Il seme di una rosa potrebbe finire in mezzo a un deserto e rimanere inespresso. Ci sono talenti che rimangono inattivi a causa di persone che non li coltivano. Ci sono realtà che rimangono invisibili perché non ci sono occhi per accoglierle. E ci sono donne che rimangono schiave di una dimensione che le soffoca, perché le radici del loro cuore non vengono nutrite.

La donna ha in sé potenzialità profonde e magnifiche, che spesso non trovano realizzazione se non in modo limitato. Come mai? E di quali potenzialità stiamo parlando?
Il peggior terreno per la potenzialità di una donna è rappresentato dalla credenza che ella abbia bisogno dell'uomo, che sia in qualche modo inferiore a lui e soprattutto che debba assecondarlo. La società, ancora oggi, alimenta fortemente questo "deserto". Essa da sempre trae la sua forza dall'intento delle donne e non cederà facilmente questa "energia a pile umane": aziende, famiglie e religioni si reggono sulla pazienza e sul servizio della donna...

Accade, così, che donne intelligenti, piene di bellezza e vita, cadono inevitabilmente in forti dipendenze affettive (più o meno manifeste), spinte da una cultura che le educa a essere bisognose e dipendenti, e soprattutto a servire il "potere maschile".

Tutto questo non è una premessa a un qualche discorso femminista o anticlericale... Ci mancherebbe! Io, anzi, sono a favore dei "ruoli" dell'uomo e della donna (tanto che alcuni potrebbero considerarmi moralista o eccessivamente "tradizionale"). Il punto, semmai, è: quali ruoli? Non certo quelli che ci hanno insegnato a indossare e che sono funzionali all'attuale "sistema"...
I ruoli "giusti" sono quelli che rispettano le "leggi" dell'evoluzione e della coscienza... come quelli di cui ho già accennato in questo post.

Paradossalmente, rispetto all'uomo, la donna ha un accesso privilegiato a risorse infinite. La Natura lo sa ed è per questo che affida a lei la generazione e la cura della prole. Si tratta di risorse di carattere fisico (la donna è più resistente alle malattie), spirituale (è più sensibile e capace di empatia) e altro (...). A ben guardare si dovrebbe pensare e credere che è l'uomo ad aver bisogno della donna, e non viceversa.

No, non sto dicendo che la donna è migliore dell'uomo. Sto dicendo che la donna è sfruttata e depauperata delle sue energie sotto diversi punti di vista, e questo non è giusto. Sto dicendo che le forze in gioco su questo pianeta (e nei rapporti!) non sono distribuite in modo equo. Sto dicendo che tutto questo continuerà a essere così com'è se la donna per prima non si accorge di essere ben più che una semplice "infermiera" a continua disposizione di "dottori" e "malati".

Oh, la donna cura, cura eccome. Ella cura con il potere dell'amore, non con la paura dell'attaccamento. Cura con la forza della libertà, non con il bisogno di conferme esterne. Cura con la forma delle sue visioni, non con l'obbedienza al disegno di qualcun altro. Ma se non accede al suo potenziale, liberandolo e nutrendolo, non potrà mai far accadere tutto ciò.

Credendo di essere debole e di essere insufficiente, la donna si predispone a rimanere là dove è ora. Significa che continuerà a essere manipolata, anche quando si illuderà di alzare la testa se a sua volta manipolerà con i giochi di potere emotivo... ma sempre nel deserto resterà, sempre con radici mai cresciute, mai nutrite.

L'unico potere di cui dispone un manipolatore è quello di fare leva sulla paura dell'abbandono e sul bisogno delle sue vittime. Per questo la società, che manipola le donne, ha ogni interesse nel continuare ad alimentare in loro paure e insicurezze.

Il primo passo è accorgersi del profondo disequilibrio che esiste fra uomini e donne, un disequilibrio che non riferisce solo di condizioni impari, ma di un vero e proprio sistema di valori per i quali l'energia maschile (aggressività, competizione, quantità, luce) sarebbe "superiore" a quella femminile (dolcezza, accoglienza, qualità, oscurità). La forza guerriera di un uomo diviene spietatezza se non è bilanciata dall'accoglienza del femminile. E la forza creativa di una donna diviene bisogno se non è unita alla propulsione del maschile.

Siamo ben lungi, come società e come cultura, dal vivere questo equilibrio di forze. La parte che manipola non farà mai il primo passo. Tocca ai "manipolati", tocca alle donne aprire gli occhi e darsi da fare per uscire dal deserto. Costi quel che costi. Ne va di tutti noi, uomini e donne insieme, che prima di tutto siamo bambini che avevano un sogno, e prima ancora anime (o, se volete, "coscienze") che aspirano a vivere in un mondo dove la parola "paura" venga sostituita dalla parola "fiducia".





Commenti

Anonimo ha detto…
In effetti l'unica cosa che non hai menzionato è che i ruoli sono una scelta, come l'equilibrio nell'energia, uomo e donna creano l'uno (Tao)...
ciao

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