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89. Dio non gioca a dadi

Ricordo quando all'università, durante le lezioni di statistica, il professore spiegava che osservando un insieme di eventi casuali sul lungo periodo, questi si distribuiscono in base a una legge precisa. Esiste cioè una legge che prevede quale sarà la percentuale di determinati eventi "casuali" all'interno di un determinato contesto.

In generale, la scienza afferma che l'universo è frutto di eventi casuali ed è il "caos" a governare, ma allo stesso tempo osserva e riconosce che la materia ha un comportamento descrivibile e prevedibile in base a leggi.
Scusate tanto, cari signori, ma cosa c'è di casuale in una legge?


Non voglio portare un punto di vista spirituale dentro uno scientifico (o viceversa). Sono dell'idea che la scienza debba occuparsi di scienza, e lo spiritualità di spiritualità (muovendosi in ambiti che possono, sì, sovrapporsi, ma che in genere indagano in terreni diversi). Tuttavia, a me pare assurdo sostenere la tesi del caos di fronte a una legge che ne descrive il comportamento.

Tiro un dado, e il numero che esce è assolutamente casuale (sicuri?). Ma se ripeto l'operazione per un determinato numero di volte, i risultati ottenuti si distribuiranno in base a una legge statistica (favoloso!).

Hanno provato a convincermi che il fatto che gli eventi casuali si distribuiscano in base a una legge, questo non toglie nulla al fatto che si tratti, appunto, di eventi casuali.
A me sembra un ragionamento forzato.
Se il tiro di un dado fosse veramente casuale, significa anche che potrei ottenere per diverse volte sempre lo stesso numero... e invece no, la probabilità che questo accada si riduce assai drasticamente: perché c'è una legge a cui il dado "ubbidisce"!

Forse, un evento ci sembra casuale ma, a ben guardarlo nel suo contesto più amplio, non lo è!
E se il caos esistesse solo quando osserviamo l'evento isolato dal suo contesto?
E se l'evento casuale fosse un caso particolare di una legge più grande, tutt'altro che caotica?

Pensiamo, poi, all'entropia. L'esistenza dell'entropia (cioè la tendenza di ogni sistema a disporsi spontaneamente nel suo stato più disordinato) comprova che dietro l'organizzazione della materia esiste una qualche forza che le dà forma e movimento. Perché se l'entropia dominasse, non potrebbe esistere il fatto che, ad esempio, il corpo umano sia tale in base all'evoluzione casuale della materia stessa: è una contraddizione in termini.

Non è mia intenzione scontrarmi con posizioni scientifiche, che invece rispetto assai e mi stimolano moltissimo nella ricerca. Il punto qui è che un certo materialismo dilagante si è affermato sulla base di una logica che, a ben pensare, contraddice se stessa.

Arrivo al punto.

Penso che ciascun giorno della nostra vita, considerato isolato da tutti gli altri, sia come un tiro di dado: casuale. Ci sono cose che capitano e che sembrano generate solo dal caos. Ma osservando tutti i giorni nel loro complesso, lungo il corso della vita, si intravede un disegno, una direzione, una forza che spinge, che ha una intelligenza.

Isolati dagli altri e dal flusso della vita siamo nel caos, ma all'interno della vita stessa siamo una nota che fa parte di una melodia. La musica ha le sue leggi, così anche il Cosmo.

Forse dovremmo imparare ad allargare la visuale e scorgere il filo che unisce tutti gli eventi.
Questo filo passa attraverso il nostro cuore, ed è lì che possiamo trovarlo.

Le seguenti domande diventano allora inevitabili:
Giorno dopo giorno, quale disegno si sta realizzando attraverso di me? La mia coscienza sta ubbidendo a un Ordine Superiore?

Domande interessanti. La ricerca della risposte mi pare assai importante. Potrebbe fare la differenza nel sentirci come un dado lanciato a caso, o come parte di una melodia universale.

Commenti

Anonimo ha detto…
Hey! posso scrivere un commento...

Animo
Anonimo ha detto…
... A volte ho voglia di dialogare, di comunicare...
Ma subito temo di esser preso di quello stesso sentimento, che porta
quei tanti commenti, carichi di superbia, egocentrismo e saccenteria,
e smania di sopraffazione, che leggo in tante persone... E indugio.

Qualche tempo fa ero preso anche io da un certo senso di ostilità
verso... la scienza, diciamo.
Poi ho sviluppato, e ho realizzato che la scienza, in realtà non esiste.
Non c'è una roba al mondo che è la scienza.
Tutte le volte che si nomina la Scienza, a dirla cruda,
non si ha ben coscienza di cosa si stia dicendo.
Esistono molti scienziati, e uomini di scienza; ciascuno con idee,
e credenze proprie.

Non nego, tuttavia, che è naturale percepire qualcosa come una
razionale mentalità scientista che predomina in questa nostra società.
Il classico stereotipo dell'ingegnere, o del matematico, che dice
"Io credo solo in ciò che è vero, cioè in ciò che posso vedere e toccare!".
Penso che che sia strano, in effetti, come sia naturale percepire questa mentalità;
Da cui, poi, consegue, naturalmente, la classica contraddizione, e inconciliabilità,
fra la razionalità e la fede, la spiritualità e la freddezza e il laicismo e la religione
e il freddo e il credulone, le pecore e le capre... E i robot incazzati.
Penso, vagamente, che tutta questa visione delle cose, la attingiamo, come, da quel che si dice,
incoscio collettivo.
Quasi, mi sfiora il sospetto, che questa visione delle cose, sia una entità effetivamente vivente,
che si alimenta delle idee delle persone. Ma, a ben guardare, non esiste, materialmente.
(se non fosse per quei Margherita Hack o Carl Sagan che vengono presi e/o messi a modello)

Il dizionario definisce scienza come l'insieme dei metodi blabla per osservare e analizzare i fenomeni.
E questo è la scienza: un accidenti di niente ( no - adesso sto scherzando :) ).

La scienza nasce di fatto come osservazione dei fenomeni; con la sovrapposizione, poi, delle idee
del ricercatore, si giunge allo sviluppo di metodi efficaci e accurati, quanto più si riesce, per analizzare
e descrivere questa nostra realtà.

Per esempio:
Gauss nello sviluppare, la distribuzione, la legge, che porta il suo nome, era partito da considerazioni
puramente empiriche. Si trattava di descrivere le incertezze; di dare una forma matematica agli errori
di osservazione astronomici.
E la legge di Gauss funziona bene, ovviamente, per descrivere come si distribuiscono gli errori casuali
attorno a un valore centrale. Ovviamente, perchè proprio da quello ha preso forma.

Poi, dire che degli eventi ubbidiscono a una certa legge è una forzatura.
Forzatura che, nemmeno vedono, molte persone, ingenue, o piene di quella mentalità "del razionalista".
L'unica cosa che permette questo modo, distorto, di descrivere le cose è che la realtà ci è sorprendentemente stabile.

...

Che sia il caso a formare questa nostra vita, non credo proprio.
Vorrei veder meglio...

Animo

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