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79. Il perfezionismo

Chi non muore si rivede… eccomi qui, dunque. Mi dispiace per l'assenza, ho avuto problemi con il pc e molti impegni. Sono stata invitata a scrivere, anche poco, ma almeno a scrivere qualcosa. Colgo volentieri l'invito: cercherò di presentarmi più spesso fra queste pagine, anche se solo con piccole o sfuggenti riflessioni. Quale momento migliore della Pasqua, inoltre, per iniziare nuovamente a scrivere... e "risorgere"? :)

C'è una parte dentro me, precisa e perfezionista, che si ribella. Mi dice: "O fai le cose fatte bene, o non le fai!". Sorrido e l'abbraccio.

Vogliamo parlare di perfezionismo, dunque?


Essere "precisi" è qualcosa che può tornare utile sul lavoro o nei nostri obiettivi personali, ma non serve a nulla quando il risultato è quello di frenarci e non farci fare le cose, perché c'è un comando che dice: "Tutto o niente" (accade così che grandi perfezionisti possano trovarsi, paradossalmente, a vivere in un grande disordine, perché non accettano vie di mezzo).

E che dire, poi, quando lo stesso nostro perfezionismo ci si rivolta contro, assumendo le vesti del "giudice interiore", pronto a criticarci appena sbagliamo qualcosa?

Questo tipo di perfezionismo non serve proprio a nulla, e così è anche per tutto quello che vuole essere fine a se stesso. Il punto non è il perfezionismo in sé, ma è il nostro essere centrati solo su di noi. Se mettiamo il nostro "piccolo io" al centro di ogni cosa, e isolato in questo centro, non ne usciremo mai.

Un modo che ho trovato efficace per guarire dal perfezionismo è quello di dedicarsi agli altri.

Per "altri" non intendo solo le persone al di fuori di noi. Il che comunque non è male: mettere i propri talenti al servizio di qualcosa che è di aiuto a più persone, è sempre un buon modo per allinearsi con il progetto della Vita.

Per "altri" intendo anche quelle parti di noi che non guardiamo di buon occhio, che ci risultano un po' insofferenti, che stentiamo ad accettare e integrare in noi. Potrebbe essere il nostro bambino interiore che magari abbiamo trascurato per anni , o anche accusato per la sua sensibilità. Oppure la nostra parte seduttiva, che abbiamo cercato di soffocare, convinti che ci avrebbe attirato critiche. O la nostra personalità goffa e ingenua, che vorremmo cancellare dalla faccia della Terra.

A queste dimensioni interiori e a tutte quelle di cui ci accorgiamo, potremmo dedicare il nostro tempo e la nostra attenzione, mettendoci la stessa cura che metteremmo nel sistemare l'armadio, nel compilare un foglio di calcolo o nel cercare i difetti degli altri (spesso un perfezionista è anche un critico), con la differenza che qui le energie sono impiegate nel "prendersi cura".

Si tratta di "parti" che hanno bisogno di essere ascoltate! Cosa vogliono dirci? Provate a chiedere...

Nel momento in cui scegliamo di prenderci cura di qualcosa o di qualcuno, fuori e dentro di noi, siamo costretti ad attivare anche le energie del cuore. Allora il perfezionismo viene mitigato ed equilibrato dalla forza dell'amore, e la sfida positiva diventa il cercare un nuovo accordo che dia valore a entrambe le vie. L'una non esclude l'altra, ma anzi insieme possono diventare molto potenti. L'amore, infatti, impara a divenire attenzione e organizzazione, e il perfezionismo a sua volta impara a trasformare il controllo e aprirsi alla guarigione.

Basta volerlo, e fare un po' di esercizio.


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