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25 giugno 2013

Bussola

Una voce senza voce, un richiamo verso un luogo che non è luogo, emerge dall'oscurità dell'ignoto ogni volta che si fa spazio nell'anima. "Vieni a me" è il suo messaggio. "Sii ciò che sei" la sua benedizione.

Siamo stati educati a cercare la sicurezza, prima che la gioia. A cercare l'essere approvati prima che il nostro sentirci veri. Abbiamo dimenticato (o forse non abbiamo mai saputo) che prendersi cura non è controllare, che nutrire i propri sogni non è fantasticare, che amare non è rinunciare. La nostra mente e le nostre emozioni hanno soppresso e poi dimenticato che sotto ogni apparenza c'è una trama di luce.

Molti si stanno risvegliando, si ribellano all'assurdità di una vita costruita senza geometria, senza magia. Fanno il possibile per accendere ogni fuoco, ma accade che possano sentirsi persi, tirati tra chi non vede e tra chi crede di vedere ma illude e si illude.
Come orientarsi? Esiste una bussola?

Quando pensi di essere arrivato, in realtà sei appena partito.
Quando pensi di aver trovato il porto dove fermarti, giunge la tempesta che ne rompe gli argini.
Quando pensi di essere al sicuro, crolla la torre della tua certezza.
Quando pensi di essere libero, le tue scarpe si fanno pesanti e ti legano al suolo.
Quando pensi che la notte sia profonda, incomincia l'alba.
Quando pensi che il tuo cuore abbia dato tutto ciò che poteva, scopri che non si è mai aperto.
Quando pensi che sia rimasta solo terra fredda e cemento, scorgi una pianta e i suoi primi fiori.
Quando pensi che la vita sia andata via, la vita torna più forte.
Quando pensi di avere paura, senti l'armatura addosso e la spada fra le mani.
Quando pensi che non hai più la forza per camminare, appare l'abisso e ci salti dentro.
Quando pensi che non proverai più emozione, l'emozione ti sorprende.
Quando pensi che tutto è finito, tutto sta cominciando.
Quando pensi che hai bisogno di una bussola, il dubbio ti impedisce di trovarla.

Se vendi te stesso, gli altri venderanno i tuoi sogni.
Se cerchi la pace, l'anima ti farà guerra.
Non sei qui per vivere meno di ciò che sei, non sei qui per rifugiarti in un porto sicuro.
Questa vita è un viaggio, non una meta.

Dov'è la tua bussola? Dove si trova? L'hai mai ascoltata?







20 giugno 2013

Creatività

Avete mai avuto la sensazione che durante i momenti di sofferenza aumenti la creatività? Ci sono scrittori o pittori, ad esempio, che traggono ispirazione dai momenti più difficili. Funziona proprio così? ... La risposta è "sì" e "no" allo stesso tempo.

Il dolore può fare da leva per comunicare con parti profonde di noi e spingerci a indagare quei territori che altrimenti avremmo lasciato nel dimenticatoio. Gli artisti hanno spesso preso ispirazione e nutrimento dalle proprie frustrazioni.

Nuove possibilità creative, tuttavia, si stanno facendo strada sul Pianeta. Quello che voglio dire è che ulteriori frequenze più alte e gioiose oggi si rendono disponibili alla coscienza degli esseri umani e ci invitano ad abbandonare le vecchie valigie che, con il loro peso e contenuto oramai stantio, non ci servono più.

Sotto il velo minaccioso della crisi c'è una nuova realtà emergente che si rende disponibile a chi si sintonizza con le sue vibrazioni. Anche lo spirito artistico, di conseguenza, si sta adattando e ci induce a creare partendo dalla gioia e dalla soddisfazione, e non dalle romantiche visioni astrali, tanto care a quei "poeti" che amano sognare all'infinito, chiusi nell'impossibilità dei loro desideri.

Intendiamoci, il "lavoro" con le ombre non cesserà mai di esistere, ma la focalizzazione della nuova realtà non sarà tanto sull'oscurità quanto sugli aspetti costruttivi. Qualcuno avrà già notato questa trasformazione anche nella propria vita, accorgendosi di come il contatto con le proprie ombre si sia fatto più veloce o esasperato, ma in modo tale da agevolare il passaggio verso le qualità più luminose.

Ecco allora che moltissimi fra noi cominciano a dedicare la propria attenzione ad attività o compagnie che nutrono nel profondo. C'è chi va a raccoglier pietre colorate al parco, chi crea l'orto in balcone, chi si iscrive a un corso di canto. Chi risponde con un sorriso, chi va oltre, chi semina speranze. I terroristici notiziari alla tv, le polemiche di chi ha voglia di litigare, oppure tutto quello che fa perdere troppo tempo ed energia, non sono più così attraenti come una volta!

Ahimè, c'è anche chi rimane attaccato alle vecchie valigie (modi di essere e di fare, credenze e tanto altro) e da lì non si schioda: possiamo augurarci di contagiare costoro con il nostro esempio, ma la scelta per il cammino degli altri non spetta a noi.

Per sciogliere quanto prima dolori e frustrazioni, e lasciar spazio a frequenze di realtà più luminose, dobbiamo operare sapientemente: abbracciamo ogni ombra, senza paura e senza giudizio. L'oscurità non va osteggiata né temuta, ma accolta come fosse un figlio bisognoso d'essere amato. Quando il Cristo afferma di "porgere l'altra guancia" non invita ad atti masochisti, ma indica un modo alchemico di affrontare ciò che ci viene contro: accoglierlo invece di andargli contro a nostra volta.

Tanto più abbracciamo le ombre, tanto più veniamo abbracciati dalla Luce.
Siamo come genitori nei confronti delle ombre. Ma come figli nei confronti della Luce.
E come figli della Luce dobbiamo imparare ad affidarci e a crescere.

Non illudiamoci che sia un desiderio ovvio o un cammino scontato. Essere Luce è la sfida più grande. Soffrire, invece, è facile: alimentare il dolore, lasciare che contamini ogni cosa, non richiede coscienza, non richiede trasformazione.

Splendere della nostra massima Luce è un'opera ardua, che va conquistata. Ma è anche l'opera più bella, l'atto creativo per eccellenza!



Img credits: ©2013 *IgnisFatuusII



18 giugno 2013

Relazioni appaganti

Care donne, questo scritto è per voi, ma anche gli uomini possono trovarvi spunto di riflessione. 
Si tratta di un vecchio post del 2011 ma ho deciso di aggiornarlo a data odierna, chiarendo e modificando alcuni passaggi. Lo trovo un po' "tecnico" ma lo considero comunque essenziale... Buona ri-lettura!

Il giardino va coltivato

Se per noi è importante avere una relazione appagante e costruttiva, non dobbiamo affidarci al caso. Nessun buon giardiniere si affida al caso per la cura della sua terra: sa quali semi proteggere e quali erbacce sradicare.

Le donne a volte si affidano al caso e non se ne rendono conto. Come insegnano le antiche Leggi, la donna è la "responsabile" di una relazione, occorre allora che il gentil sesso faccia particolare attenzione agli "ingredienti" che sceglie, quando decide di avventurarsi in un nuovo rapporto.

Spesso sento dire che l'amore è tale solo quando è spontaneo. Eppure nessuno si preoccupa della spontaneità quando è il turno di indossare la propria bella maschera pur di attirare la persona di cui ci si è invaghiti.

Facciamo attenzione alle parole: "spontaneo" non significa "affidato al caso" o "lasciato nel disordine delle emozioni". Spontaneo significa "che fluisce". La forza che fa germogliare un seme è un principio vitale di cui non possiamo avere "controllo": attraverso di essa il mistero stesso della vita agisce e in questo vi è spontaneità. Ma possiamo e dobbiamo avere cura del seme che si trova nel nostro giardino, affinché la sua crescita possa fluire. La vita è geometria, presenza, ritmo, intelligenza. Senza intelligenza profonda, nulla può veramente fluire.

L'uomo insoddisfatto e l'uomo di successo

Un uomo che non sia soddisfatto né veramente realizzato in ciò che ha costruito, molto facilmente tradirà la sua donna, fisicamente o con il suo modo di essere. Essendo intimamente insoddisfatto e frustrato, avrà il bisogno di attingere a continue sorgenti di gratificazione istantanea. Che si tratti dell'amante, del video-gioco o di qualunque dipendenza, il punto centrale della questione è che lui avverte un vuoto interiore perché non è stato capace di farsi "canale" della creatività che vuole esprimersi attraverso di lui.

Ogni uomo ha il suo modo speciale di costruire, ma deve scoprire qual è e assecondarlo, o cadrà nella frustrazione. Un uomo realizzato, al contrario, sarà un buon "canale" e quindi si farà tramite di una buona qualità di energia-luce.

Gli uomini generalmente criticano le donne che sono attirate da uomini di successo. Naturalmente, sovente si tratta di uomini "non realizzati". Non sanno (o forse è doloroso per loro riconoscere) che le donne istintivamente hanno capito che un uomo "di successo" è un uomo che ha trovato il modo di realizzarsi e che quindi non abuserà della luce di lei.

Vero è anche che le donne non sempre hanno ben chiaro cosa significhi essere "di successo", e scambiano simboli di ricchezza esteriore, come l'automobile potente o la villa al mare, per simboli di successo. Un uomo di successo non è per forza un uomo ricco (tuttavia, fluendo con ciò che fa, difficilmente sarà in ristrettezze economiche), ma è soprattutto un uomo che ha trovato la propria vocazione.

Impariamo dalla natura

La donna che veramente desideri una relazione appagante dovrebbe guardare in modo lucido all'uomo che sceglie, e conoscerlo bene prima di permettergli di avvicinarsi.

Per una volta, impariamo dalla natura: le femmine di tantissime specie animali selezionano il maschio più forte e affidabile prima di accoppiarsi. E non solo perché così si assicurano un buon "fornitore di pappa e protezione" (questa è logica umana), ma perché sono collegate con il loro istinto femminile e sanno che, una volta scelto un compagno, avranno la tendenza a proteggere lui e la famiglia, qualunque cosa accada.
Questo istinto è presente anche nelle donne della specie umana: una volta che la donna permette a un uomo di entrare nel suo "territorio", qualcosa in lei (chiamiamola "forza della Natura") tenderà a farle perdere lucidità e a spingerla a difendere la coppia, indipendentemente da come si rivelerà essere il partner maschile ("Arrivo a lamentarmi, ma non lo lascio").

Se una donna ignora le forze che si attivano in lei quando dà vita a un rapporto di coppia, può facilmente permettere che la sua energia venga predata. Ad esempio, potrebbe sentirsi attaccata a individui della specie maschile da cui invece dovrebbe scappar via a gambe levate, scambiando tale attaccamento per "amore", quando invece si tratta di "forza biologica" in azione!

Una donna, inoltre, dovrebbe  - anche e soprattutto - guardare a se stessa per capire che tipo di compagno ella può "attirare". Perché non è vero che gli opposti si attraggono. Si attrae invece ciò che è simile.
Attraiamo il partner che è simile o in complementarietà con la nostra vibrazione. A volte sembra "diverso" solo perché il partner ci presenta in modo esplicito una parte di noi che invece abita nell'inconscio.

La donna bisognosa e la donna emotivamente autonoma

Così come un uomo insoddisfatto della propria vita è un pericolo per la relazione, allo stesso modo lo è una donna bisognosa, ossia colei che crede di non poter essere felice se non ha le attenzioni del partner. Una donna bisognosa cerca fuori quello che invece possiede dentro di sé per sua stessa natura: la capacità di essere soddisfatta e di essere nutrita dalla sua stessa luce. Cosa che accade quando si occupa di se stessa e conosce il proprio valore.

Questo non significa che la donna perda interesse nel sentirsi appagata con un uomo. Tutt'altro! Ella sceglierà  non in base a bisogni e attaccamenti, ma in base alla propria libertà e autonomia interiore. Consapevole del proprio valore, accoglierà solo colui che "brilla" con altrettanta intensità.

Spesso, tuttavia, una donna confonde il desiderio di sentirsi appagata con il desiderio-bisogno di avere un uomo che la faccia sentire importante, il che significa che comincia a cercare la fonte del suo soddisfacimento al di fuori di se stessa. Istruita e radicalmente condizionata da una cultura maschilista, si convince di aver bisogno di un uomo per poter accedere al proprio appagamento, ecco allora che finisce col trasformarsi in una donna bisognosa. Una donna bisognosa, ahimè, è facile preda dei "ladri di luce", degli uomini insoddisfatti e incapaci di collegarsi con l'energia creativa della vita e che usano altri esseri umani per cercare un istantaneo appagamento che mai potrà nutrirli fino in fondo.

Una donna non bisognosa, cioè emotivamente autonoma, non è una donna fredda o che non prova emozioni profonde, ma è una donna che sa trovare nutrimento dentro di sé.
La donna è collegata al cuore più facilmente degli uomini. Ed è il cuore la vera sorgente di ogni nutrimento e appagamento, ecco perché ella, in verità, è più autonoma di quanto si possa immaginare! Ed ecco anche perché la Natura "interviene" con una forza biologica che spinge il femminile ad attaccarsi e a proteggere la coppia.

La responsabilità nella coppia

Un uomo di successo e una donna emotivamente autonoma hanno costruito un buon rapporto con l'energia creativa della vita, e per questo ne ricevono sempre più luce e nutrimento. Sia l'uomo sia la donna sono responsabili di come coltivano e fanno crescere questo loro rapporto con l'esistenza.

Per quello che riguarda una relazione di coppia, tuttavia, la responsabilità di amministrare l'energia-luce che circola all'interno del rapporto appartiene alla donna.

Attenzione... Non sto dicendo che la donna deve darsi da fare per tenere tutto "a posto" e che l'uomo non debba fare un emerito niente di niente! Sto parlando di qualcos'altro. Sto parlando della responsabilità che una donna ha quando sceglie un partner e quando poi ci costruisce un percorso di coppia.

La donna ha il compito di assicurarsi che colui che le si avvicina abbia le caratteristiche adatte a sostenere la coppia. L'uomo avrà sempre un suo modo di realizzarsi nella vita; sta a lei scegliere se accettare o meno questo modo prima di dare inizio a una relazione.
Invece cosa accade di sovente? Lei accetta un frettoloso corteggiamento, ignora disastrosi segnali di allarme e poi, quando la coppia riesce comunque a nascere, si lamenta che lui non va bene e che crea problemi!

Una volta che la coppia si è formata, inoltre, è assurdo e innaturale chiedere a un uomo di "innaffiarla" di sua spontanea volontà. Ma lei ha il compito di insegnarglielo. Come? Non certo lamentandosi. Ma usando sapientemente due ingredienti:
1) Continuando a sentire l'appagamento dell'occuparsi autonomamente di se stessa;
2) Gratificando lui ogni volta che se lo merita, anche per le azioni più piccole. Ed evitare di farlo quando invece non se lo merita.

E se lui non "impara", è bene che lei prenda le dovute distanze... Ah, no! Non parlatemi di "amore e sacrificio", care donne! Il sacrificio non è quello che vi mantiene dentro una relazione che vi fa sentire frustrate e inappagate! Non è quello che vi fa sentire "comode" nel lamentarvi di quello che non va!

Attirare l'uomo giusto

Una donna che è bisognosa nei confronti di un uomo, non è nelle condizioni di amministrare la luce di una relazione né meno che mai di attirare l'uomo giusto. E per "giusto" non intendo l'uomo qualunque o quello che "ma sì, può andare". Intendo l'uomo veramente adatto a lei, alla sua anima e al suo corpo.

Una donna non deve cercare un uomo, deve cercare la fonte del proprio appagamento dentro di sé. In questo modo ella può attirare l'uomo "giusto" con il suo modo di essere, con la frequenza che emette nella sua vita. E in ogni caso si sentirà libera di scegliere se concedergli o meno il privilegio di entrare in una relazione.

La donna sa che la relazione è un luogo sacro, dove la luce di entrambi può farsi mezzo per una crescita ulteriore al servizio di un bene più grande, mentre l'uomo deve impararlo - e desidera impararlo - da una donna. Una lezione che è possibile vivere solo quando entrambi i partner sanno coltivare la propria stessa luce.






Per approfondimenti:
La Qabbalah e le leggi spirituali per la coppia felice di Yehuda Berg
Il profumo del sorriso di Francesco e Gabriella Varetto
Uomini, soldi e cioccolato
di Menna Van Praag (anche in audiolibro)
Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés
Dire basta alla dipendenza affettiva di Marie-Chantal Deetjens

... e Falli soffrire di Sherry Argov
(per nulla scontato, affronta in modo diretto i problemi creati dalla bassa autostima delle donne nella relazione)


Nota

A chi mi chiede come applicare questi principi nel caso di una coppia omosessuale, non posso rispondere con chiarezza poiché nelle coppie omosessuali, dal punto di vista energetico, entrano in gioco ulteriori fattori che ho scelto di non approfondire nei miei studi. Tuttavia ho molti amici omosessuali che mi fanno pressione, a loro quindi dico semplicemente di cercare di individuare quali siano le forze maschili e femminili in azione dentro di sé, e permettere alla forza maschile di costruire qualcosa nella vita in modo pratico e che rifletta la propria vocazione, e a quella femminile di selezionare e/o educare la coppia nel modo sopra descritto, facendo sempre e comunque perno sulla propria autonomia emotiva.

7 giugno 2013

L'Inversione del Desiderio

La Comfort Zone

Oggi voglio parlarvi di quella che per molti è un ostacolo: la "Comfort Zone". Di cosa si tratta? La Comfort Zone è per definizione una zona in cui ci sentiamo al "sicuro". Non si tratta di un territorio fisico quanto di un modo di essere, di uno stile di via che ci protegge dall'esporci a situazioni dolorose.

In genere, sappiamo di essere fuori dalla Comfort Zone ogni volta che ci confrontiamo con situazioni in cui proviamo disagio o nelle quali può emergere la nostra insicurezza. Fuori dalla Comfort Zone, l'immagine idealizzata che abbiamo di noi stessi potrebbe crollare miseramente, facendoci sentire il dolore del rifiuto, del non essere all'altezza o del sentirci incapaci nel fare qualcosa.

La Comfort Zone non è sempre evidente e molte persone ignorano di averne una. Ci sono, ad esempio, sensazioni come stanchezza o pigrizia, che potrebbero essere una "strategia" adottata dalla nostra personalità. In questo modo si evita di investire nella costruzione di un percorso "più grande", perché si ha la paura di fallire. Che ne siamo consapevoli o meno, spendiamo grandi energie per mantenerci all'interno della Comfort Zone ed evitare di uscirne. E finiamo per fare scelte che non sono scelte, ma strategie di accomodamento...

Qualcuno potrà anche pensare che in fondo cercare di sentirsi al sicuro non è poi così sbagliato. Ma confonde il nutrire una base di fiducia e sicurezza con l'evitare di soffrire. Ma è proprio evitando il confronto con situazioni "impegnative" che noi rinunciamo a costruire le nostre possibilità.

Tra le conseguenze dell'evitare il dolore, ci sono anche le dipendenze: gioco d'azzardo, internet, pornografia, cibo... Le dipendenze, infatti, crescono là dove cerchiamo il piacere per fuggire dal dolore. Purtroppo "l'educastrazione" (cit. S. Brizzi) di questa nostra epoca ci ha allettato con il piacere della gratificazione immediata, al punto che non riusciamo più neanche a renderci conto del prezzo che paghiamo per essa.
Vivere nella Comfort Zone è come reiterare all'infinito la gratificazione immediata. Ma prima o poi pagheremo un amaro prezzo per questo: l'accorgerci di aver buttato via la nostra vita.

Come possiamo pensare di crescere senza "sacrificare" qualcosa? Di poter ricevere senza dare? Di poter riposare senza prima affaticarci? Il principio del piacere risiede nella strada intrapresa per ottenerlo: nel prenderlo direttamente, senza essercelo "guadagnati", paradossalmente ci esponiamo all'infelicità e alla insoddisfazione.

La Forza di Avanzamento

Il Metodo di Phil Stutz e Barry Michels è un libro che ho trovato molto interessante e dove la Comfort Zone è descritta in modo efficace. Gli autori forniscono, tra i vari, anche uno "strumento" per imparare a uscire da questa "zona di comfort". Io conoscevo già alcune varianti di questo strumento, che evidentemente fa leva sugli stessi principi di base, e non posso che confermarne la validità. Ma prima di rivelare quale sia questo strumento, occorre fare cenno alla "Forza di Avanzamento", che Stutz e Michels citano sempre nel loro libro. Da qui in poi riassumo i concetti espressi dagli autori.

Ci sono individui che si rifiutano di vivere una vita limitata. Affrontano decisi prove, ansie e delusioni, e sono pronti a ripartire ogni volta che occorre. Inoltre, sono assidui nel mantenere quella disciplina che tutti noi sappiamo di dover fare ma che non facciamo: mangiano sano, praticano uno sport e mantengono una certa organizzazione nella loro esistenza. Non perdono mai di vista ciò che vogliono raggiungere nel futuro, si curano di sé e dei propri sogni.

Ci sono altre persone, invece, che appartengono alla categoria degli "evitanti". Il soggetto evitante si occupa solo della gratificazione immediata e non si assume responsabilità che riguardino il futuro, prossimo o meno che sia. Tipico del soggetto evitante è boicottare la propria crescita artistica o lavorativa, per evitare eventuali rifiuti lungo il percorso.

Citando gli autori, "il senso dei nostri fini futuri non scaturisce dalle nostre riflessioni in proposito, ma dall'intraprendere atti concreti che ci permettono di procedere verso l'obiettivo, Nel farlo, attiviamo una forza più potente del desiderio di evitare il dolore". Si tratta della Forza di Avanzamento.

La Forza di Avanzamento funziona solo se scegliamo di usarla consapevolmente e accettiamo il dolore a essa associata. C'è sempre un dolore implicito nell'avanzare, perché questa è una Legge dell'universo.

Come contattare questa forza e accettare, dunque, il "dolore" a essa associato?
A questo punto ci viene in aiuto lo strumento prima accennato e che Stutz e Michels definiscono "Inversione del Desiderio".

L'Inversione del Desiderio

I primi due passi richiedono la nostra volontà.

1) Scegliamo una situazione che stiamo evitando. Non occorre che riguardi un dolore fisico. Magari stiamo eludendo una sofferenza emotiva... allora rimandiamo di fare una telefonata, di impegnarci in quel progetto che ci attira ma che sfida le nostre forze, o semplicemente di occuparci di una noiosa incombenza.

2) Una volta scelta, immaginiamo il dolore che proveremmo in quella data circostanza. Poi dimentichiamo la situazione in sé e focalizziamoci sul dolore.

Il terzo passo, spiegato qui sotto, rappresenta lo strumento dell'Inversione del Desiderio vero e proprio.
Alla fine del terzo passo dovremmo riuscire a contattare qualcosa di più grande di noi, che è proprio la Forza di Avanzamento, che ci spingerà oltre la Zona di Comfort.

3) Visualizzate il dolore di fronte a voi sotto forma di nuvola. Immaginate di urlare alla nuvola: "Fatti sotto!" Sentite dentro di voi un intenso desiderio del dolore, che vi spinge ad attraversare la nuvola. 
Mentre avanzate, gridate silenziosamente: "Amo il dolore!" Entrate profondamente nel dolore, fino a diventare una cosa sola con lui.
Sentite la nuvola espellervi e richiudete dietro di voi. Dite interiormente con convinzione: "Il Dolore mi lascia libero!" Uscendo dalla nuvola, sentitevi trasformati in pura luce che avanza con grande determinazione.

Quando assumiamo il dolore, dobbiamo farlo nel modo più estremo possibile: che cosa proveremmo nel peggiore dei casi?
Se riusciamo a far fronte alla peggiore delle ipotesi, tutto il resta diventa facile.

Grazie all'Inversione del Dolore, possiamo prendere la nostra generale tendenza a evitare il dolore e addirittura capovolgerla, trasformandola in desiderio di affrontarlo. In questo modo, uscendo dalla Comfort Zone, non solo non cerchiamo di evitare la sofferenza, ma arriviamo a desiderarla. E impulso ci spinge ad avanzare.

Suggerimenti su quando usare l'Inversione del Desiderio:
- Ovviamente, prima di fare qualcosa che vorremmo evitare
- Ogni volta che ci troviamo a rimuginare (invece di agire)

Osservazioni

Quando facciamo un certo sforzo per avanzare, a un tratto persone che ci aiutano e opportunità appaiono sul nostro cammino. Questo accade perché ci connettiamo a Forze Superiori. Tali forze, tuttavia, restano nella loro essenza un mistero. Non possiamo pretendere di "comandarle" a bacchetta: l'universo non ci compenserà come se fossimo una foca ammaestrata ogni volta che troviamo il coraggio di fare un passo avanti. Il senso dell'avanzare, infatti, è ben più profondo!

Esiste una differenza fondamentale tra gli obiettivi che ci poniamo e quelli che l'universo ha in serbo per noi. L'obiettivo dell'universo è di sviluppare la nostra forza interiore, ecco perché le difficoltà non cessano mai veramente. Ma possiamo imparare ad affrontarle, a percorrere strade dove la nostra luce risplenda sempre di più.

Ricordiamoci, infine, che indipendentemente dai nostri scopi nel mondo esterno, la vita ha per noi i suoi obiettivi. E se questi due ordini di obiettivi sono in conflitto, a vincere sarà la vita.




Per saperne di più consiglio la lettura del libro:
Il Metodo di Phil Stutz e Barry Michels

2 giugno 2013

Uscire dal guscio

Con la pratica della meditazione, dopo un po' la mente si acquieta e lascia il dominio della percezione a una coscienza più sottile, a una presenza che sembra pervadere ogni cosa. Sono istanti che mi rigenerano e nutrono. Per contrasto, tuttavia, gli altri momenti della giornata mi appaiono come sotto un "incantesimo del sonno".

Pensavo che con la meditazione avrei accresciuto il mio sentirmi "sveglia" e invece mi sta capitando l'opposto: mi accorgo sempre più di stare come dentro a un sogno. Scorgo la mia mente indisciplinata e scopro che, ogni volta che perdo l'attenzione, si innescano programmi automatici... miriadi di programmi installati nella mia personalità: il programma ansia, il programma aspettativa, il programma di ciò che si può e non si può fare, e così via. Tanti programmi con i quali la mente fa zapping nel mio cervello.
Ecco, devo dire che non è una sensazione confortante. Ci vuole un bel coraggio per continuare a meditare, se è questo l'effetto! (staro facendo ironia?)

Sono cresciuta in una cultura che alimenta gli stati iperattivi e ansiosi della mente, che annulla i dettami dell'anima e confina i sensi del corpo a meri strumenti per ricevere dati e informazioni dall'ambiente circostante, ma mai da noi stessi. Sotto il dominio della razionalità, i sensi finiscono paradossalmente per diventare alleati dell'esterno, e di quello soltanto. Capisco di essere figlia della mia cultura, e che i sensi e la mente sono stati diseducati per sradicarmi da me stessa.

I sensi sono il ponte che porta al contatto con noi stessi. Contattare noi stessi è la prima vera forma di incarnazione, di rapporto. Senza questo contatto, siamo solo un ammasso di carne messo in moto dal rumore della mente... Facciamo un passo indietro, allora. Spegniamo la TV e i videogiochi elettronici, e allontaniamoci per un istante dal rumore delle città. E ripartiamo da domande elementari: Cosa mi piace veramente? Cosa appaga i miei sensi (invece di stordirli)? Come posso aprirmi a un piacere autentico, che mi lasci più libero e pieno di me stesso (invece che a piaceri alterati o indotti)? Qual è il mio colore preferito e che sensazioni mi trasmette? Se vado al parco, cosa mi piace osservare? Cosa posso fare-scoprire-creare per dare gioia a me stesso, indipendentemente dagli altri?

L'essere umano comincia dove comincia il suo accorgersi. Se non si accorge, viene inevitabilmente usato da chi si accorge di lui: forze oscure ed energie contrarie. Anche loro hanno il diritto di esistere... e si nutrono di ciò di cui hanno bisogno: la nostra incoscienza.

A questo punto arriva un qualche commento che mi dice: "Ma il male non esiste, tutto è amore".
Ma io chiedo: quanti, di coloro che affermano ciò, sperimentano effettivamente una realtà al di fuori del dualismo bene-male?
Il rischio è che il principio "dell'amore universale" e del non-giudizio venga confuso con l'autorizzazione a evitare ogni valutazione e anche le opportune scelte che ne derivano.

L'oscurità esiste tanto quanto esiste la Luce, anzi negarne (o giudicarne) l'esistenza non fa che ingigantirla, in quanto ogni principio che viene messe a tacere (o a cui ci opponiamo) cerca sempre la sua via per riemergere con più forza.
Un altro punto, semmai, è cosa farne di questa oscurità. Qui arriva il non-giudizio, qui arriva la presenza, qui arriva colui che osserva. E colui che osserva scopre che oscurità e luce sono entrambe figlie del Cielo.

Non si può sopprimere la Notte a favore del Giorno. Ma ci sono notti e notti. Ad esempio, la qualità oscura della violenza può essere "sfamata" in quelle situazioni dove è opportuno mostrarsi decisi oppure "violentando" la propria indolenza. Il principio oscuro "dell'andar contro" viene così salvaguardato, ma usato in modo più costruttivo.
Non c'è nulla da giudicare, quindi. C'è solo da portare equilibrio fra tutte le cose, sviluppando coscienza!

Le scienze esoteriche ci insegnano che veniamo immersi nella realtà duale con lo scopo di sviluppare un terzo polo che trascenda i due estremi: questo polo è appunto la coscienza. Solo sviluppando la coscienza possiamo davvero trascendere il dualismo. Ma prima di allora, tendiamo a oscillare da un polo all'altro, da un'identificazione all'altra.

Essere identificati con un parte della realtà significa che, pur navigando nel grande oceano di Luce, non lo vediamo, non lo sentiamo. E' come se, pur stando in questo oceano, fossimo a nostra volta racchiusi dentro una grigia sacca i cui bordi ci appaiono come i limiti dell'esistente. L'accesso all'oceano è sempre possibile, ma a causa della sua natura di "creatore", l'uomo deve scegliere "consapevolmente" di attivare il collegamento, di aprire la sacca dentro cui è racchiuso. Nessuno gli regalerà questa libertà.

Il guaio è che l'uomo spesso cerca spiegazioni scientifiche o filosofiche prima di "autorizzarsi" a rompere la sacca in cui è racchiuso. Se il pulcino, prima di assecondare l'impulso a rompere il guscio del suo uovo, aspettasse di "sapere di più" sul mondo esterno, o filosofeggiasse a oltranza sulla possibilità di una realtà più vasta, non nascerebbe mai.

Le "forze contrarie" cui accennavo prima (e che necessariamente fanno parte della nostra realtà duale) ben sanno che gli esseri umani si trovano dentro un guscio e che non possono rompere tale guscio se non "decidono" di farlo. Per questo inquinano i pensieri e le emozioni delle persone, affinché pensino ad altro, facciano altro, in modo tale che l'energia venga consumata invece di accumularsi nel cuore dell'uomo, dove accrescerebbe il desiderio di risveglio.

Siamo esseri creatori e abbiamo sempre il potere di riconnetterci con quell'istinto che ci porta a emergere verso realtà più vaste, che è l'istinto dell'anima. Come creatori, possiamo plasmare il nostro destino, ma il nostro destino è oltre il guscio di ciò che "sappiamo".

Come uscire dal guscio, allora?
Come svegliarsi dal sonno entro il quale siamo rimasti incastrati?

Occorre attingere da una buona fonte di energia, senza sprecarla. Questa energia cresce nella morbida presenza e nell'osservare ogni cosa senza giudizio, rinunciando a precipitare dentro pensieri automatici o a emozioni che si arrotolano su se stesse.
Cresce nella meraviglia che accade annusando un fiore, scrivendo una poesia, abbracciando un albero o guardando le proprie mani con stupore, così come fa un bambino di pochi mesi quando si accorge di averle.
Cresce nell'azione quotidiana del prendersi cura di sé e dei propri sogni, nel portare attenzione alle risorse e non alle mancanze, nello cercare nuove opportunità dietro ogni ostacolo... e in altro e altro ancora (ditemelo voi)!

Attenzione: all'inizio sarà difficile, poi ci prenderemo gusto, e infine non saremo disposti a sopportare niente di diverso!