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44. L'unico Maestro

Attraversiamo speranze, delusioni,
terre che luccicano e terre arse dal deserto...
Inseguiamo miraggi, castelli,
progetti pieni, che diventano vuoti...
Ci vestiamo di desideri, di corpi diversi
per scrutare nel femminile, nel maschile,
nella notte, nel giorno...
Entriamo nella rabbia, nel perdono,
nel distacco, nell'attaccamento...
Cerchiamo fuori, cerchiamo dentro...
Ci appassioniamo a un'arte, a una persona,
a un maestro...
Sposiamo cause, idee, progetti...
Poi rimettiamo tutto in gioco, da una catena ad un'altra,
da un paio di ali ad un altro...
Abbandoniamo la fiducia, soffochiamo la linfa del sentire,
diventiamo grigi, invisibili, malati...
Scopriamo, ci eccitiamo, 
sentiamo la gioia nella carne...
Accendiamo fiamme,
timide e deboli, improvvise e distruttive...
E torniamo all'inizio del cerchio.
Di nuovo odiamo, di nuovo amiamo,
di nuovo deludiamo, di nuovo siamo delusi,
di nuovo perdoniamo, di nuovo siamo perdonati...


Finché ci accorgiamo che ogni volta siamo un po' più su nella spirale della Vita... che come un DNA cosmico si eleva attorno ad un unico progetto solare: realizzare che - in ogni luogo, in ogni momento, con ogni persona, con ogni situazione - l'unico Maestro da seguire è "sempre e solo il Cuore"

Commenti

Anonimo ha detto…
cara Camilla,

giusto come spunto di riflessione: il problema del Cuore è che al suo interno vi è conservata tutta l'eredità storica delle nostre incarnazioni passate. Che vuol dire?
Vuol dire che non necessariamente il Cuore conserva un Ente migliore della nostra odierna personalità. Infatti, se il tuo passato è stato costellato da una successione di vite come un ubriacone, un violento, un rapinatore, un soldato che gioisce nell'ammazzare, uno stupratore, etc. etc. Ebbene, cosa vuoi che ti suggerisca il Cuore?
Il famoso Maestro interiore, cara mia, non sta scritto da nessuna parte che sia un Maestro di bontà.

Cerea
Camilla Ripani ha detto…
Cara Cerea,
credo che molto dipenda da cosa si intenda per "cuore". Cosa è il cuore? Non è certo emotività. E molte volte non coincide con l'istinto. Il suo messaggio può non fare alcun rumore, e non è compulsivo. Il Maestro Tibetano definisce l'Amore (qualità del Cuore) come la "fredda e chiara luce della Ragione", rifacendosi alla Mente superiore naturalmente, non a quella logica e separativa. Insomma, Cuore sarebbe Coscienza, quella parte di noi che trascende la nostra storia e ci spinge a concretizzare progetti divini in Terra, con tutto quello che ciò comporta.
Allora, in base a questo "cuore", a volte seguire il Maestro del Cuore è assecondare le proprie immagini interiori, altre volte è andare al di là di esse, osando costruire qualcosa di completamente nuovo e sconosciuto al nostro percorso.

Camminiamo su un filo sospeso al di sopra di un abisso di illusioni. L'arte dell'equilibrio è fondamentale.

Grazie per questo approfondimento. Necessario. Un abbraccio.

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