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27 ottobre 2016

Sei malato e non riesci a guarire? È perché non lo vuoi veramente!

L'altro giorno una persona mi ha chiesto notizie sul mio stato di salute. Ho accennato al fatto che, sebbene sia riuscita a guarire su alcuni fronti, c'è una situazione medica che, invece, non ne vuol sapere di risolversi. Credo di aver sperimentato così tanti rimedi e tecniche da potermi considerare una enciclopedia vivente della medicina, almeno quella alternativa ed energetica. Insomma, c'è una parte della mia salute che mi dà il suo da fare.

Ecco, questa persona, dicevo, mi si è avvicinata con fare da sapiente e mi ha "confidato" che, se non riesco a guarire, è perché una parte di me in realtà non vuole farlo cioè oppone resistenza. Ebbene, dopo questa sua "rivelazione", sono rimasta folgorata... dalla sua superficialità.

Con mio grande dispiacere, noto che questo atteggiamento da guaritori e conoscitori di verità assolute viene facilmente agito, soprattutto negli ambienti olistici (ma anche in quelli famigliari).

"Sei ammalato e non riesci a guarire? È perché non lo vuoi veramente! È perché non hai applicato bene il protocollo del digiuno! È perché hai delle resistenze interne! Ecc..." Ti è mai capitato di sentirti dire qualcosa del genere?

"Ma allora come la mettiamo con la psicosomatica e tutto il resto?" La mettiamo bene, ci mancherebbe! Il punto è che non bisogna confondere l'indagine del mondo interiore, e approcci del tipo "Valutiamo come eventuali conflitti emotivi e spirituali, o resistenze interne, siano connesse con il tuo attuale stato di salute", con altri approcci del tipo "Se non guarisci è perché non lo vuoi"! Mi auguro che riusciate a cogliere la differenza!

Sono molto sorpresa quando a non cogliere la differenza, invece, sono persone e operatori olistici teoricamente preparati e competenti! Con il loro "facile giudizio", con la loro "valutazione limitata", rischiano non solo di non capire nulla di come portare qualcuno alla guarigione, ma anche di creare ulteriore stress e confusione nella persona già provata dalla malattia.

Facciamo attenzione a non cadere nell'ideologia, per un verso e per un altro. Non siamo solo esseri materiali ma non siamo neanche solo esseri spirituali. L'origine di uno squilibrio può accadere su entrambi i piani. La malattia, come ogni altra condizione che ci riguarda, ha probabilmente "a che fare" con la persona che siamo, ma in che modo? A volte può essere a causa di un blocco emotivo, ma altre volte anche perché abbiamo mangiato qualcosa di sbagliato! Prima di arrivare a facili conclusioni e giudizi, ce ne corre!

Ho conosciuto persone che non sono andate dal medico perché hanno dato per scontato che il loro disagio fisico fosse prima di tutto un disagio psicologico o spirituale, ma poi si sono ritrovate ad avere a che fare con una grave infezione o altro che avrebbero potuto prevenire con una semplice visita medica. Dall'altra, c'è chi non si interroga mai su come attivare le risorse della guarigione e sui segnali che il corpo manda, e vuole solo pillole che facciano sparire i sintomi.

Forse è arrivato il momento di scegliere la via di mezzo, accettando con estrema umiltà la realtà sia materiale sia spirituale, ricordandoci che non abbiamo la piena conoscenza di tutti i meccanismi della malattia e della salute, né conosciamo in che modo si svolgono i misteriosi intrecci del karma (eh sì, c'è pure lui); come possiamo stabilire che, se una persona non guarisce, è perché non lo vuole o non lo vuole inconsciamente? Oppure perché ha qualcosa di sbagliato "dentro" di sé? Giungere a tali conclusioni limitanti, se pur a volte apparentemente sensate, e spesso solo sulla base di qualche chiacchiera con il "paziente" senza neanche "vedere" il percorso che la vita ha scelto per lui, è un altro modo di fare ideologia. Ideologia significa guardare le cose da un solo punto di vista, significa trarre conclusioni escludendo che esistano altre verità, significa credere di avere la risposta a tutti i dubbi.

Il nostro mondo interiore è profondamente connesso con il nostro mondo esteriore e quindi anche con il nostro stato di salute... ma non possiamo mai dire esattamente in che modo, con quali modalità, e se non vi siano altri fattori di mezzo. Non possiamo dirlo perché siamo umani, siamo limitati, e non conosciamo tutte le leggi che governano l'universo. Esistono maestri illuminati che sono morti nella sofferenza e nella malattia, e persone dallo spirito gretto vissute in perfetta salute. Quindi, per favore, smettiamola con l'usare il mondo interiore come scusa per sezionare e "giustificare" ciò che (apparentemente) non funziona fuori.

Continuiamo pure a esplorare, a metterci in discussione, a dialogare con tutte le parti di noi, compreso il piano psichico, emotivo e spirituale, perché è questo di cui siamo composti: universi in miniatura che interagiscono fra loro su diversi livelli. Tuttavia, per quanto possiamo ritenerci abili nel comprendere le situazioni, ricordiamoci sempre che l'unica autorizzata a dare valutazioni finali, l'unica che conosce veramente tutti i processi che fanno parte del percorso di una persona, la sola ad avere l'ultima parola, è sempre e solo la vita stessa.

Camilla





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22 ottobre 2016

Male-dire e bene-dire

Quando le cose vanno male, la tentazione di male-dire è forte. Usare parole negative, ossia "dire male" può sembrare una valvola di sfogo. Le parole, tuttavia, non sono mai solo parole. Le parole hanno il potere di indirizzare, evocare, creare. Ma soprattutto hanno una certa qualità energetica che, bene o male, si unirà alle varie forme-pensiero corrispondenti.

Cos'è una "forma-pensiero"? È un aggregato energetico di pensieri ed emozioni di un certo tipo che se ne va a spasso nell'etere. Esistono per esempio forme-pensiero legate alla rabbia, alla dipendenza, allo scetticismo, o forme-pensiero legate alla speranza, alla buona volontà, alla tolleranza.

Ogni volta che formuliamo un pensiero, o sentiamo una emozione, questo entrerà in sintonia con la forma-pensiero corrispondente, andando ad accrescere il suo potere da una parte, e il legame con lei dall'altra (cioè sarà sempre più difficile riuscire a scollegarsi da quel tipo di frequenza). In parole povere, se pensi negativo, la tua negatività andrà ad accrescere una forma-pensiero corrispondente, contribuendo a renderla più grande e influente. Se invece pensi positivo, accadrà lo stesso, ma nella direzione opposta.

Nessuna emozione, nessun pensiero rimane fine a se stesso. Anche se ti sembra che nessuno lo raccoglierà, lo farà comunque la vita, e lo metterà a disposizione di chi è pronto a riceverlo, nel bene e nel male.

Le forme-pensiero possono diventare molto grandi e influenzare una gran massa di persone. A volte una forma pensiero per diventare "influente" ha bisogno del contributo di una sola persona in più. Ecco allora che un semplice pensiero distruttivo può unirsi a una forma-pensiero corrispondente, la quale grazie a quel pensiero avrà raggiunto la potenza necessaria per influenzare la mente di un'altra persona, spingendola a compiere azioni distruttive. Ci dice niente questa cosa?

Ci dice che le vie del karma (e non solo quelle del Signore) sono infinite! Se, infatti, con il tuo pensiero negativo vai a ingrandire una forma-pensiero che a sua volta farà compiere azioni distruttive ad altre persone, ne sei responsabile! È come se lanciassi una pallina di neve giù dalla montagna che, grazie a quel contributo, mette in moto una valanga! E cos'è una valanga, se non la somma di tante palline di neve?

Male-dire, a quanto pare, fa solo danno... agli altri e a noi stessi!

Che fare, allora? Bene-dire, sempre e comunque! Fare lo "sforzo" di fermare l'automatismo del male-dire! Scegliere, invece, di "dire bene", cioè di creare frequenze armoniche attraverso parole e pensieri, che così andranno a nutrire forme-pensiero costruttive.

Attenzione, però. È importante non imporsi un pensiero positivo che vada a sopprimere le emozioni negative. In realtà si può stare con le emozioni negative, benedicendo pure loro. Vogliamo solo evitare di metterle al comando, di modo che non parta il male-dire.

Qualcuno mi ha detto: "Ma se io mi sforzo di non male-dire certe persone o situazioni in determinati momenti, e magari mando loro pure una benedizione, significa che non sono autentico e quindi quello mio sforzo non avrà alcun valore".

Attenzione pure qui, amici miei. L'autenticità è un valore sopravvalutato, mentre ci si dimentica che prima di tutto occorre integrità. Possiamo lasciare le emozioni negative libere di contattarci e di mostrarci le nostre ombre, ma non lasciare che siano loro a decidere al posto nostro. Lo possiamo fare solo se siamo "integri", al centro di tutte le nostre parti.

Dobbiamo scegliere: come vogliamo vivere? Vogliamo vivere comandati dagli automatismi e facendo finta che non esista nient'altro oltre a ciò che appare, o vogliamo vivere confidando nel potere dello spirito e della coscienza? Se rientriamo in quest'ultimo caso, dobbiamo concederci di sperimentare vie che non sono usuali, e una di queste è proprio quella di "bene-dire" quando l'automatismo ci chiederebbe di "male-dire".

Scegliere le parole che vogliamo usare, invece di lasciarle uscire a caso e in base all'emotività del momento, ci mette sul piano dei creatori e dei servitori di qualcosa di più grande, e non sul piano delle vittime; ci aiuta a rafforzare la nostra integrità, il nostro centro. È una azione che richiede uno "sforzo", ma è uno sforzo consapevole, una "resistenza" che andrà ad allenare la coscienza. Non solo i muscoli del corpo richiedono allenamento, infatti, ma anche i muscoli della luce interiore.

Un'ultima osservazione. Spesso noi "spiritualisti" diamo per scontato che una azione esterna non abbia valore se non parte prima dall'interno, eppure anche la forma può contribuire a cambiare il contenuto. Un corpo sano aiuta ad avere una mente più serena, un rituale aiuta a sviluppare più presenza, e l'esercizio inizialmente formale e imposto di usare parole di "benedizione" può aiutare a cambiare qualcosa dentro se stessi...

Si dice che il "fuori" riflette il "dentro", ma è solo un modo per dire che "fuori" e "dentro" sono la stessa cosa... allora il passo è presto fatto: agendo sull'uno, agisci sull'altro, e viceversa.

E, come sempre, non devi credere a nulla. Non devi credere che cambiando le tue parole cambierai anche le conseguenze che vivrai... Devi solo sperimentarlo!

Camilla



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17 ottobre 2016

Prima di tutto abbi cura di te

Non è raro che le persone mi scrivano per chiedere una tecnica, una meditazione o un “metodo spirituale” che le aiuti a sentirsi meglio, magari perché sono depresse o non sanno qual è la loro strada nella vita.

E non è raro che, parlando con queste persone, venga a sapere che hanno uno stile di vita poco equilibrato. C'è chi resta sveglio la notte per chattare su internet, chi passa le ore ai videogiochi, chi non esce mai di casa a prendere un po' di aria, chi mangia male, chi fa poco esercizio fisico, chi si dà sempre addosso coi pensieri, chi non trova la forza per vestirsi e truccarsi a meno che non si abbiano ospiti in casa e così via...

Lasciami parlare chiaro. È inutile che cerchi una tecnica o una meditazione che ti faccia stare “meglio” se il tuo stile di vita è qualcosa che farebbe stare “peggio” chiunque.

Prima di tutto curati della casa, tienila pulita e con pochi oggetti. Lavati, vestiti e sii in ordine ogni giorno, anche se non incontrerai anima viva. Assicurati di mangiare in modo adeguato per le necessità del tuo corpo. Inserisci nella tua routine settimanale passeggiate al sole, attività fisica e momenti di ricreazione e/o creatività. Cerca di essere resiliente coi problemi e creativo con le soluzioni. Curati dei rapporti e sii aperto a incontrare gente nuova. In altre parole, abbi cura di te.

E poi, se proprio ti interessa ancora, possiamo parlare di spiritualità...

Camilla







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12 ottobre 2016

La paura è una consigliera

La paura ha molti volti. C'è la paura che ti è alleata, che ti allerta di un pericolo, ti aiuta a evitare una caduta o a prevenire un problema, allora è bene che ci sia, perché ti fa dialogare con il buon senso. L'importante è non metterla mai al “comando” della situazione, ma considerarla per quello che è: una consigliera. Tu la ascolti e quindi decidi.

C'è poi la paura che ti limita. In realtà la paura, dal suo punto di vista, ti è sempre alleata perché ti vuole allertare di un pericolo... solo che per lei, in questo caso, è pericoloso anche il cambiamento, anche il tuo prossimo passo, anche ciò verso cui sei destinato! In questo senso la paura si trasforma in un limite, in un ostacolo.

Quando c'è una paura, è fondamentale chiedersi: è una paura sana, che vuole aiutarmi veramente, oppure una paura che mi limita?

Se hai paura della tua luce, del mostrarla agli altri... Paura dell'ignoto, del non avere il controllo... Paura del giudizio degli altri... allora quella è una paura che ti limita! Questo tipo di paura è molto affezionata a ciò che non cambia mai e probabilmente si sta dando molto da fare per mantenerti sempre nelle stesse situazioni, anche se disfunzionali (ossia ti sta trattenendo nella famosa "zona di comfort").

In questo caso come se ne esce? Anche qui, si può guardare alla paura come se fosse una consigliera, ma una “consigliera al contrario”. Nel senso che, per sua bizzarria, suggerisce le cose al contrario. Proprio così. Allora, quando ti suggerisce di non fare una cosa, devi sapere che in realtà ti sta indicando cosa è invece più opportuno fare.

Ovviamente non devi applicare questo principio così come viene: devi sempre ponderare la situazione, dopo di che farai le tue valutazioni e agirai di conseguenza.

Io lo faccio spesso: quando mi accorgo che sto provando paura e sto per mettere in atto un comportamento evitante, mi chiedo se sto avendo a che fare con la consigliera al contrario. Se mi rispondo di sì, mi sforzerò di andare proprio nella direzione che mi stava spaventando, ovviamente dopo aver valutato in coscienza che quella direzione è opportuna.

Chiediti sempre se la paura che hai davanti ti sta aiutando a evitare problemi oppure a evitare opportunità di crescita. In quest'ultima caso significa che ti sta dando un consiglio al contrario. Allora sai cosa fare...

“La paura dice: ti salverò. L'amore dice: sei salvo.” (Emmanuel)



Camilla



  
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7 ottobre 2016

Usa il fuori per entrare nel dentro

Conosco una persona che ha molti problemi e tende ad affrontarli rimuginando in continuazione su di essi (e forse ne conosci una anche tu.) Ogni volta che qualcuno o qualcosa la turba, lei ci ripensa sopra a oltranza. Per ore. Giorni. Mesi. In alcuni casi anni! "Lui ha fatto...", "Lei ha detto...", "Questa cosa mi ha causato questo e quello...", "Perché ha fatto ciò?...", "Se ha fatto così è solo perché mi odia..."...

Provare frustrazione o sconforto quando si prova un disagio è naturale. Ma capita che si resti attaccati alle emozioni negative anche quando è tempo di voltare pagina. Questo accade perché non stiamo veramente nel sentire, ma ci spostiamo nella mente, nei ragionamenti, e da lì non ci schiodiamo più.

Non sono una santa né una illuminata, dunque ben conosco il processo dei rimuginamenti. Se qualcuno mi taglia la strada mentre sono alla guida, subito dopo lo apostrofo in modo assai poco cortese, presa dalla rabbia e dal borbottio dei pensieri.

Ma qualche attimo più tardi, quell'automobilista non esiste più. Esistiamo solo io e la rabbia, indipendentemente da chi o cosa la mia mente crede l'abbia generata. In pratica, sposto l'attenzione dal fuori al dentro, dal voler fare "giustizia" all'osservare le turbolenze che si agitano in me.

Cerco sempre di usare l'emozione negativa come ponte per riportarmi a me stessa. Parto dal principio che, se provo una turbolenza emotiva, significa che è comunque "roba mia": il guidatore spericolato mi dà solo l'occasione per sentirla meglio.

In genere, quando siamo sommersi dai problemi, ci sentiamo più autorizzati a lamentarci e, senza rendercene conto, diamo il permesso alla nostra mente di generare ulteriori pensieri negativi; in altre parole le diamo il potere di governarci. In realtà, è possibile usare il dolore e la frustrazione proprio per togliere potere ai pensieri e riappropriarsene.

Ogni volta che un evento ti turba, sintonizzati con l'emozione che lo accompagna. Lascia andare i ragionamenti e i pensieri, lascia andare il voler avere ragione, cercare giustizia, dare una spiegazione. Resta invece con l'emozione che provi, resta sulla sensazione, su come agisce sul tuo corpo (magari sul tuo respiro, sui tuoi muscoli, sulla tua voce, sul tuo sguardo, sulla tua circolazione sanguigna, sulla tua pelle, sul tuo stomaco, sulla tua gola, ovunque).

Resta a contatto con l'emozione. Quel contatto è possibile solo quando tu ci sei, solo quando sei nella presenza, lontano da ragionamenti e pensieri divaganti. Se tu ci sei, non ci sono i pensieri. E se ci sono i pensieri, non ci sei tu. Facci caso: quando sei presente, nessun pensiero entra nel tuo spazio mentale; e se un pensiero entra nel tuo spazio mentale allora, in quell'istante, non ci sei più tu.

Torniamo al mio "amato" automobilista che mi taglia la strada... Ecco come potrebbe svolgersi il dialogo interiore:

Brutto figlio di buona donna che mi hai tagliato la strada.
Certo che quelli come te la polizia non li ferma mai.
I prepotenti possono fare quello che vogliono in questo Paese.
Se beccavi uno come te, e non uno come me, a quest'ora avevamo fatto un incidente.
Che ti potesse scoppiare una gomma.
(Ok, ok... ma cosa stai provando?)
Sto provando frustrazione, credo.

Sto provando fastidio perché quello lì mi ha fatto una cosa ingiusta.
Mi ha messo in pericolo di vita e questa cosa è, sì, proprio ingiusta.
(Ok... ma tu, solo tu, come ti senti?)
Mi sento che subisco la prepotenza altrui.

Mi sento che non posso difendermi.
Se non sono prepotente pure io, non posso farmi rispettare.
Mi sento impotente.
(Perfetto, questa è una emozione. Resta con lei...)
E quel pezzo di merda che mi ha tagliato la strada?
(Ora non ci interessa. Ci interessa invece stare con l'impotenza). 

(Stai con lei, stai con le sensazioni che ti suscita. Adesso. Non dopo, non quando potrai. Adesso, perché è adesso che sta accadendo dentro di te. È adesso che tu sei impotente.)

Ogni volta che puoi, usa il fuori per entrare nel dentro. Puoi farlo usando l'attrito delle emozioni negative, come appena visto. In questo modo, ogni veleno può diventare un farmaco, e ogni vento che minaccia la fiammella interiore può diventare alimento per una fiamma più grande.

Quando sposti la tua attenzione dall'esterno all'interno, ti stai sottraendo all'automatismo dei pensieri e prendi coscienza delle tue "configurazioni interiori". Quelle che, per intenderci, hanno un peso determinante nella creazione della tua realtà.

Camilla



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2 ottobre 2016

Impara a scegliere

Ci sono delle volte in cui mi sento sopraffatta dalla mancanza di tempo. Ho così tanti talenti che vorrei assecondare, così tante vie che mi chiamano, così tanto sogni da esplorare, che non ho idea di cosa sia la "noia" di cui parlano alcuni esseri umani! C'è sempre qualcosa che vorrei fare, studiare, esplorare...

E più passano i giorni, più mi sembra che il tempo prema l'acceleratore per sfidarmi a una gara di velocità dove non vincerò mai, perché tutto quello che vorrei fare richiederebbe un tempo e uno spazio che, di fatto, non c'è.

Non ho altra possibilità che arrendermi, smettere di competere nel cercare di inseguire tutto, finendo col non fare niente. Devo rinunciare alla curiosità illimitata, al perfezionismo, al voler esplorare più di una direzione contemporaneamente.

Fare una scelta, e portarla avanti. Ecco cosa mi chiede il tempo che non basta mai.

Fare una scelta, ancora una volta. E rinunciare a tutto il resto. Spogliarmi ulteriormente di ciò che non è essenziale.

Quando scegli una strada, automaticamente devi rinunciare a tutte le altre. A volte faccio finta di dimenticare questo principio, ma poi ci pensa la vita a ricordarmelo... Certo, ci sono strade che puoi intrecciare fra loro, modi con cui includere diverse esplorazioni, ma ci sarà comunque una "via maestra" alla quale fare riferimento e per la quale rinunciare ad altre direzioni.

Se, invece, vuoi tenerti a portata di mano tutte le possibilità, illudendoti di poterne disporre in ogni momento, ti ritroverai inevitabilmente fermo agli incroci, perennemente frustrato per non poter andare sino in fondo da nessuna parte, anche se allo stesso tempo compiaciuto per non esserti vincolato a nulla.

Impara a scegliere, impara a rinunciare a qualche grado della tua libertà per vincolarti a un percorso. Allora potrai avanzare, ascendere in profondità, attivare trasformazioni.

Camilla



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