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Preghiera

Un amico mi ha detto che non sa pregare e che invidia il fatto che io "sappia" farlo. Quando mi ha chiesto "istruzioni", sul momento sono rimasta un po' basita, perché per me si tratta di qualcosa che semplicemente accade; un po' come se qualcuno mi avesse chiesto "Insegnami a digerire quello che mangio...".

Nella mia testa non esiste la possibilità di non pregare: l'ho sempre fatto, forse anche prima di iniziare a parlare... Da bambina non sapevo che quello che facevo fosse pregare: mi avvicinavo a un albero e mi sentivo grata per la sua presenza.
Oppure guardavo le stelle e sentivo di ricevere come un istantaneo supporto a livello del cuore.
Non ricordo quando Gesù mi venne "raccontato" per la prima volta, ma ricordo che nei miei territori interiori parlavo spesso con il Cristo. A Lui, come agli alberi e alle stelle, non ho mai chiesto niente. Non mi veniva in mente che avrei potuto chiedere qualcosa; semplicemente cercavo un contatto e mi sentivo grata per quella interazione.

Il mio pregare non è cambiato molto da allora, perché in essenza si tratta proprio di questo: un momento di contatto e di grazia con qualcosa che è sottile, invisibile, immutabile, e che pure è radicato in questo mondo, nelle sue forme, nelle sue vie.

Oggi, contattare il Cristo significa per me contattare un'energia guerriera, il cui amore è fatto di spade che tagliano rami secchi e marci. Quando sento questa energia, dunque, ho la sensazione che non abbia niente a che fare con la figura di cui parlano le religioni e le altre persone.
Quanto alle stelle, a volte ho la sensazione di essere in vita solo grazie a loro e per loro volere; poterle osservare è per me fonte di gioia indicibile.
Il mio rapporto con gli alberi si è anch'esso intensificato. Mi accorgo di loro, dei loro messaggi, in continuazione. Sono un infinito di mistero, sono sapienza divenuta bellezza, sono amore, infinito amore.

Pregare con un albero è semplice e intenso.
Fai un giro al parco e scegli un albero che ti ispira una buona sensazione: armonia, bellezza, accoglienza... qualunque sensazione positiva. Siediti accanto al suo tronco e osserva la sua grandezza, il suo crescere a dispetto di qualunque cosa accada. Rivolgigli la parola "Grazie". E poi specifica il tuo essere grato: "Grazie, albero, per essere così saldo sulle tue radici, e così pieno di vitalità da ergerti verso il cielo. Grazie, albero, per le tue foglie, per la tua ombra, per il tuo esserci senza giudizio. Grazie, albero, per essere così pieno di mistero eppure così reale". E lascia che ogni cosa, fra te e lui, sia.

Ecco, questo è preghiera: esserci con l'essenza e sentirsi grati per questa possibilità.

Molte persone credono che pregare sia chiedere qualcosa, soprattutto nei momenti di necessità.
Non c'è nulla di male nel chiedere, ma non è pregare. E, soprattutto quando si chiede da uno stato di "bisogno", è anche molto poco efficace.
Ringraziare per ogni accorgersi, invece, per ogni esserci, anche se in modo inspiegabile, è qualcosa che attiva insperati coraggi e nuove visuali.

Sii disposto ad accogliere ciò che va oltre quel che appare; fidati dell'irrazionale, dell'intangibile, dei territori misterici che l'educazione ha tagliato via dalla tua "realtà". Fidati dell'invisibile che colma il tuo spirito.

Il "lato invisibile" della vita è tale fino a quando non lo accogli nelle tue possibilità interiori: quando ti accorgi di esso, quando accetti di esserne parte, si trasforma in preghiera.





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