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Ciò che è nascosto


Quando spiego che il mio campo di interesse è la spiritualità, a volte mi sento controbattere frasi del tipo: "Ah, anche tu stai cercando la verità suprema?", "Io non credo in Dio, per me è tutta una menzogna" o "Gli angeli in realtà sono alieni venuti a salvarci"...

La parola "spiritualità" suscita diversi punti di vista e interpretazioni personali. Per quanto mi riguarda, ci tengo a specificare che: non sono alla ricerca di nessuna fantomatica verità suprema, perché già avverto come impresa imparare a essere "presente" nella verità di ogni giorno; non mi interessa dibattere sull'esistenza di Dio, perché già trovo impegnativo fare due chiacchiere dirette con la mia coscienza; e non penso che gli angeli o gli alieni vogliano salvare me o chiunque altro, perché a mio avviso non esistono salvatori là fuori ma solo dentro di noi, e se gli aiuti arrivano è perché comunque essi sono in risonanza con il nostro intento di dare vita a una realtà migliore.

"Spiritualità" significa, in essenza, crescere in consapevolezza. Non ci sarebbe altro da dire. Poi, visto che ci piace, ci mettiamo dentro argomenti concernenti Dio, gli altri piani di realtà, gli angeli, gli alieni... Ma si tratta di contorni. Quello che davvero conta sul percorso spirituale è stabilire un contatto diretto con la propria divinità, o meglio con quella parte coscienziale, invisibile e intoccabile, da cui scaturiscono i valori profondi che guidano la nostra azione.

Lavorare su di sé

Immersi nell'oblio della reincarnazione, avvelenati da forme pensiero collettive che fanno leva sui programmi emozionali, a un certo punto alcuni fra noi avvertono la necessità di intraprendere un lavoro su di sé per riprendere possesso della personalità, rieducarla e costruire così un "sé" più saldo, che sia infine rispondente alle energie spirituali.

Un modo di lavorare è allenarsi a essere presenti con quello che accade. Regolarmente la vita ci mette in situazioni di ogni tipo, ma esse sono proprio quelle che servono ad ampliare il nostro orizzonte e ci permettono di scegliere tra l'automatismo della personalità o la presenza di chi rimane saldo e in ascolto. Allenarsi a essere presenti nelle sfide quotidiane – invece di assecondare gli automatismi di emozioni, pensieri e azioni – è un lavoro spirituale della massima importanza perché, giorno dopo giorno, costruisce e rafforza il collegamento con quel nostro "io più grande" che abita oltre il visibile.

Si può scegliere, in aggiunta, di dedicarsi a una qualche disciplina che renda la propria energia ancora più coesa: la meditazione, la pratica di arti marziali o qualunque altra attività che stimoli la consapevolezza. Ogni via, se spinge ad allargare i limiti in cui è rinchiusa la tua visione, è una via spirituale.

Non è detto, invece, che se ti interessi di yoga, maestri, alimentazione naturale, angeli o alieni tu stia automaticamente percorrendo una via spirituale – tale per cui la tua consapevolezza cresce e di conseguenza cresce la tua capacità di metterti al servizio all'umanità –; puoi comunque finire dentro un'illusione, dove nella migliore delle ipotesi ti compiaci egoisticamente di padroneggiare argomenti inusuali, e nella peggiore delle ipotesi sviluppi attaccamenti e dipendenze verso certi guru o filosofie.

La mentalità usa-e-getta

Molte persone si interessano al mondo dello spirito poiché sperano che possa confermare le loro speranze, oppure possa fornire loro strumenti per stare meglio o, ancora, possa appagare la loro curiosità.

Accade anche l'opposto, che dai mondi invisibili si fugga via a gambe levate perché considerati pericolosi, ben intuendo di come certi misteri possano far crollare punti fermi faticosamente costruiti (relazioni, lavoro, immagine di sé e altro).

In entrambi i casi, le persone sono mosse dalla "mentalità usa-e-getta" cioè hanno un atteggiamento di sfruttamento nei confronti della realtà spirituale: se serve ai loro bisogni e aspettative, la usano compulsivamente, e se non serve, la gettano via senza indugio.

Scorgere ciò che è nascosto

Se vuoi scorgere ciò che è nascosto, se vuoi che l'invisibile si disveli al tuo sguardo – che si tratti dei mondi della medianità, della natura spirituale celata in ogni cosa o dei più profondi anfratti della tua psiche –, non puoi farlo attraverso moventi di sfruttamento, di potere o controllo.

Forse hai compreso come ottenere il massimo dalla Legge dell'Attrazione o come applicare avanzate tecniche di PNL per persuadere gli altri ad assecondarti, e così facendo hai ottenuto molto da questo mondo, ma ciò non ha niente a che vedere con l'invisibile. L'invisibile non ha bisogno che tu controlli il mondo.

Ogni tentativo di controllo nasce dalla paura, ma la paura, per l'invisibile, non esiste. Se hai paura, non puoi sintonizzarti con le frequenze di ciò che è oltre quel che appare, né accorgerti dei tanti fili divini con cui viene intessuta la tela della tua esistenza. Difenderti dal dolore, cercare di avere il controllo sulla vita e sugli eventi, è ciò che ti rende cieco alla verità e alle sue muse, anche quando ti passa davanti.

Allenati ad accogliere ogni cosa, senza giudicarla, controllarla, temerla... compreso prove, ostacoli, dolori. Allenati a non temere l'ignoto – ciò che non conosci e non controlli –, qualunque sia la sua forma. Il tuo sguardo, allora, smetterà di focalizzarsi sugli scudi con cui difenderti e si accorgerà di nuove pieghe nello spazio-tempo, prima passate inosservate, e di nuove, misteriose vie, fino a quel momento rimaste occulte.

Man mano che sei pronto ad accettarlo, man mano che non hai più paura e resti presente, realizzi che l'ignoto è vivo, fecondo e sempre più generoso nel suo rivelarsi attraverso le trame di ciò che, agli occhi degli "altri", appare banale quotidianità o non appare affatto.

Camilla




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