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26 luglio 2012

Le ultime ore della notte

Sempre più persone stanno facendo esperienza di situazioni difficili ravvicinate. La sensazione condivisa, in linea generale, è che gli eventi negativi siano in aumento. E in effetti è così.
Ma se dirigiamo la nostra attenzione in modo positivo, tuttavia, possiamo accorgerci che sono aumentate anche le occasioni di crescita e guarigione.
Questo accade perché è accelerata la frequenza del tempo. Tutto procede più velocemente.

Se da una parte aumentano le prove, dunque, dall'altra aumentano anche gli aiuti e le risorse. Alcune persone, ad esempio, stanno affrontando le proprie crisi economiche e/o emotive (c'è differenza?) con rinnovata creatività e capacità di reinventarsi.

Questa velocità ci mette a contatto con la conseguenza delle nostre scelte e ci chiede di agire con maggiore responsabilità, sia come individui sia come gruppo. Sappiamo bene, infatti, che occorre impiantare una nuova cultura, dove economia e politica recuperino l'aspetto etico, cioè l'attenzione alle persone.

La Rinascita non verrà dall'alto, dai politici, dai "salvatori". Ma verrà "dal basso", dalla gente comune.
La Rinascita siamo noi ogni volta che ascoltiamo il buon senso, e non la paura... ogni volta che ascoltiamo il bene delle persone, e non l'egoismo.

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.
(Giordano Bruno)

Per partorire una nuova cultura dobbiamo essere uniti, sostenerci, non fare il gioco di chi ci vuole schiavi, timorosi e quindi divisi.

Occorre, come primo luogo, che siamo uniti dentro di noi. Che recuperiamo l'integrità dei nostri valori, la capacità di scegliere e non di re-agire compulsivamente.
E occorre che siamo uniti fuori, costruendo rapporti con le persone attraverso il nostro esserci, la nostra compassione, la nostra capacità di dare e ricevere.

E se piccoli uomini ci deridono, rispondiamo con la forza delle nostre azioni. Quanti di noi, invece, si preoccupano di conservare cose, schemi di pensiero e approvazione, e per questo rinunciano all'agire?
Volenti o nolenti oggi
siamo sfidati a lasciar andare il vecchio mondo.

S
iamo pronti per il cambiamento?
In realtà l'unica risposta possibile è che dobbiamo essere pronti.

Se accettiamo la sfida dell'esistenza, sapendo di essere parte di un mistero che non possiamo "controllare", ma che possiamo vivere, allora permettiamo a noi stessi di essere istruiti velocemente per attraversare questo spazio-tempo accelerato.

Coloro che per migliaia di anni hanno tenuto il pianeta avvolto nelle tenebre, tremano, perché sanno che il cambiamento è alle porte. La loro unica speranza di boicottare il processo è tenerci nella paura, nello sconforto, nella negatività. Ogni mezzo diviene lecito.

Come possiamo fare?
In realtà le "istruzioni per l'uso" sono da sempre disponibili dentro di noi. Molti già lo intuiscono: sanno che dovrebbero fare delle cose (piccole e/o grandi), ma non ascoltano se stessi.
Sanno ciò che è bene o è male, ma rimandano al futuro il momento per prendere una posizione.
Sanno che c'è di più oltre quella porta, ma non cercano la chiave per aprirla perché l'ignoto fa più paura della certezza di una vita automatica.

Proviamo ad ascoltarci.
Senza la fretta della superficie, del consumismo.
Senza l'indolenza e la staticità della pigrizia.
Proviamo ad ascoltare le istanze che abbiamo dentro.
In ogni situazione, da soli o con gli altri, nella nostra quotidianità o nel confronto con situazioni più grandi, chiediamoci: "Questo è ciò che reputo giusto?" "Cosa voglio veramente?" "Se fossi una persona saggia, cosa sceglierei di fare?"
E in risposta, agiamo.


Non è vero che nulla cambia, e soprattutto non lo è in questo periodo dove tutto è davvero possibile. Le Leggi del Tempo, infatti, indicano in quest'epoca il momento opportuno per il sorgere di un nuovo giorno: sono le ultime ore della notte.

Ma l'alba non ci pioverà dal cielo per venirci a salvare.
L'alba siamo noi, e solo noi possiamo farla accadere.



Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.
(Giordano Bruno)

20 luglio 2012

Superare l'assalto del dolore


Molti, soprattutto negli ultimi anni, sono chiamati ad attraversare le proprie zone oscure. Perché hanno scelto di portare luce. Come loro, anch'io avverto che c'è un ordine, da qualche parte nella mia anima, che attende di prendere forma.

A tutti coloro che stanno attraversando un momento difficile, vorrei dire che la cosa più preziosa che abbiamo è la scintilla di vita che portiamo dentro di noi, è il rispetto e l'amore per noi stessi, e la gratitudine per come l'universo ci ha sostenuto attraverso le persone e le situazioni.  Teniamolo sempre a mente.

Forse non è possibile evitare il dolore, ma è certamente possibile evitare che si muti in un veleno che continua a intossicarci. Non solo, il dolore può diventare il nostro stesso maestro per trasformarci. Ma prima di tutto dobbiamo fidarci di lui, smettere di averne paura, di giudicarlo.

Io affronto l'assalto del dolore attraverso due vie, spesso ben intersecate l'una dentro l'altra.

La prima è la via emotiva.

Restando morbida agli attacchi del dolore - cioè con un atteggiamento di accettazione attiva (e non di rassegnazione passiva) - gli dico: "Grazie, mi fido di te. Grazie, perché mi mostri il dolore che ho nascosto nel mio profondo e dal quale tendo sempre a fuggire. Ora sono pronta per vederti. Ora sono pronta per accoglierti. Ora sono pronta per amarti".


Non è un semplice dire, è un sentire... e per qualcuno può essere qualcosa di molto difficile. Perché è inconcepibile dire "grazie" al dolore. Dirgli "Ti amo" quando magari siamo noi che vorremmo essere amati in quel momento... che vorremmo "ricevere" e non "dare".
Tuttavia questo è un modo potente per permettere che l'esperienza di dolore si trasformi e ci trasformi al meglio. In questo modo ci apriamo alla vita, e accettiamo che quando qualcosa muore, quando viene meno, faccia spazio a qualcos'altro di nuovo.

La seconda via si percorre sul piano fisico.

La sofferenza inflitta dal dolore spinge a chiudersi in se stessi, a sentirsi privi di vitalità, ad abbandonare ogni attività... Ma questo accade perché c'è una forte energia, spesso alimentata dalla paura o dalla rabbia, che d'un tratto si è rivoltata totalmente all'interno di noi, come fosse un buco nero, potentissimo, che non si vede ma che invece agisce eccome, inghiottendo ogni cosa! Il segreto per cambiare la direzione di questa energia, e portarla al di fuori di noi, è "spingerla" sul piano fisico.

Forzandomi oltre misura, dunque, comincio a fare un'attività che mi richiede di muovermi e sudare. Ottime le pulizie in casa, buttar via (o regalare) cose vecchie, spostare i mobili o sistemare il vestiario negli armadi. Mettere a posto gli oggetti aiuta a mettere a posto se stessi. Io faccio anche passeggiate di ore in mezzo al verde e sotto al sole, al parco più vicino... o più lontano. La natura ci aiuta molto facilmente a ritrovare l'equilibrio... andare a zappare sarebbe perfetto!


E allora accade: d'un tratto avverto che l'energia cambia direzione, da dentro si riversa fuori... Lo si capisce perché le forze tornano, la debolezza va via e con essa anche il senso di depressione.
Possiamo anche sentire che la depressione si trasforma in "furia omicida"... ecco, usiamo questa energia di rabbia per continuare a fare ma per noi stessi, e non per focalizzarci su chi o cosa ci ha provocato il dolore.

Continuare a muoversi sul piano fisico aiuta a non riversare la potente energia generata dalla situazione sul piano mentale ed emotivo, dove alimenterebbe inevitabili sensi di colpa e pensieri distruttivi.


Essendo quelli appena descritti strumenti di disciplina, non vanno "consumati" in modo saltuario come se fossero caramelle vendute al supermercato.  La disciplina è quella volontà che si traduce in scelte che, se reiterate, permettono una trasformazione. La disciplina è tutto ciò che la società odierna teme, poiché chiede di rinunciare a un apparente "benessere momentaneo" per aprire le porte a un benessere più profondo. Richiede, insomma, la nostra presenza, capacità di scelta e l'essere padroni di noi stessi.
Richiede che non abbandoniamo noi stessi, nella consapevolezza che solo noi possiamo costruirci.
Aspettatevi una lotta durissima con la vostra "parte consumistica" che vorrà avere la meglio, facendovi provare tutto e subito per poi buttare via un attimo dopo, oppure che cercherà di distrarvi facendovi dimenticare dei vostri propositi.

Per applicare questi (come altri) strumenti, non serve la voglia di farlo, serve un estremo desiderio di stare meglio, serve la disperazione di chi sa di non avere scelta, di chi si è visto nel futuro, sul letto di morte, uguale a se stesso senza aver mai vissuto.

Usiamoli ogni volta che ne sentiamo la necessità o appena stiamo perdendo energia a causa della sofferenza. In questo modo ci ripagheranno con il massimo della loro forza.
Prima di quanto possiamo immaginare.