Se pensiamo che per cambiare il mondo occorre partire da noi stessi - cioè dal cambiamento interiore - allora siamo certamente sul cammino spirituale. Questo, tuttavia, non è sufficiente a garantirci che la strada intrapresa sia quella più corretta.
Cosa si intende per "corretto"? Ammesso e concesso che ogni cosa è relativa alle condizioni del contesto in cui è inserita, definisco "corretto" qualcosa che soddisfi l'intento dell'Anima... in altre parole: ogni intento, azione o scelta che favorisca il bene dell'organismo - cioè l'essere più amplio nel quale siamo inseriti, che si tratti della nostra famiglia, della nostra comunità o della specie umana. L'Anima, per sua stessa definizione, è infatti coscienza di gruppo, e favorisce l'unione e i rapporti.
Ci sono dunque dei modi "non corretti" di affrontare il cammino spirituale.
Un primo modo è legato alla mente. La persona in questo caso ha una buona attività mentale, è arguta e intelligente, ha studiato molto (in questa o altre vite) e possiede molta conoscenza. Tale conoscenza, tuttavia, rimane sul piano mentale e non viene applicata nella vita: l'individuo non opera reali trasformazioni o cambiamenti. Il rischio di questo atteggiamento è quello di nutrire il proprio orgoglio (il fatto di "conoscere" mi fa sentire superiore, in qualche modo speciale o diverso dagli altri). Una tale attitudine non favorisce di certo i rapporti con le persone (al più permette sporadici contatti, dove ognuno rimane "al suo posto"...)
La seconda modalità è quando affrontiamo il percorso spirituale dal punto di vista emotivo. Accade quando desideriamo stare meglio e uscire dal nostro malessere interiore. Non che ciò sia un male, piuttosto lo è il fatto che la "meta" della nostra ricerca sia il bene personale, e non i rapporti con gli altri. Il risultato di un tale atteggiamento è inevitabilmente la creazione di un'armonia superficiale.
Prima o poi l'Anima chiederà di essere ascoltata, e provocherà quelle crisi necessarie a trasformare la nostra personalità, a correggere il tiro e ad occuparci del bene collettivo. L'obiettivo dell'Anima è sempre quello di favorire i rapporti fra le persone, in modo sano ed etico. Quando ciò non accade, allora non stiamo agendo sotto il suo influsso.
Si ricordi che un "maestro" è colui che ha raggiunto una maggiore capacità di servire l'umanità, in base al piano divino.

Ci sono dunque dei modi "non corretti" di affrontare il cammino spirituale.
Un primo modo è legato alla mente. La persona in questo caso ha una buona attività mentale, è arguta e intelligente, ha studiato molto (in questa o altre vite) e possiede molta conoscenza. Tale conoscenza, tuttavia, rimane sul piano mentale e non viene applicata nella vita: l'individuo non opera reali trasformazioni o cambiamenti. Il rischio di questo atteggiamento è quello di nutrire il proprio orgoglio (il fatto di "conoscere" mi fa sentire superiore, in qualche modo speciale o diverso dagli altri). Una tale attitudine non favorisce di certo i rapporti con le persone (al più permette sporadici contatti, dove ognuno rimane "al suo posto"...)

Prima o poi l'Anima chiederà di essere ascoltata, e provocherà quelle crisi necessarie a trasformare la nostra personalità, a correggere il tiro e ad occuparci del bene collettivo. L'obiettivo dell'Anima è sempre quello di favorire i rapporti fra le persone, in modo sano ed etico. Quando ciò non accade, allora non stiamo agendo sotto il suo influsso.
Si ricordi che un "maestro" è colui che ha raggiunto una maggiore capacità di servire l'umanità, in base al piano divino.
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