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Prima che sia troppo tardi

È il tuo ultimo giorno sulla Terra. Il tuo tempo è finito. Sei nel tuo letto e sai che, la prossima volta, non ti risveglierai.

Si avvicina qualcuno. È un uomo. Non riesci a mettere a fuoco il suo volto, ma senti che la sua presenza ti fa piacere.

"Chi sei?" gli chiedi.
"Sono qui per aiutarti ad aiutare" risponde.
"Non capisco..."
"C'è una persona che devi aiutare e sono qui per fare in modo che tu lo faccia".
"Ma io sto morendo", rispondi debolmente, "e non sono certo nelle condizioni di aiutare qualcun altro".
"In realtà lo sei, proprio perché stai morendo".

Ti giri verso di lui per guardarlo, vorresti conoscere il suo volto, scrutare nella luce dei suoi occhi, ma tutto sembra così opaco e indefinito; lasci stare e prosegui con la conversazione.
"Spiegati meglio..." rispondi.
"Qualcuno ha bisogno di leggere la tua lettera".
"La lettera? Quale lettera?"
"Quella che mi detterai fra poco e che io trascriverò per te".

La faccenda appare strana, ma vuoi saperne di più.
"Senti", puntualizzi, "non sono sicuro di aver capito bene... In ogni caso, chi è questa persona?"
"È una persona che, a differenza di te, ha ancora molti giorni da vivere".

L'uomo tira fuori da un borsone di pelle una vecchia macchina da scrivere [ma esistono ancora?]. La poggia sulle sue ginocchia e poi vi inserisce uno spesso foglio di colore giallognolo. "Cominciamo" dice.
"Come si chiama il tizio?" domandi, con un tono che non ha ancora deciso se essere annoiato o curioso.
"Il suo nome ora non ha importanza. Al momento opportuno tutto ti sarà chiaro. Per favore, comincia a dettarmi la lettera".

"Caro tizio di cui non so il nome..." dici a voce alta, un po' sbuffando.
"Bene" risponde l'uomo dal volto sfocato, e comincia a battere qualcosa sui tasti.
"Sono qui a dettare questa lettera nel giorno della mia morte e... Ok, ma ora cosa dovrei dire?" chiedi.
"Racconta se sei felice" suggerisce il tuo trascrittore.
"Scusa!?"
"Sì, racconta se sei felice, se sei felice in questo momento".
"Ecco, a dire il vero, come puoi pensare che un morente possa essere felice?"
"Certo che può esserlo" risponde lui. "Se ha vissuto pienamente, se non si è fatto condizionare dalla paura, un morente si avvicina al momento del trapasso con un senso di completezza, pace e gioia, perché sente di non avere più niente in sospeso: il suo spirito è pronto per l'adesso, senza rimpianti".

Attendi qualche istante prima di continuare il discorso.
"Vuoi dire che, se non sono felice adesso, è perché ho dei rimpianti?"
"Dunque, hai dei rimpianti?" ti chiede lui, rimarcando la tua domanda.
"Chi non ha rimpianti...?"
L'uomo rimane in silenzio, attende che tu risponda.

"Ci sono delle cose... Vorrei che fossero andate diversamente" ammetti infine.
"Molto bene. Racconta".
"E in questa lettera indirizzata a uno sconosciuto dovrei raccontare le mie frustrazioni?!"
"Stai per morire, giusto?" ti chiede l'uomo misterioso.
"Sì..." rispondi, quasi mugugnando. E non aggiungi altro. Il messaggio è chiaro: perché mai preoccuparti di ciò che penserà uno sconosciuto di te, se fra poche ore non ci sarai più?

Cominci a dettare qualcosa...

Caro tizio di cui non so il nome, oggi è il giorno della mia morte e desidero parlarti dei miei rimpianti... Cioè, in realtà non lo desidero, però sembra che sia la cosa giusta da fare...

"Continua" commenta l'uomo dal volto sfocato.

Mi hanno appena chiesto se sono felice. Certo che no: sto morendo! Ma poi la persona che sta trascrivendo questa lettera mi ha fatto pensare, e ho capito che non è la morte imminente a rendermi infelice... ma è la vita che non ho vissuto!

Lui accenna un sorriso. Non vedi le sue labbra, ma sai che è così, sta sorridendo compiaciuto, mentre preme ritmicamente con le dita sulla tastiera, prendendo nota delle tue parole.

Quando ero giovane, un ragazzo appena, sognavo di diventare un grande esperto di lingue e di culture. Per farlo avrei dovuto studiare molto, viaggiare, impegnare tempo, denaro... In famiglia, tuttavia, c'era bisogno di me, e ogni mio desiderio di intraprendere quella strada era avvertito come una fantasia poco concreta che creava solo dei problemi... Alla fine ho mollato tutto. Ho lasciato stare, ho scelto di 'vivere alla giornata' e far contenti gli altri.

A questo punto ci vorrebbe una sigaretta. Ma forse non riusciresti neanche a tenerla in mano.

Non so che darei, invece, per tornare indietro e lottare per il mio futuro... Sì, lottare per difendere il mio sogno, e magari diventare il migliore nel mio campo... Il migliore! Il migliore non in confronto agli altri, ma in confronto a me stesso, a quello che posso dare, scoprire, costruire... Dovremmo fare un mestiere che ci faccia sentire vivi, che rispecchi la nostra unicità... Ma ci vuole passione, volontà, impegno... 

Lo sconosciuto continua a battere sui tasti andando ogni tanto a capo, raccoglie i tuoi pensieri e aspetta ogni volta che tu ne aggiunga altri.

Pensare al momento presente è una bella cosa, ma se diventa una scusa per trascurare il tuo futuro, allora è una scemenza. Non avrai sempre tutta quell'energia di cui disponi quando sei giovane o quando hai ancora strada davanti a te... Non fare come me: non aspettare, non rimandare, non credere che tanto poi le cose si sistemeranno da sole! Non accettare di essere una persona che fa contenta gli altri se questo richiede di rinunciare a una strada che ti sta chiamando... Metti a fuoco i tuoi sogni, fallo oggi, e poi metti giù dei progetti per raggiungerli! Nessuno ti regalerà niente, ma se lotti duramente, se ti impegni, se decidi di eccellere, allora avrai una possibilità... La possibilità di non avere rimpianti, di essere felice.

Voglio dirti anche un'altra cosa... Coltiva i rapporti con le persone e non rinunciare mai all'occasione di sentir battere il cuore; non importa se rischi di essere rifiutato o di fare una figura imbarazzante. In ogni caso, circondati più che puoi di persone amichevoli e dallo spirito frizzante, ma non provare astio verso coloro che compiono ingiustizie o si comportano miserabilmente. 
Quando tutto andrà a rotoli, quando la vita ti metterà a dura prova, a mantenerti in piedi sarà la forza dei rapporti che avrai costruito. Senza gli altri, senza la luce della condivisione, non siamo e non abbiamo niente. 
Ricorda tutto questo, mettilo in pratica, prima che sia troppo tardi.


Non parli più. L'uomo misterioso smette di scrivere a macchina.

Da dove sono uscite le parole? Non importa, è quello che pensi, e poi la vicinanza della morte ti aiuta a essere più lucido, a focalizzare ciò che conta davvero.

"Ehi, la lettera è finita" sottolinei, rompendo il silenzio che nel frattempo è sceso nella stanza.

Il tizio dal volto indefinito fa un cenno con il capo, estrae il foglio dalla macchina, si alza e si avvicina al tuo letto.
"Ecco qui. Firmala".
Ti mette una penna in mano. Tremi, sei debole, non c'è altro da fare, firmi.

"Ora devo andare" dice, raccogliendo le sue cose. "È davvero un peccato che tu non abbia ricevuto una simile lettera quando ne avresti avuto bisogno". Mentre proferisce queste parole, piega il foglio e lo inserisce in una busta. Sembra sorridere, ancora una volta. Sorride sotto i baffi. Sì ha dei baffi, dei strani, lunghi baffi. Ora puoi vederli. E porta anche un grande cappello nero. Come hai fatto a non notarlo prima? Eppure non riesci a scorgere altri dettagli: i lineamenti del suo volto sono ancora stranamente indefiniti.

Poi aggiunge: "Hai fatto una buona azione: la persona che leggerà questa lettera avrà molto su cui riflettere e magari riuscirà a non sprecare la sua vita, diversamente da come hai fatto tu".
[È un apprezzamento o una pugnalata?]

Vorresti dire all'uomo di non andare, di fermarsi con te un altro po', per farti compagnia, per raccontarti qualcosa di più sulla persona che leggerà le tue parole... ma non riesci a dire nulla; la voce ti si strozza in gola e improvvisamente senti un grande peso sopra il petto, è il peso del mondo che non c'è più, il peso della vita che sta finendo... "Aspetta" stai pensando. Ed è il tuo ultimo pensiero.



Madido di sudore, apri gli occhi boccheggiando, come se fossi reduce da una profonda apnea. Che ore sono? Guardi la sveglia. Sono le due di notte. E poi ricordi. Ricordi l'uomo dal volto sfocato, ricordi te, disteso nel letto di morte. E ricordi la lettera.

"Che strano sogno...". Vorresti rimetterti a dormire, fra qualche ora dovrai alzarti presto. Quel sogno, tuttavia, stuzzica i tuoi pensieri, almeno per un po', finché la stanchezza, di nuovo, prevale.

L'indomani, tornando a casa, dopo una giornata come tante altre, la custode ti ferma all'ingresso del palazzo.
"Buonasera! Un signore ha lasciato questo per lei... Ecco qui".
"La ringrazio".
È una busta. Mentre ti dirigi verso l'ascensore, posi distrattamente lo sguardo sulla frase scritta sopra: "Ora conosci il nome del destinatario".

Smetti di camminare. Ti volti nuovamente verso la custode, con un senso di urgenza.
"Mi scusi, che aspetto aveva il signore che le ha lasciato la busta?"
"Che strano, non riesco a ricordare il suo volto, ma certamente aveva dei baffi eccentrici e un grande cappello".
Non sai cosa dire, ti gira la testa...
"Ah, dimenticavo", aggiunge la custode, "si è raccomandato di riferirle che lei deve leggere la lettera prima che sia troppo tardi".

Camilla




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