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14 gennaio 2018

Gratificazione immediata e dintorni

Cos’è la gratificazione immediata? È quella sensazione di piacere o sollievo che proviamo quando otteniamo subito quello che desideriamo. Scegliere la gratificazione immediata significa scegliere situazioni piacevoli che siano immediatamente sperimentabili e raggiungibili.

Un cervello abituato alla gratificazione immediata tenderà a farci procrastinare il più possibile, perché desidera solo rilassarsi ed evitare ogni fonte di stress. Ecco che ci mettiamo a chattare su Facebook invece di fare quella telefonata importante, o guardare un video su youtube invece di preparare quel certo documento, e così via. Ci diciamo sempre "solo per pochi minuti", ma poi se ne va l'intero pomeriggio.

Dopamina e sistema di ricompensa

Attività come chattare su internet, interagire su Facebook, giocare ai videogiochi, mangiare buon cibo, fare sesso, ecc., sono tutte accumunate dal fatto che provocano un rilascio di dopamina nel cervello.

La dopamina è neurotrasmettitore correlato al piacere, all’attenzione, ma anche alla ricompensa e al rinforzo della motivazione. È funzionale al consolidamento mnemonico delle nuove informazioni.

L’attivazione della dopamina caratterizza il sistema di ricompensa cerebrale, un gruppo di strutture neuronali correlate al piacere, all’importanza dell’incentivo, del premio e della ricompensa, insomma al rinforzo positivo.

Attraverso l’attivazione dopaminergica, il sistema di ricompensa fa sì che certi comportamenti vengano rinforzati. In natura questo sistema si attiva quando si mangia del cibo o quando si fa sesso o quando ci si occupa della prole e così via; tutti comportamenti che servono a soddisfare bisogni necessari per la sopravvivenza della specie. Provando piacere pienezza, euforia, gli animali vengono spinti a reiterare tali comportamenti e ad affrontare delle prove pur di riviverli (come cacciare una preda, sfidare altri simili per garantirsi il diritto all’accoppiamento, ecc.).

Ogni volta che l’azione che viene fatta porta come risultato il piacere e la soddisfazione, si consolida una memoria dell’esperienza, pronta a riattivarsi anche a distanza di tempo.

Nucleo accumbens

Il nucleo accumbens è un’area cerebrale che si trova all’interno del corpo striato, a sua volta incluso nei nuclei della base (che sono implicati nelle funzioni motorie e cognitive). A noi interessi sapere che esso è altamente innervato da fibre che usano la dopamina come neurotrasmettitore e che è fortemente implicato nel sistema di ricompensa.

La shell (letteralmente “conchiglia”) è un’area del nucleo accumbens connessa all’amigdala, a sua volta implicata nella registrazione delle memorie emotive. In breve grazie a queste connessioni si crea un ricordo emotivo associato all’esperienza che ha procurato il piacere. Più una esperienza è piacevole, più aumenta la possibilità che venga memorizzata e quindi ripetuta.

Come detto, il circuito dopaminergico, che coinvolge sempre il nucleo accumbens, si accende con gli stimoli naturali funzionali alla conservazione della specie. Nell’essere umano il sistema di ricompensa si attiva anche in relazione ad attività cognitive e a processi psichici superiori, quindi è correlato a fattori socio-culturali.

Oltre agli stimoli naturali, il circuito della ricompensa viene attivato anche quando si cade in eccessi di vario genere, come l’alcolismo, il gioco d’azzardo, con l’alcol, l’assunzione di sostanze psicoattive, ecc. Tutte le sostanze d’abuso aumentano drasticamente i livelli di dopamina a livello del nucleo accumbens, il che spinge il soggetto a reiterare il comportamento.

Cibo e tentazioni di gola

Ne approfitto per dire qualcosa sugli eccessi e dipendenze correlate al cibo e in particolare modo ai carboidrati.

I carboidrati sono zuccheri, che richiamano l’insulina, la quale a sua volta abbassa i livelli di zucchero inducendo a sentire di nuovo la voglia di carboidrati.

I carboidrati inoltre partecipano alla produzione di serotonina, altro neurotrasmettitore correlato alla sensazione di appagamento, calma, tranquillità (si pensi che il 90% della serotonina viene prodotta nell’intestino).

Oltre al circuito dopaminergico che si attiva naturalmente quando si mangia, bisogna dunque considerare anche questi ulteriori elementi che spiegano il perché alcune persone cadano in vere e proprie dipendenze da cibo, al punto da mostrare sintomi di astinenza quando riducono la quota dei carboidrati.

Gratificazione immediata e suo rinforzo

Ovviamente non è possibile accumunare i dipendenti da sostanze d’abuso con chi procrastina e cerca la gratificazione immediata, perché è diversa l’entità della dopamina prodotta (si pensi solo al fatto che le sostanze d’abuso inducono un anomalo rilascio di dopamina nel nucleo accumbens, in maniera molto più intensa rispetto a qualunque attività naturale), tuttavia è interessante notare che, se mappiamo il cervello delle persone dipendenti e di chi cerca continuamente la gratificazione immediata, troviamo che:
- sono implicate le stesse aree cerebrali;
- il meccanismo di fondo è lo stesso: la ricerca del piacere, che non si riesce a rimandare, e che anzi viene usato per soffocare ogni sensazione di stress o tensione (che tuttavia viene messa da parte solo temporaneamente e mai veramente risolta).

Nella gratificazione immediata voglio qualcosa e lo voglio subito, non sono disposto ad aspettare, non ci riesco, e più non ci riesco e mi butto sulla gratificazione immediata, più questa abitudine si fa profonda e incisiva, grazie alle memorie emozionali di cui abbiamo fatto cenno prima. In altre parole si crea un rinforzo sempre più netto.

I social media

Le tecnologie dei social media ci permettono di consumare subito una interazione. Non è che pubblichiamo una foto e poi dobbiamo aspettare una settimana per vedere se è piaciuta a qualcuno (in questo caso ci sarebbe un drastico calo di pubblicazione di foto e selfie). In realtà pubblichiamo una foto, o un messaggio, e inevitabilmente andiamo subito a vedere se qualcuno fa like, risponde, o cose del genere.

Questa incessante interazione e gratificazione immediata (dovuta al fatto che possiamo interagire subitaneamente con altri utenti) attiva inevitabilmente il circuito dopaminergico cerebrale, significa che inondiamo il cervello con continui rilasci di dopamina, predisponendolo alla dipendenza.

Non c’è nulla di male nel rilascio di dopamina, il problema accade quando ciò avviene in continuazione, con il conseguente rinforzo di abitudini legate al piacere immediato, al punto da indurre a procrastinare impegni più importanti.

Gli animali raramente possono aprire il frigo e cibarsi istantaneamente o accoppiarsi senza prima corteggiare o combattere. Per loro la gratificazione raramente è immediata, ma deve prima passare attraverso lo sviluppo di altre facoltà come quella di imparare a procacciarsi il cibo, aspettare il momento giusto per l’accoppiamento e così via.

Tutto e subito... o mai?

Una definizione di dipendenza è: stato caratterizzato dalla ricerca compulsiva di stimoli gratificanti, nonostante le conseguenze negative. Viene meno la mia capacità di giudizio.

Durante il gioco con i videogame come nell’interazione sui Social c’è un incremento della produzione di dopamina, neurotrasmettitore che, come visto, è coinvolto nell’apprendimento e nel consolidamento mnemonico delle nuove informazioni. Più attiviamo questo sistema dopaminergico della gratificazione immediata e più perdiamo la capacità di saper aspettare e godere di altre situazioni che non siano collegate all’appagamento immediato ma al raggiungimento di obiettivi più grandi.

Stiamo perdendo la capacità di occuparci di ciò che richiede il nostro sforzo, anche al costo enorme di rimandare i nostri impegni, di sottrarci alle prove, di smettere di fare ciò che serve a migliorare la qualità della nostra vita, rinunciando a portare il nostro contributo nel mondo. Proprio come nella dipendenza da sostanze, scegliamo il piacere immediato nonostante le conseguenze negative.

Stiamo educando il cervello al tutto e subito e contemporaneamente lo stiamo diseducando all’attesa, ai risultati a lungo termine... Non per caso oggi molti si scoraggiano velocemente, oppure entrano in ansia o in vere e proprie crisi se non ottengono subito quello che vogliono. Non sono disposti ad aspettare ma vogliono consumare subito una relazione, avere risultati sul lavoro, e così via.

Fateci caso, la nostra società moderna è tutta basata sulla continua attivazione del circuito dopaminergico, il che rende le persone molto più facili a dipendenze di ogni tipo.

Inevitabile conseguenza di tutto ciò è la procrastinazione, il rimandare all’infinito, perché sul momento scegliamo sempre il piacere immediato e rimandiamo sempre di più ciò che ci porta anche un piccolo stress, come il doverci impegnare per qualcosa.

Punti di vista spirituali

Quando si cade in un eccesso, viene richiamato il suo inevitabile opposto. Quando serviamo il “tutto e subito” (gratificazione immediata), comincia a prendere forza su di noi anche il “mai” (rimandare in continuazione le cose e quindi non farle mai).

Da sempre i Maestri ci invitano a farci carico dei nostri doveri, ci insegnano il valore dell’impegno atto a costruire qualcosa di più grande. Il loro invito è di non cadere negli estremi, ma trovare e mantenere il nostro equilibrio tra le diverse forze della vita che ci tirano da una parte e dall'altra, che è sempre un equilibrio dinamico, fatto di continua attenzione al momento presente.

La procrastinazione è il peggior nemico del sacrum facere, del fare sacro, dell’azione che mira a servire qualcosa di più grande, e così facendo alimenta e accresce la fiamma dello spirito. La procrastinazione è alimentata dalla gratificazione immediata, che di sacro non ha proprio nulla.

Mi viene in mente Gurdjeff e i suoi insegnamenti, nei quali fa notare che in natura ogni situazione lasciata a se stessa è destinata a decadere, a meno che non intervenga una forza contraria, che è appunto quella del sacrum facere. Non si cresce per caso, ma quando si lavora attivamente, in altre parole quando si fa fatica.

Ho anche sentito narrare da alcuni cabalisti che la gratificazione immediata è come una candela che si consuma rapidissima e che poi lascia al buio, mentre essa dovrebbe mantenersi costantemente accesa.

Lungimiranza

È chiaro a questo punto la necessità di passare dalla gratificazione immediata al piacere di ciò che ci fa bene e che richiede impegno per essere ottenuto. Significa che dobbiamo coltivare e dare forza alla lungimiranza, la capacità di guardare oltre il momento presente, e non solo in senso razionale, ma anche intuitivo e visionario. Si tratta di sintonizzarsi con l’avvenire, con la sua direzione, cioè di mirare e immaginare sul lungo periodo.

Gli animali non hanno la lungimiranza o il pensiero razionale e deduttivo, ma hanno l’istinto. L’istinto fa fare cose incredibili agli animali, come percorrere centinaia di chilometri in volo o a terra per spostarsi con i cambi di stagione, e può essere considerato un buon controbilanciamento alla gratificazione immediata.

Nell’essere umano l’istinto è stato sostituito dalle funzioni superiori di pensiero, dalle attività cognitive. Ma se queste funzioni cognitive sono disallenate, sminuite, coltivate in modo disfunzionale, si perde la capacità di essere lungimiranti e servire la saggezza e la pazienza. Senza la visione della lungimiranza, rimane predominante la gratificazione immediata.

Ovviamente dietro i comportamenti disfunzionali e autolesionisti vi è molto di più, considerando la complessità della psiche umana e le varie dinamiche dei rapporti con gli altri e con se stessi, ma il punto è che rafforzando la gratificazione immediata indeboliamo il governo interiore, che non potrà opporsi ai comportamenti autolesionisti e privi di coscienza.

Premio e incentivo

In realtà non vogliamo sopprimere il meccanismo della gratificazione immediata, dato che è molto importante per rafforzare i comportamenti anche positivi, ed è proprio in questo senso che possiamo usarlo.

Per esempio, potremmo aiutarci a superare la gratificazione immediata e la procrastinazione attraverso la strategia dei premi e degli incentivi. Si tratta di fissare piccoli premi, piccole cose che ci gratificano, alla fine di ogni giornata e/o dopo che ci siamo impegnati anche in attività che non avremmo voluto fare ma che sappiamo essere importanti per fare i nostri passi in avanti.

Per esempio, sapevo che la stesura di questo articolo avrebbe preso più spazio e più tempo del solito, allora per convincermi a scriverlo senza rimandare ulteriormente, ho deciso che una volta terminato mi sarei premiata mangiando qualcosa che a me piace molto, davanti a una puntata di Star Trek.

Oltre ai vari premi, è anche importante evitare le critiche (ma ben venga chiedersi come migliorare la prossima volta una certa situazione...) e cercare di congratularsi con se stessi, comunque sia andata la giornata. Il cervello è sempre molto sensibile a complimenti e apprezzamenti, anche quando li facciamo a noi stessi.

Gli animali imparano molto più in fretta e sono molto più motivati quando li si premia invece di punirli; i migliori educatori di animali usano il rinforzo positivo e il premio.

Rafforzare le buone abitudini

Quando ripetiamo le nostre azioni non per noia, distrazione o automatismo, ma perché scegliamo di imprimere un ritmo alla nostra direzione, allora la routine si trasforma in rito e il caos in ordine. La disciplina che in questo modo creiamo diventa il nostro miglior strumento per mettere in pratica la lungimiranza.

Il segreto del cambiamento non è nelle azioni improvvise e occasionali, ma nei piccoli atti quotidiani, apparentemente insignificanti, che però vengono fatti in coscienza: essi sono la goccia d’acqua che, grazie al suo ritmo incessante, riesce a scavare nella roccia.

Un ostacolo a stabilire e mantenere la disciplina è aspettare di essere ispirati o agire solo quando ci sentiamo motivati. Le persone che nella vita ottengono dei risultati o comunque superano se stesse non aspettano di sentirsi motivate, ma si muovono, agiscono a prescindere da come si sentono. Sanno che le intuizioni, l’ispirazione e la motivazione arrivano strada facendo, che sono un premio e non un punto di partenza.

La sfida è di superare quella voglia di cercare sempre qualcosa che sia nuovo, sull’onda dell’entusiasmo e del rilascio immediato di dopamina, e imparare invece a entrare in profondità, educando così il cervello ad altre modalità che non siano la gratificazione immediata, dando forza alla lungimiranza e al piacere di costruire qualcosa di più grande.

Mettere dei limiti

Nella costruzione della propria disciplina è importante mettere dei limiti, sapere cosa si fa e\o per quanto tempo la si fa. Per esempio, stabilire di: meditare per venti minuti ogni mattina; ogni fine settimana dedicare due ore allo studio di una certa materia; scrivere ogni sera una pagina nel diario dei ringraziamenti... E poi attenersi al programma.

La delimitazione ci permette di mantenerci focalizzati e ci protegge dalla distrazione e dalla dispersione di energie.

La natura paradossale della realtà vuole che, se vogliamo superare i nostri limiti, dobbiamo delimitarci, mentre se rifiutiamo ogni forma di delimitazione finiremo per non cambiare mai e restare prigionieri di una vita che ci limita.

Camilla





Prossimi eventi

Questo di cui vi ho parlato oggi è stato uno degli argomenti che ho affrontato insieme a Daniele Palmieri durante i nostri incontri di Filosofia e Spiritualità.

Il prossimo incontro è per lunedì 15 gennaio, sempre gratuito, presso Anima Edizioni in Corso Vercelli 56. Questa volta parleremo della scrittura come mezzo per scendere in profondità e incontrare se stessi. Tutte le info a questo link.




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9 dicembre 2017

Ti benedico!

Quando qualcosa non ti piace, una situazione ti irrita o vivi una qualche ingiustizia, so che vorresti maledire quello che accade. Tu non farlo. Non maledire, non condannare, non opporti.

Ciò a cui ti opponi diventa più forte. Ciò che giudichi diventa la tua realtà. Ciò che odi diventa il tuo padrone.

Fai invece quello che il tuo impulso, la tua personalità, non farebbe mai: benedici.

La prossima volta che uno ti taglia la strada, invece di alzare il dito medio e augurargli un incidente, esclama "ti benedico!" La prossima volta che sentirai di perdere le staffe davanti alle dichiarazioni di un politico, esclama "ti benedico!" La prossima volta che una persona ti farà sentire a disagio o cercherà di attaccarti, afferma dentro di te "ti benedico!"

Non sarà facile, per contrastare l'impulso della rabbia e del disprezzo dovrai metterci uno sforzo enorme, una presenza assoluta, e forse ti verrà in mente di farlo quando ormai avrai reagito, imprecato, condannato. Non importa, appena te lo ricordi, esclama "ti benedico!"

All'inizio saranno solo parole, ma poi qualcosa si muoverà nel tuo essere, anche solo per il fatto stesso di aver spezzato l'automatismo su cui contano le forze oscure, quello di odiare ciò che ti fa danno e ribrezzo.

Quando benedici una situazione negativa non significa che la stai avallando o ne vorresti ancora di più. Significa invece che ti sottrai dalle frequenze che l'ostacolo vorrebbe farti vivere, quelle di paura, rabbia, sfiducia, scoramento, frustrazione, impotenza, odio. Significa che scegli di rispondere alla bruttezza non con altrettanta bruttezza, ma con la bellezza, la bellezza di chi, invece di opporsi e chiudersi, si apre e si fa scudo dell’assenza di scudi.

Quando benedici rinunci alla posizione di giudice, e anche a quella di vittima. Quando benedici rinunci alla seduzione della paura e dell'odio, e affermi la tua piena fiducia nella natura divina di ogni situazione.

Tutto questo non esclude la necessità di azioni concrete, da fare sul piano materiale, ma saranno il frutto di una consapevolezza maggiore, il frutto di un’anima che sa, e non di una personalità che reagisce.

La prossima volta che senti di voler maledire qualcosa, non assecondare questo impulso, e non cercare neanche di reprimerlo. Fai invece l'unica cosa saggia da fare: trasformalo. Prendi tutta quell'energia e convogliala al servizio di un potere più grande, il potere della benedizione. 

Se vuoi, puoi aiutarti con la seguente formula: Rinuncio a odiarti, non mi oppongo a te, non reagisco ai tuoi attacchi diretti e indiretti, non mi lascio trasformare nella creatura piena di odio, paura o frustrazione che vorresti io fossi. Alla tua prepotenza, al tuo cinismo, alla tua sete di conflitto io rispondo benedicendoti con ogni parte del mio essere. 




Prossimi eventi

P. S. Lunedì 18 dicembre 2017 ci sarà un nuovo incontro di Filosofia e Spiritualità condotto da me e Daniele Palmieri. Ci ritroviamo a Milano, presso Anima Edizioni in Corso Vercelli 56, alle ore 19:00 (ingresso gratuito). Tema della serata: Liberarsi dal Superfluo
Il superfluo è qui inteso come ingombro, eccesso, velo che nasconde e allontana da ciò che è essenziale. Lasciare che il superfluo governi la propria vita significa permettere al consumismo di oggetti, emozioni e pensieri di soffocare ciò che ha realmente valore e che, per essere visto, chiede invece presenza, attenzione, ma anche quella leggerezza e quel distacco che non derivano dalla superficialità bensì dalla capacità di vivere senza attaccamenti e bisogni compulsivi. 



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11 novembre 2017

Solo per cinque minuti (trucco antiprocrastinazione)

La sera quando arrivo a casa spesso mi sento sopraffare dalla stanchezza. Appena varco la soglia avrei solo voglia di spalmarmi sul divano davanti a Netflix. E non parliamo di tante altre situazioni dove rimando i compiti e mi metto in moto solo quando sono vicina alle scadenze... Sono bravissima a trovare ogni scusa per non fare quello che va fatto, ma proprio per questo ho collaudato un trucco per salvarmi dalla procrastinazione. Il trucco si chiama "solo per cinque minuti".

Entro in casa e mi dico "Ok, ora metto via la giacca, la borsa del lavoro e la spesa... solo per 5 minuti. Poi, dopo, farò come mi pare. In fondo, cosa sono cinque minuti?". Allora imposto il timer della cucina, quello che fa "tic tic tic..." (è più suggestivo) e comincio a fare velocemente quanto stabilito con me stessa. Incredibile ma vero, in soli cinque minuti riesco a mettere tutto a posto.

Poi vedo che ci sono i piatti nel lavandino da mettere via, e poiché nel frattempo mi è aumentata la motivazione, decido che posso sistemarli, tanto è "solo per cinque minuti".

Qualunque sia il compito scelto, lo scopo è fare tutto entro cinque minuti, rinunciando a ogni forma di perfezionismo. La mia mente si sente sempre molto sollevata quando le prometto che occuperò le mie energie solo per cinque minuti, così mi lascia fare le cose senza interferire più di tanto.

Il bello di questa tecnica è che ti mette subito a contatto con la soddisfazione di aver raggiunto un obiettivo, per quanto piccolo possa essere. È facile, allora, che dopo i primi compiti, io decida di continuare con altri perché mi sento più leggera e motivata. Così finisco con pulire la casella email, fare una lavatrice, segnare le spese della giornata, archiviare i documenti arretrati e cose del genere. Però lo decido sempre cinque minuti alla volta.

Poi, sembra incredibile, ma in cinque minuti si possono comunque fare un sacco di cose. L'ho scoperto facendolo! Il segreto è muoversi il più velocemente possibile, abbandonare ogni pretesa di perfezionismo e smettere di fare quel compito specifico appena scade il tempo, così come pattuito con noi stessi.

Vediamo meglio in quali casi usare il trucco dei cinque minuti:

1) Per fare un solo compito di cinque minuti al giorno. Serve a tirarsi fuori da una situazione di stallo e riprendere fiducia, o anche per fissare i semi di una nuova abitudine. Ricordo quando tanti anni fa mi avvicinai alla meditazione ma l'idea di starmene seduta senza far niente per mezz'ora ogni mattina mi faceva spesso procrastinare, allora mi imposi di meditare solo cinque minuti al giorno, e così mi avvicinai alla pratica senza troppe resistenze.

2) Per fare compiti più lunghi, dividendoli in sotto-compiti da cinque minuti. L'ideale è cercare sempre di differenziare i compiti in qualche modo. Per esempio, non penso che avrò bisogno di 5+5+5 minuti per sistemare l'armadio (tre compiti uguali), ma che nei primi cinque minuti sistemerò le camicie come obiettivo; poi nei secondi cinque sistemerò sciarpe e calzini; e infine negli ultimi cinque minuti il compito sarà di occuparmi dei pezzi di sotto come gonne e pantaloni (quindi in pratica tre obiettivi diversi).

 3) Per darsi l'energia per iniziare. Anche se ho bisogno di più tempo per fare una certa cosa, prometto a me stessa che mi impegnerò solo per i primi cinque minuti e che, se passati quei minuti non avrò voglia di continuare, allora smetterò. Diciamo che nove volte su dieci continuo senza problemi. So che, qualora non avessi voglia di continuare, sono pienamente autorizzata a smettere e non mi giudicherò per questo. Capita anche che con mio stupore riesca a terminare in cinque minuti certi compiti che avevo ritenuto erroneamente più impegnativi.

Il mio cervello si sente sempre rigenerato dalla sensazione di aver raggiunto un obiettivo, anche se piccolo, ecco perché in genere, quando suona il timer, avverto una sensazione di piacere e dunque la voglia di riviverla (magari facendo proprio un altro compito da cinque minuti).

Chiaramente il sistema si presta a combinazioni infinite, sta a noi adattarlo alle nostre esigenze e magari usare un pizzico di fantasia per affrontare situazioni differenti.

Camilla




P. S. Lunedì 27 novembre 2017 ci sarà un nuovo incontro di Filosofia e Spiritualità condotto da me e Daniele Palmieri. Ci ritroviamo a Milano, presso Anima Edizioni in Corso Vercelli 56, alle ore 19:00 (ingresso gratuito). In questa serata il dibattito verterà sul tema della meraviglia, una dimensione interiore preziosa e incontenibile, alla base di ogni scoperta e tensione verso l'assoluto... Ti aspettiamo!






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4 novembre 2017

Come dare consigli

Prima di dare un consiglio a qualcuno, ti invito a riflettere sui seguenti punti.

1) Chiediti qual è il tuo movente. Perché vuoi dare un consiglio a qualcuno? Per il suo bene? Perché vuoi che faccia la cosa giusta? Perché ti sentiresti più tranquillo se facesse come dici tu? Per dimostrare a te stesso e agli altri che sei più intelligente? Per controllare la situazione? Cos'altro? Dietro la tua voglia di dare consigli potrebbero esserci motivazioni più profonde di cui non sei cosciente.

2) Accetta completamente la persona che vuoi consigliare per come è, con il suo pensiero e le sue azioni. Non significa che approvi o che faresti come lei, ma che accetti che sia come vuole essere. Diversamente rischi di dare un consiglio sulla base della non accettazione, inquinandolo con il tuo bisogno di cambiare le cose.

3) Ogni consiglio è come un seme: tu puoi solo spargerlo intorno a te ma non puoi obbligare nessuno a raccoglierlo. Chi vuole lo raccoglierà, chi non vuole lo ignorerà e non potrai farci niente. Concentrati sul donare un buon seme, ma non avere alcuna pretesa o aspettativa sul fatto che venga raccolto o meno.

4) Il consiglio deve essere in funzione della persona: non deve avere a che fare tanto con te, quanto con colui o colei a cui è rivolto. Non riguarda il tuo modo di vedere le cose, i tuoi valori o cosa faresti tu al suo posto. Prima di dare un consiglio, mettiti in ascolto della persona, della sua storia, della sua visione, e poi fa' in modo che il consiglio sia adatto a lei, al suo prossimo passo, quello che le è possibile, quello che può fare a partire dal suo attuale livello di coscienza, che potrebbe non essere il tuo.

5) Chi si lamenta non sta chiedendo automaticamente un consiglio. In genere chi si lamenta non è interessato alle soluzioni, ma cerca solo di scaricare la propria frustrazione. Tuttavia, nel dubbio, quando hai a che fare con qualcuno che si lamenta in continuazione e sei tentato di consigliarlo, fagli almeno una volta questa domanda: "Mi stai chiedendo un consiglio per risolvere questa situazione?". Se la risposta della persona è no, oppure è sì ma con i fatti dimostra che è no, taglia la corda prima di essere trasformato in un raccogli-immondizia per le ansie altrui.

6) Chiediti: davvero la persona cambierà solo perché sono io a dargli un consiglio? Se la persona fosse stata pronta per accorgersi di determinate soluzioni, probabilmente lo avrebbe già fatto. Credere che ciò accadrà solo perché sei tu a fargli notare qualcosa, dando per scontato di essere magari il primo a farlo, è un atto di arroganza.

7) Non dare le risposte al posto dell'altra persona. Alcune persone potrebbero chiederti un consiglio perché non vogliono prendersi la responsabilità di fare una scelta. Si tratta in genere di persone facilmente influenzabili oppure con poca abilità di capire cosa vogliono veramente. In questi casi il miglior consiglio che puoi dare loro è spingerle a prendere una decisione in modo autonomo, senza condizionarle con le tue risposte.

8) Non dare un consiglio se non è richiesto. Un consiglio ha una minima probabilità di essere ascoltato se è richiesto, quando invece non è richiesto le probabilità rasentano lo zero. Ma che fare se senti che proprio non puoi tacere? Cerca almeno di dare un consiglio fingendo di non darlo. Potresti lasciare in giro un certo libro, lasciare acceso un certo video, pronunciare distrattamente una certa frase, ovviamente tutto "per caso". La persona non deve minimamente accorgersi che le stai suggerendo qualcosa, e se mai coglierà il suggerimento, avrà la sensazione che sia stata una sua scoperta.

9) Sei coerente con i tuoi consigli? Con le tue azioni quotidiane dimostri di essere la persona adatta a dare il consiglio che vuoi dare? Ci sono persone squattrinate che danno consigli sui soldi, persone poco socievoli che danno consigli sui rapporti, persone poco sane che danno consigli sulla salute e così via. Il primo modo di farsi ascoltare è essere coerenti con ciò che si afferma, sennò è inutile anche solo cercare di parlare.

10) Non confondere il consigliare un adulto con l'educare un bambino. Anche se ogni consiglio dovrebbe avere sempre come obiettivo quello di educare la persona, un conto è consigliare un adulto e un altro è educare un bambino. Educare è molto più che dare consigli, è prendersi la responsabilità di condurre a maturità di pensiero e azione una creatura in evoluzione; ciò richiede un impegno, una presenza e un darsi che non è richiesto nel caso di rapporti con amici, conoscenti e partner, e che quindi esula dall'intento di questo post.



Chiaramente questi appena dati sono a loro volta consigli non richiesti, ma la natura impersonale del rapporto fra me e te che leggi ci permette di restare distaccati, liberi da qualsiasi aspettativa. Lasciamo che sia il "caso" a decidere se o come spargere questi semi.

Camilla



P. S. Lunedì 27 novembre 2017 ci sarà un nuovo incontro di Filosofia e Spiritualità condotto da me e Daniele Palmieri. Sempre a Milano presso Anima Edizioni in Corso Vercelli 56, alle ore 19:00 (ingresso gratuito). In questa serata il dibattito verterà sul tema della meraviglia, una dimensione interiore preziosa e incontenibile, alla base di ogni scoperta e tensione verso l'assoluto... Ti aspettiamo!






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29 ottobre 2017

Quello che ti è successo

"L’esperienza non è ciò che accade a un uomo. È quello che un uomo fa con ciò che gli accade". (Aldous Leonard Huxley)

Le esperienze segnano, questo è fuori di dubbio. Ma in che modo lasciano una traccia dentro di te? In che modo determinano quello che sei e che sarai? La risposta a queste domande dipende da te, da come "usi" quello che ti è accaduto.

Un veleno può intossicare; lo stesso veleno può essere usato per elaborare un antidoto. Un ostacolo può farti desistere dal proseguire sulla strada scelta, o spingerti a diventare qualcosa di più grande e superarlo.

A. Jodorowsky afferma che il trauma non è la causa di un comportamento disfunzionale, ma è solo una leva che permette a quello stesso comportamento di manifestarsi liberamente laddove prima era latente. Ovviamente non vuole sminuire il ruolo delle difficoltà e dell'ambiente, ma evidenziare come a volte credi di essere determinato da quello che ti è successo, mentre sei tu a usare quello che ti è successo per poter manifestare quello che ti porti dentro.

In questo modo giustifichi a te stesso l'avere paura, il sentirti vittima, l'aver scelto strade oscure, lontano dall'anima. Ti dici che hai buttato la spugna, che hai delle difficoltà, perché hai avuto un trauma o sei stato ostacolato. Ti senti vittima del passato, ma sei tu che stai usando il passato per perpetrare la tua condizione di impotenza.

La configurazione che ti porti dentro può essere rilasciata in ogni momento, a patto però di rilasciare il passato, i suoi ostacoli, le decisioni e i patti presi allora.

È tempo che smetti di rinunciare a te stesso e alla tua vita in nome di un passato che non c'è più. Quello che ti è successo può essere stato molto difficile e doloroso, tuttavia puoi usarlo in modo diverso – come un antidoto invece che come un veleno – se solo ti permetti di essere diverso tu.





Camilla


P. S. Lunedì 27 novembre 2017 ci sarà un altro incontro di Filosofia e Spiritualità condotto da me e Daniele Palmieri. Sempre a Milano presso Anima Edizioni in Corso Vercelli 56, alle ore 19:00 (ingresso gratuito). In questa serata il dibattito verterà sul tema della meraviglia, una dimensione interiore preziosa e incontenibile, alla base di ogni scoperta e tensione verso l'assoluto... Ti aspettiamo!






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