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28. Depressione - una chiave

Moltissime persone soffrono di ansia, depressione o di un qualche male interiore. In questa società dove si affoga il sentire tra caffé, sigarette, emozioni o distrazioni varie, non sempre si ha coscienza del proprio disagio. Ma quando accade è davvero una fortuna, perché significa che abbiamo la capacità di ascoltare... ascoltare un messaggio molto particolare, che ci chiede di cambiare e soprattutto ci dice che possiamo farlo.

Non sarete ancora convinti che vivere in questo contesto sociale - facendo un lavoro che non piace, vivendo in modo automatico e bisognoso le relazioni con gli altri, inquinando il cuore con sentimenti di giudizio, nutrendo la mente con forme pensiero limitanti e il corpo con cibi spazzatura - sia possibile vivere "serenamente" senza ansia o depressione? Si tratta chiaramente di uno stile di vita che alimenta le casse della farmacia, e quelle soltanto.

Ansia e attacchi di panico vi fanno dunque visita? Allora siete sani. La parte sana dentro di voi, infatti, si sta ribellando alla morte che le avete imposto in qualche modo con un percorso non adeguato, con delle scelte che non rispecchiano il progetto del vostro Sé. So che è difficilissimo mettere il naso al di fuori della propria "aura di dolore" quando ci si trova nel pieno del meccanismo depressivo, tuttavia è bene sapere che è possibile farlo, e che nulla viene dato che non si possa affrontare.

Non di rado il depresso si sente inetto, incapace, impotente, solo... il suo senso di fiducia nella vita e nelle sue possibilità creative viene letteralmente meno. Vi sono chiaramente meccanismi variegati, spesso intrecciati fra loro; ad esempio può esserci - disolito ben nascosto ma in piena forma - un certo senso di compiacimento nel darsi addosso, nel mollare ogni cosa, nel trasformarsi in vittima... o, anche, spesso ci sono realtà energetiche (...) che abbattono la vitalità e la capacità di pensare in modo lucido e di mantenersi collegati con piano superiori.
Ci sono moltissimi strumenti che è possibile utilizzare quando si ha la sfortuna-fortuna di cadere in attacchi di panico e nella depressione... si tratta di terapie psicologiche, di gruppi di lavoro, di tecniche energetiche ecc. ma oggi, in particolare, desidero parlare di uno strumento davvero potente: la fiducia e l'accettazione.

Ma di cosa fidarsi se non ci fidiamo più di nulla? Cosa accettare se troviamo ogni cosa inaccettabile?

Rispondo con un'altra domanda: e se quel sentire così ingarbugliato fosse proprio quello che "vi serve"? Se quel limite che vi ha fatto perdere il lavoro... se quel carattere che ha vi ha fatto rompere con la persona amata... se quella sensazione di disperazione che vi fa sentire inadatti vicino agli altri... se tutto questo fosse in funzione delle vostre reali necessità?
Vi sentite inadeguati, sbagliati, incapaci... ma su che base fate le vostre valutazioni? Sulla base di criteri che sono dettati dalla società, dagli altri... ma forse non dalla vostra anima. E se la depressione fosse lì per ricordarvi che voi non siete quello che state cercando di diventare...?

Forse la vostra aggressività vi ha tenuto lontano da un lavoro che in verità non volevate, perché volevate costruire Ponti verso il Cielo... Forse la vostra goffaggine vi ha tenuto lontano da quel partner affascinante che in verità non volevate, perché volevate qualcuno che all'amore non mettesse condizioni... Forse quella svogliatezza vi ha tenuto lontano dagli amici che in verità non apprezzavate, perché non volevate passare le serate a bere al pub ma volevate costruire una rete di Luce fra i popoli...

Provate ad avere fiducia in tutto quello che siete, e nei vostri limiti. Accettateli per come sono. Siate presenti alla loro chiamata. E abbracciateli. Loro sono la vostra benedizione.

Non importa se rispondete male al vostro partner, se siete insofferenti, infelici, se vi ritrovate depressi perché qualcun altro risponde storto, perché non sapete accettare le critiche, non siete competitivi o perché è semplicemente così... Fidatevi di questa parte di voi, perché vuole portarvi in un territorio più autentico.
Fidatevi di essa, non vergognatevi di quello che è, non vestitela con abiti che non le appartengono pur di nasconderla. Se sbagliate con gli altri, chiedete scusa ma poi finitela lì, e... fidatevi.

Fidatevi di questa parte che vi fa star male, che vi manda l'ansia; fidatevi del fatto che voglia esserci  anche se questo comporta biasimo e critiche. Fidatevi del tormento in cui vi getta, delle cose che vi fa vedere e di quelle che non vi fa vedere.
Fidatevi della sua saggezza, della sua incoscienza. Fidatevi del disagio che usa per comunicare con voi, grazie al quale non riuscite a mettervi maschere definitive addosso... grazie al quale ogni progetto di essere "i più bravi", "i più amati", "i più grandi" viene meno... grazie al quale rifiutate etichette e modi preconfezionati... grazie al quale vi ritrovate pieni di paura di sbagliare e di voglia di morire, perché allora siete costretti a cercare, a cercare, e a cercare ancora finché non incontrate passioni che sono vostre, e vostre soltanto.

Fidatevi quando la gola si stringe, quando la pancia grida per spingere oltre quello che reputate accettabile, oltre quello che pensate-credete-immaginate di dover essere... e che magari non siete proprio. Fidatevi profondamente di quella parte di voi che pensate vi stia tenendo lontano dalla vita e dalle relazioni che vorreste... Forse vi sta proteggendo dalla mediocrità, dalle credenze di quello che pensate di volere, dalla vostra incapacità di essere voi stessi.

Fidatevi di dove vi porta, nel bene e nel male, fidatevi del territorio verso cui vi sospinge, degli ostacoli che vi indica, affinché possiate imparare a superarli... Fidatevi e abbracciatela, lasciatela esistere così com'è, siate con questa parte di voi. Siate fieri del carico di dolore che si è presa su di sé, nell'attesa che un giorno foste in grado voi stessi di portare quel peso, e alleggerirne il mondo.

Finché vi farà ribrezzo guardare alle vostre parti in ombra o che reputate non amabili, tenderete a criticarle, a fuggirle, a mascherarle, a dimenticare la preziosa direzione che indicano; ignorerete il messaggio a voi riservato, e alimenterete l'oblio. Ma se provate ad ascoltare, ad avere fiducia e ad accettare che per tutti noi c'è un sentiero... allora scorgerete in ogni sassolino un'indicazione, ogni paura si trasformerà in un trampolino di lancio per il vostro cuore, e ascolterete la voce del precipizio che vi dice "sei qui per costruire un ponte".
La fiducia è una chiave, usatela...!

Ecco perché, sebbene si pensi che l'odio più diffuso sia quello verso gli altri, io credo - senza temere di alimentare l'egoismo personale - che sia diffuso soprattutto l'odio verso di sé, verso quelle parti della propria coscienza che, più o meno consapevolmente, si reputano repulsive e non degne d'amore. L'odio verso gli altri diviene quindi una naturale conseguenza dell'incapacità di amare. E credo che pur di non ascoltare questa drammatica verità, molte persone impieghino l'intera esistenza per costruire grandi castelli fatti di illusione e maschere... e non avendo la sfortuna-fortuna di cadere in depressione, non si accorgono più dei sassolini lungo la via, e rinunciano così alla chiamata della propria anima.

Commenti

nwo-truthresearch ha detto…
Cara Camilla questo è un post stupendo.
Come lo sento parte della mia esperienza!
Il dolore è stato una presenza costante della mia vita.
Molti "limiti" e "tormenti" mi hanno fatto soffrire.
Vedo tutto intorno a me una spiritualità ostentata e da baraccone, chic, narcisista, elitista e alternativa. Ma la vera espressione dell'anima è un'altra; e talora si esprime con il tormento che ti coglie inaspettato, con la sofferenza che fai tutto per scacciare ma ma che ti ritrovi dietro l'angolo
Queste parole per me sono importantissime:
"Fidatevi profondamente di quella parte di voi che pensate vi stia tenendo lontano dalla vita e dalle relazioni che vorreste... Forse vi sta proteggendo dalla mediocrità, dalle credenze di quello che pensate di volere, dalla vostra incapacità di essere voi stessi."
Spesso la nostra mente razionale nel normale stato di veglia non vorrebbe ammettere certe circostanze, si inganna, crede di volere certe cose che reputa importanti, insegue certi "abbagli", crede che il miraggio di vita e di carriera che stà inseguendo sia quello che la farà star meglio; ma dal profondo sente un subbuglio che comunica un malessere, un disagio, un nodo in gola, una rabbia, un NO; questo NO, questo bloccco nel momento in cui doveva lanciarsi, questa brusca frenata nel momento in cui doveva DARE il MEGLIO, sono un segnale dal cielo; i più soffocano tale disagio con tonnellate di benzodiazepine, caffè, sesso complulsivo, distrazioni di ogni genere, bloccando, soffocando questi segnali del cielo; altri, pochi, sopportano un peso enorme, un dolore lancinante, una solitudine di siderali vuoti infiniti; la nostra anima ci stà comunicando un NO!, la vita che ti hanno costruito, ti sei costruito, le persone che hai intorno, la personalità che ti sei costruito NON E'AUTENTICA; la tua anima aspira a qualcosa di PIù, vuole vera vita, vuole vero amore, vuole AUTENTICITA'; questo è il traguardo al quale vuole farti giungere facendoti soffrire; la nostra sofferenza e i nostri "limiti" sono la guida che vuole condurci verso ciò che è più importante, la nostra anima e l'espressione della nostra vera natura spirituale.
Camilla Ripani ha detto…
Grazie di cuore per il commento. C'è davvero poco da aggiungere in merito... ma tanto da ascoltare, dietro ogni parola.

Mi inserisco, con l'occasione, e aggiungo che stiamo attraversando il tempo dove, come umanità, dobbiamo riorientare i nostri valori. Chi ha la fortuna di sentire/accogliere il disagio e di interrogarsi sulla chiamata dell'anima (o come lo si chiami, del nostro "vero sé") può innescare un cambio di paradigma profondo, e allo stesso tempo è investito della responsabilità di coltivare i semi per una nuova cultura...
Voglio dire che parte della guarigione accade attraverso il vedere/toccare/guarire gli altri, perché quello che accade a uno di noi, accade a tutti noi. L'anima è coscienza di gruppo, è a questa visione collettiva che vuole spingerci, in un modo o nell'altro.

La sfida è grande, ma grande è anche l'intento che siamo venuti a perseguire.
Un abbraccio.

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