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85. La sindrome del salvatore

L'alieno buono ci salverà dai potenti e dai corrotti.
Il Cristo tornerà per tirarci fuori dai guai e dai peccati.
Una donna darà un senso alla nostra vita.
Il principe azzurro si prenderà cura della nostre debolezze.
Il biglietto vincente della lotteria ci farà cambiare vita.


Ecco quello che ci frega: aspettare il "salvatore".

Anche se esistesse l'alieno protettore, il Cristo che ci redime, la donna amorevole, il principe col mantello e il biglietto vincente della lotteria, non è questo il punto. Il punto è che molti di noi aspettano che arrivi qualcuno o qualcosa dall'esterno che possa migliorare la nostra realtà.

Tuttavia la nostra vita è causata da noi stessi. La realtà esterna "risponde" a quello che siamo. Credere il viceversa è solo una... credenza!

In qualche modo, invece, siamo tutti contagiati dalla "sindrome del salvatore" che ci fa credere che il cambiamento è possibile solo se qualcosa dall'esterno ci viene a salvare. 

Se ci sentiamo in un certo modo, non è per "colpa" di quanto ci capita. Ma quello che ci capita è in qualche modo funzione di come ci sentiamo, di come siamo. Significa che tutto quello che viviamo nella quotidianità ci racconta di noi, di come siamo fatti in qualche angolo del nostro essere. Significa che possiamo scoprire infiniti nostri volti proiettati là fuori... e se per caso non ci piace quello che vediamo, possiamo cambiarlo veramente solo andando dentro di noi!

Tutto il contrario di quello che abbiamo sempre pensato e che sempre ci hanno insegnato!

Ogni volta che ho cambiato qualcosa dentro di me, il mondo esterno si è inevitabilmente adeguato. E ogni volta che il mondo esterno mi ha ferito, è dentro di me che sono andata a cercare le risposte. Tutto questo ha innescato cambiamenti profondi.

Certo, a volte ci vuole un giro di rodaggio, e l'Universo mette alla prova il nostro nuovo "motore interiore", oltre al fatto che anche noi abbiamo bisogno di un po' di spazio-tempo per abituarci a esso, e credere che sia proprio vero. Ma se siamo veramente cambiati, non c'è niente che possa riportarci sulla vecchia strada: nuovi percorsi si mostreranno inevitabilmente ai nostri occhi.

Aspettare che arrivi qualcosa dall'esterno a cambiare la nostra condizione di vita, a portarci su nuovi percorsi, è una sindrome terribile, una credenza infettante che ci trasforma in persone bisognose e manipolabili. La sindrome del salvatore ci leva il potere di essere quello per cui siamo nati.

Non esistono i salvatori! Noi siamo tutto quello di cui abbiamo bisogno per realizzare noi stessi. Siamo come una cellula, che ha in sé tutto quello che occorre per realizzare la sua funzione. Qualcuno obietterà che siamo molto più che cellule... eppure, a guardare bene, ogni cosa in natura, nel grande come nel piccolo, reca dentro se stessa il suo "programma". Noi non facciamo eccezione: siamo dotati di tutto quello che ci serve per diventare noi stessi in pieno. Gli "attrezzi" vanno cercati dentro di noi, nel terreno della nostra essenza.

Smettiamo di sprecare tempo e spazio per cercare-sognare-aspettare qualcosa o qualcuno che non arriverà mai: in questo modo ci allontaniamo da noi, dalla nostra essenza che vive sempre nel qui-e-ora. 
E se per caso il "salvatore" dovesse arrivare? Scappiamo a gambe levate! "Se incontri il Buddha, uccidilo" si dice, non a caso. Il Buddha, infatti, non è "fuori"!

Evitiamo, però, di fare stragi di Buddha, per favore. Nella pratica, sarà sufficiente accorgersi della parte di noi che ha bisogno di un salvatore, prenderla per mano e con essa avventurarsi in territori più interessanti ed efficaci: quelli del nostro io. 

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