Iscriviti per ricevere i nuovi post via email

27 novembre 2015

Potere

Quanto vi ha fatto sentire sentire "senza potere" l'attacco terroristico di Parigi? Tanto? Poco? Non ve lo siete chiesto? Altro?

Indipendentemente da come crediate si siano sviluppati i fatti, quali che siano i ruoli dell'Occidente e dell'Oriente, e le leve economiche e politiche che stanno dietro i conflitti in Medio Oriente, il punto è che la maggior parte delle persone si è ritrovata sommersa da un'ondata di allarmismo e insicurezza. Da una parte grazie ai media, dall'altra grazie a quegli amici e parenti che, ignari di quanto sia importante non creare potenziali emotivi, si concentrano su profezie apocalittiche ogni volta che ne hanno l'occasione.

Ecco fatto - ho subito pensato - stanno cercando di farci sentire deboli, inerti, senza potere. Perché è su questo che contano le "forze contrarie": far sentire impotenti coloro che intendono sottomettere. Sanno molto bene che, se dentro ci sentiamo in un certo modo, poi in quel modo diventiamo.

Quando avete paura, quello è il momento in cui cominciate a cedere il vostro potere.

Scegliete, invece, di mantenervi interiormente saldi e distaccati. Non credete, neanche per un istante, di essere prigionieri di un destino che non vi appartiene, di essere ospiti di un mondo che non potete plasmare.

Charles Haanel afferma: "Non si possono esercitare poteri che non si hanno. Il solo modo per assicurarsi il possesso del potere è diventare consci del potere, e non potremo mai farlo se prima non impariamo che tutto il potere proviene dall’interno". (La Chiave Suprema)

Non distogliete l'attenzione dal vostro interno, dunque. Perché è in quel luogo che si trova il "piano di fuga", la chiave per aprire tutte le porte che vi sono destinate per diritto divino.

No, non sto negando i problemi del mondo, ma sto affermando che tutta la forza creativa, tutto il potere con cui potete azionare i cambi di percorso, proviene dal territorio del vostro "io"... E se in voi non avete tale potere, se in voi non lo riconoscete, nessuno potrà darvelo.

Cambio argomento, ma solo apparentemente, e colgo l'occasione per suggerire a tutti coloro che stanno meditando per la pace nel mondo, e per la risoluzione degli scontri e dei problemi planetari, di non "inviare" amore, energia reiki e cose del genere verso i luoghi e le situazioni di conflitto, perché l'energia è neutra e amplifica ciò che trova. Consiglio invece di immaginare il conflitto già risolto, avendo piena fiducia che così è. In questo modo, attraverso le nostre visualizzazioni, immettiamo nell'ambiente "forme pensiero" costruttive, cioè "mattoni vibrazionali" pronti a sostenere quel tipo di intento.  

Le persone sono in genere condizionate dai media e dalla paura, quindi il loro sentire interiore alimenta energie conflittuali, ma tantissime altre, invece, non si lasciano ingannare e sono concentrate nel generare nuovi binari di realtà; scegliete di avere potere, scegliete di fare la vostra parte insieme a loro! Non sentite anche voi il fermento del risveglio?



Acquista Online su SorgenteNatura.it

11 ottobre 2015

Vampiri

Spesso c'è una guerra fra gli uomini di cui non parlano i tg e che si svolge sul piano delle energie, fra diverse "specie animiche", in particolare fra i "portatori di luce propria" e i "vampiri energetici", quest'ultimi così definiti essendo incapaci di "nutrirsi" da soli.
Il vampiro energetico ama creare problemi, far perdere tempo, instillare dubbi... e comunque lasciarvi con un qualche senso di disagio e debolezza dopo che avete interagito con lui. Sul piano energetico, infatti, vi fa perdere il contatto con le frequenze più "alte", spingendovi a provare sensazioni ed emozioni depotenzianti (delle quali è ghiotto).
Nelle discussioni, tende a dire qualcosa di "ingiusto" o "sbagliato" di modo che vi sentiate costretti a difendervi. Attenzione, non si tratta di avere idee diverse, ma della necessità di far sentire l'altra persona dalla parte del torto, sotto attacco, frustrata. Egli, infatti, si nutre del disagio degli altri, anzi mal tollera che siano felici. Non fatevi ingannare, il vampiro non cambierà idea né diminuirà i suoi attacchi se gli spiegate come stanno le cose, anzi risponderà con un'altra critica, alla quale vi sentirete nuovamente in dovere di ribattere e così via, in un ciclo senza fine dove, nel tentativo di "spiegarvi", perderete energia.
Esiste un modo per difendersi: non dare spiegazioni, non giustificarsi, o comunque sottrarsi dalla discussione il prima possibile. Non importa se il vampiro ha messo le cose in modo che sembriate dalla parte del torto o che addirittura non vogliate rispondere. In questi casi bisogna rinunciare al desiderio di avere l'ultima parola, al desiderio di fare giustizia, anche perché con i vampiri non c'è giustizia che tenga.
Noterete che, nel momento in cui vi sottraete al salasso, il vampiro reagirà in due modi: vi lascerà stare perché ha capito che da voi non può spremere energia più di tanto, oppure vi aggredirà ulteriormente per cercare di portarvi di nuovo dentro la relazione malsana.
Siate consapevoli della dinamica in corso e traete la "lezione" per voi: quella, per esempio, di essere centrati nella vostra luce senza il bisogno che venga riconosciuta dagli altri. Oppure quella che chiede di accorgervi dove e come fate i vampiri a vostra volta (non di rado anche con una parte di voi...).
Poi benedite e andate oltre. E soprattutto tornate il prima possibile a dare tutta la vostra attenzione - di mente e cuore - solo a ciò che conta davvero: i vostri meravigliosi progetti da realizzare in questo mondo.



Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

3 settembre 2015

Alimentazione, spiritualità, corpo

Ho notato che in rete si accendono pesanti dibattiti per quello che riguarda l'alimentazione. Oggi mi sento coraggiosa e voglio dunque parlarvi di dieta, di cibo, di scelte. Il punto di vista presentato è ovviamente personale.

Per quanto mi riguarda, sono stata vegetariana e poi vegan per un arco di circa quindici anni. Prima che una scelta etica, fu una scelta del cuore, nel senso che ogni cellula del mio essere non mi lasciò alternativa. All'inizio non sapevo neanche che esistessero persone "vegetariane", credevo semmai che si trattasse di qualche religioso o santone perlopiù dell'India, e quando mi trovai a provare una forte, fortissima repulsione per i cibi di origine animale, pensai di avere qualcosa che non andasse in me e che prima o poi ne sarei morta.

Col tempo, e poi con l'arrivo di internet, scoprii che non ero l'unica, che molte persone avevano lasciato l'alimentazione carnea. Appresi quindi le motivazioni etiche ed ecologiche (si inquina anche di meno) e di salute (molti guarivano da varie malattie) che spesso accompagnano la scelta vegetariana e vegana. Poi, entrando nel mondo dello yoga e delle scienze spirituali, ho constatato come molti maestri e saggi consigliassero vivamente un'alimentazione priva di carne perché sembrava anche ridurre il peso del "karma". Diverse tradizioni esoteriche, infatti, dichiarano esplicitamente che il regno animale ha bisogno della guida e dell'amore degli esseri umani per "evolvere", ma, se gli animali ricevono maltrattamenti e provano terrore verso gli uomini, ecco che la loro evoluzione sul piano spirituale viene bloccata, con pesanti conseguenze karmiche per tutti noi.

Insomma, quelli finora elencati mi sembrano e sembravano ottimi motivi per stare dalla parte di una dieta veg... Poi è successo che questi "ottimi motivi" non sono più bastati.

È successo cioè che, dopo un periodo iniziale anzi di molti anni in cui la salute migliorò effettivamente, il mio corpo cominciò in qualche modo a cambiare rotta. Col senno di poi posso dire che pian piano smisi di essere disgustata dagli "odori" dei "cibi animali", ma io oramai ero diventata vegan anche per scelta etica, quindi ignorai questi primi segnali (che mi chiedevano di riavvicinarmi a quella alimentazione). In un crescendo graduale ma inesorabilmente sempre più intenso, continuai a sviluppare tutta una serie di sintomi che associai erroneamente a processi di depurazione o a stati psicosomatici. Invece erano connessi a un'alimentazione troppo ricca di cereali e povera di proteine e grassi. In poche parole, ero così concentrata sul non provocare violenza agli animali, e credente fin nel midollo che la dieta vegan (alternando momenti più o meno intensi di crudismo) fosse la più salutare in assoluto, che non mi ero accorta di quanto stessi violentando il mio corpo, ignorando il suo stesso richiamo di aiuto.

La fine di questa storia è che, raggiunto l'apice con neuropatie, infiammazioni varie e fibromialgia, cominciai due o tre anni fa a reintrodurre delle uova, poi del pesce, e di recente della carne. Lo feci in seguito al suggerimento di un terapeuta che, se pur vegano, ebbe ottimi argomenti per convincermi (diciamo che riuscì a spaventarmi...). In breve, con la reintroduzione delle proteine animali, ho sentito rapidamente tornare le forze e la qualità del sonno è migliorata. Negli ultimi tre mesi, inoltre, ho abbandonato completamente ogni tipo di cereale, entrando in pratica in una dieta cosiddetta Paleo e a carboidrati contenuti. Mi sento bene, forte e lucida.

Tutto merito della dieta? Certamente no. Ho fatto anche il mio "percorso" interiore, e non voglio certo sminuirlo dando tutti i meriti a quello che metto nel "piatto". Ma la dieta, devo dirlo, ha fatto e sta facendo la sua parte da leone.

Non vi dico, comunque, in quale conflitto fossi entrata... Eh sì, perché nel mio cuore la possibilità di un mondo privo di violenza passava proprio attraverso lo stile di vita vegan, quello che il mio corpo insomma non sosteneva più! Per non parlare del fatto che le sensazioni che mi avevano indotto a non mangiare più animali erano state davvero originate dal mio "centro", e io mi fidavo profondamente di quella scelta interiore.

Allora cosa stava succedendo? Ero tornata "indietro"? O ero andata "avanti" in un'altra linea di vita dove quello che avevo sentivo essere "giusto" non lo era più?

Ebbene... oggi sono grata a questo "conflitto" che si è creato.
Grata, perché ho capito che, da persona vegan, credevo di avere la verità in tasca, mentre la "verità" ha sempre molte facce, e ciascuna ha il suo senso. Un senso che dovevo umilmente tornare ad accogliere.
Grata, perché ho compreso che non ci possiamo fossilizzare su nessuna scelta, che sia una dieta o una credenza di pensiero, perché la vita è dinamica e tutto davvero può mutare. Quello che conta è scegliere il meglio con ciò di cui si dispone nell'adesso, e mantenere lo sguardo aperto verso gli altri orizzonti, perché non sappiamo mai cosa troveremo al di là quando ci arriveremo.
Sono grata, anche, perché per ascoltare il mio corpo, sto praticamente andando "contro" camionate di letteratura esoterica (ma anche medica, visto i sempre più numerosi articoli che abbondano nel web a favore dello stile alimentare vegan). Eh, sì, perché imparare ad ascoltare la mia "unica" verità, indipendentemente che ne esista un'altra con milioni di seguaci, è la lezione più difficile, ma anche la più bella.

Inevitabili sono le seguenti domande...
E se non esistesse una dieta giusta in assoluto, ma una dieta per ciascuno di noi, dato che siamo diversi gli uni dagli altri, e diversi sono inoltre anche i nostri momenti di vita (e quindi le esigenze di ogni periodo)?
E se la "dieta spirituale" fosse quella che fa sentire bene il corpo e quindi, di conseguenza, lo spirito cui è connesso?
E se ci fossero "vie" che non possiamo comprendere con la mente, ma che il corpo, con la sua connessione diretta al mondo del non-detto, ben conosce?

La mia posizione con il cibo oggi è: "decide il corpo!" Ed è la posizione più spirituale che abbia mai preso... perché quando mi curo del mio tempio, anche lo spirito che vi dimora ne guadagna in forza e presenza.

Da quando mangio nuovamente pesce e carne le mie emozioni sono più dense, la mia salute più radicata, e io mi sento davvero più in grado di scendere nella materia... Vi prego di non usare questa mia testimonianza per dar contro al vegetarianesimo o mettermi in bocca il concetto che io non lo approvi. Perché allora avrete mancato il senso di questo post, che vuole testimoniare come sia dannoso smettere di ascoltare se stessi - la propria unicità - e giudicare tutte quelle strade che appaiono diverse dalla propria. Ognuno ha il suo percorso, ogni verità ha il suo senso, il suo tempo.

Concludo questo post con una riflessione che ho scritto in un dibattito su Facebook e che tengo a riportare perché riassume il mio sentire:

[...] ho smesso di mangiare animali non per scelta etica, ma perché le mie "vibrazioni" me lo impedivano. Però poi ci sono dei però... Ci sono altre evoluzioni, qui nella materia, che a volte richiedono di nutrirsi attraverso ciò che è stato vivo, ossia non si può evitare di nutrirsi di dolore e di lotta. Questa è la mia strada, non quella di tutti. Infatti io (e parlo di me, non di tutti!) ho potuto recuperare la salute solo reintroducendo grassi e proteine animali, così come reintroducendo nella mia psiche la possibilità di usare energie negative come la rabbia e la violenza 
[...]. È difficile da spiegare ma quello che voglio dire è che mi sono dovuta arrendere a certe leggi della vita, "notte e giorno" insieme, tutto il pacchetto: gioia e dolore, etere e carne.
Quello che "posso" fare è procurare il meno dolore possibile, non sacrificare ciò che non è necessario... Quindi no animali da allevamenti intensivi e cose del genere. Mi danno dell'incoerente, mi dicono "o zero animali o sei un'assassina". Ma io non mi sono mai sentita così coerente e così alleata della vita come adesso che mi sono arresa al corpo e a ciò che vuole. Ripeto, è la mia storia, e come sempre è la storia di questo momento.







Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

11 agosto 2015

La speranza di essere salvati

La speranza di essere salvati è un veleno che pian piano intossica la coscienza. Finché speri - anche in una piccolissima parte di te - che qualcuno o qualcosa intervenga per migliorare la tua situazione, per sollevarti da una condizione disagevole e cose del genere, significa che non hai abbastanza pepe sotto le chiappe per metterti alla guida della tua vita. Quindi continuerai a fare più o meno le solite cose che ti trattengono sul solito percorso, giorno dopo giorno, alternando tra vittimismo, lamentela o semplice perdita di tempo.

Allora è meglio che la perdi definitivamente, questa speranza. Prima che sia troppo tardi. Prima che sia consumata ogni reale possibilità di cambiamento. Smetti di sperare.

Nessuno può aiutarti. Nessuno.

Eccetto una persona.

Quella persona sei tu. Dico davvero: quella persona sei tu. Sì, lo so che lo sai, però te lo ripeto... Quella persona sei tu.

Non importa quale sia la tua condizione attuale, non importa quale sia oggi il tuo punto di partenza. C'è sempre la possibilità di fare un passo avanti, per quanto piccolo sia. A te il compito di intuire quale, di indagare, di sperimentare... Ma fai quel maledetto passo! Aiutati!

Con il tuo impegnarti, attivarti, muoverti in corpo e spirito metti in moto risonanze intorno a te: non è mai il contrario. La tua onestà verso te stesso, e il tuo intento privo di aspettativa ma ricco di presenza e coraggio, accendono nuove opportunità: lascia che ti raggiungano.

Ma se resti fermo ad aspettare aiuti "esterni", o magari ad aspettare di sentirti "meglio" prima di agire, allora rischi di vanificare questa esistenza e di lasciare l'anima depressa e frustrata.

E devi fare molta attenzione, perché raramente le situazioni rimangono "stabili", livellate. O vanno in alto o vanno in basso. O crescono o deperiscono. Quindi o aiuti te stesso o, con il passare del tempo, sarà sempre peggio. O cresci o decadi.

Tutto parte da te, tutto parte dal fatto che tu sei l'unico che può "salvarti". Non basta saperlo, bisogna agirlo. Ricordatene e... mettilo in pratica.






11 luglio 2015

Dedicato a chi cerca... anime compagne

Possiamo incontrarci fra simili, agire come magneti, ritrovarci in sincronicità. Non importa se siamo pochi fra tanti, se siamo lontano nello spazio o nel tempo. Le leggi dell'Amore sono più grandi delle distanze.

Ovunque è possibile agganciarsi a una risonanza, riconoscersi in stupore e qualità. Ovunque è possibile scegliere. Scegliere di essere alleati. Allora gli alleati saranno con noi.

Occorre cavalcare l'onda del destino, affidarsi a essa e allo spirito che infuoca le curve della vita. Occorre cedere, non ai luoghi comuni che deviano dal sentire, ma alla fiamma che si ha dentro.




16 giugno 2015

Cos'è che non ho capito?

Se la malattia e gli ostacoli portano un insegnamento, cos'è che non ho capito, visto che il problema non passa?

Troppe volte ho sentito pronunciare questa frase da amici e conoscenti, spesso impegnati su un percorso spirituale e di guarigione, i quali si struggono per trovare una risposta.

Come sappiamo, la risposta arriva solo se la domanda è fatta in modo corretto. Se non si ottiene risposta ai propri interrogativi, se le domande che ci si fa sono sempre le stesse, ma nulla cambia, allora è il caso di riformulare i propri quesiti.

La domanda con cui ho aperto questo post (Cos'è che non ho ancora capito?) nasce da un assetto mentale particolare: esso dà per scontato che, per guarire, occorra "capire" il significato della malattia o più in generale capire il messaggio degli ostacoli.

Ma siamo sicuri che funzioni proprio così? Siamo sicuri che il punto sia "capire"?

L'inghippo è proprio qui, è nel credere che "capire" equivalga ad avere quelle "risposte" che ci faranno superare i nostri problemi.

Non è così. Il capire è "solo" un ponte per passare all'azione. È l'azione, invece, che ci farà andare oltre. Ma se all'azione non si passa, se non si traduce in fatti concreti la propria energia mentale, si rimarrà fermi dove si è.

C'è chi non si preoccupa di comprendere tutto il "quadro", ma ne ha solo una breve intuizione, quel che basta per mettersi in moto, per portare nella propria vita ciò che manca o togliere ciò che è di intoppo, e così facendo avanza velocemente.

Quando passi all'azione, quando metti in pratica, integri nuova coscienza nel tuo essere, insomma in parole povere cresci, vai avanti, attivi nuovi sentieri. Non lo fai con il capire, lo fai con il fare.

Puoi conoscere mentalmente i principi più strabilianti della salute e della natura umana ma, se non li "vivi", non serve a niente, non ci sarà alcun cambiamento.

Il problema è che molti pensano che "capire" una cosa equivalga a "farla". Ma in realtà non è così. Finché avrò solo "capito", il mio campo di coscienza resterà immutato. Se voglio veramente introdurre in me nuove qualità/informazioni, se voglio trasformarmi, devo "agire".

Magari so che la mia malattia a livello simbolico è connessa alla rabbia trattenuta, ma se poi non vivo il principio della rabbia, se non la lascio "libera" di essere e di toccarmi, quel sapere non mi servirà a niente... Anzi, c'è il rischio che diventi impedimento alla guarigione, perché a quel punto mi dirò che "lo so", e mi fermerò lì.

Se sono una donna e ho problemi con il ciclo mestruale, studiando la simbologia del malessere, scoprirò di avere una ferita nel femminile. Ma finché in quel femminile ferito io non entro, finché non mi immergo nei suoi aspetti legati al nutrire, alla creazione/creatività, ma anche al fluire con fiducia e sicurezza attraverso gli ostacoli così come fa l'acqua di un torrente con i massi, tutto resterà per me invariato.

Ricapitolando, capire è un passo prezioso e fondamentale, perché suggerisce la direzione da percorrere, il principio da integrare nella propria vita. Ma poi occorre alzare i piedi e percorrere la strada, perché solo camminandoci dentro potrò attivare quei cambiamenti a cui la vita mi sta chiamando.

Non chiederti: Cosa non ho capito? 

Chiediti invece...

Cosa vuole portare nella mia vita l'anima e cosa vuole lasciar andare?
Cosa non sto ancora facendo che sarebbe opportuno facessi?
Qual è il mio prossimo, piccolo passo?

Formulata in questo modo, la domanda assume un altro senso, perché invece di sospingerti a sostare nella mente, ti invita ad andare più in là, a farti esperienza.

Basta un'intuizione, un accenno, una lieve risposta dentro di te. Poi dimentica la domanda e passa all'azione. Fai quella passeggiata mattutina. Metti a posto quella stanza. Studia quella lingua. Iscriviti a quel corso. Sistema quella dieta... E non preoccuparti di ciò che verrò dopo...

Tanto, quello che scoprirai "facendo" sarà sempre più grande di qualunque comprensione "pensata". Nel fare, giungeranno altre vie. Nel pensarci, invece, resterai dove sei.

Certo, esiste anche il "fare infruttuoso", quel fare che nasce da chi non pone alcuna domanda al proprio "io", da chi guarda solo fuori e mai dentro, da chi parte in quarta senza accorgersi; si tratta del caso opposto, non meno deleterio.

È bene invece mantenersi al centro fra i due opposti, usare le domande appropriate per captare la direzione, e quindi, appena la si intuisce, mettersi in moto (e prepararsi a nuove liberazioni).

Il tutto non è molto diverso dal comportamento da adottarsi con una lavatrice rotta che perde acqua. Certamente non restiamo a guardarla mentre casa si allaga, per interrogarci sui dettagli della perdita o per immaginare cosa potrebbe dirci il tecnico, né dall'altra cominciamo a smontarla a caso senza averne le competenze o senza prima aver individuato da dove viene la perdita. In genere constatiamo velocemente la situazione e poi passiamo all'azione, cioè chiamiamo il tecnico di fiducia.

La buona notizia è che nella vita il "tecnico di fiducia" siamo noi, e quindi non ci chiederà il costo della riparazione. Quella meno buona è che il suo campo di azione non è sempre così definito a un ruolo preciso... però, usando le domande opportune e passando prontamente all'azione, disporrà sempre degli strumenti di lavoro più adatti per le necessità del momento.

Come al solito non ho detto nulla di nuovo, anzi pure assai scontato. Ma si sa: ciò che è scontato spesso è ciò che si dimentica più facilmente.





4 giugno 2015

Fregare la fregatura

La realtà ha molte facce. 

Ma noi ci accorgiamo solo di quelle che abbiamo già scelto. 

Qui sta la fregatura: il programma interiore seleziona a priori le frequenze da riconoscere o meno, e tu credi che sia tutto oggettivo! 

Tuttavia puoi fregare la fregatura, mandare in corto il circuito, accendere qualcos'altro.

Accendere i neuroni del cuore. 

Come? In che modo? 

Ah, se ti chiedi, non fai. 

Fallo. Fallo e basta.




29 maggio 2015

Inzupparsi

La tua frustrazione (come ogni altra emozione negativa) è cibo saporito per diverse persone ed entità collettive. Quando hanno fame premono qualche bottone qui e là... et voilà, gli fornisci la pappa.

Come fare? Innanzitutto smetti di sprecare energia cercando di confrontarti con cose e persone che non sono funzionali per il tuo percorso. In altre parole: lascia che sia. Ottimo, a tal fine, il potente mantra esoterico "Vaffa...!", "Vai al diavolo!", "Ciao ciao, io cambio strada!".

Poi non esitare: scegli di co-vibrare con i tuoi sogni, con il tuo percorso autentico, con ciò che ti fa stare bene. Insomma, inzuppati con pensieri, parole e azioni di tutto ciò che piace all'anima, che ti ispira, che ti porta più avanti.

Inzupparsi significa inzupparsi davvero: studiare, alimentare l'intento, passare all'azione, sfruttare ogni possibilità per annaffiare i semi... al punto da non aver più spazio nella mente e nel proprio tempo/energia per discutere (non diciamo lamentarsi) delle varie angherie subite dagli affamati di turno.





28 maggio 2015

Fatti un favore

Usare le proprie credenze per giustificare certe esperienze.

E usare le proprie esperienze per giustificare certe credenze.

Credenze che giustificano esperienze che giustificano credenze che giustificano esperienze che giustificano credenze...

Taglia corto e fatti un favore: apri la tua mente a ciò che non credi e scegli di fare esperienza di ciò che non conosci.






26 maggio 2015

Frustrazione

Accorgersi di come la gente risponda non perché quel pensiero l'abbia formulato autonomamente, ma perché innescato da un programma interno. Vi è mai capitato?

E provare la frustrazione del far finta di niente, di non sapere, di credere alla favola che uno il pensiero l'abbia formulato in libertà, e non per aderenza a schemi interiori preconfezionati. 

Ho smesso da tempo di provare a far notare il meccanismo, anche indirettamente: o uno ci arriva da solo o non serve a niente, perché colui che "crede" di pensare spesso è il primo a difendere la propria mente come se si trattasse della propria vita... 

Certo, puoi spargere qualche seme, un sorriso ironico, un gesto inusuale che i programmi non sanno prevedere... Qualcuno ogni tanto lo raccoglie e comincia a interrogarsi. Ma è una sua scelta, un suo accorgersi. 

Non credere ai tuoi pensieri. E soprattutto non credere che sia tu ad averli formulati. Nella migliore delle ipotesi è il cervello che li schematizza in base alle credenze subconscie che hai dentro. Nella peggiore... siamo nel campo della fantascienza, quindi evito. 

La mente è una cosa meravigliosa, ma anche una prigione senza uscita per chi ai propri pensieri è attaccato più che alla verità del cuore.

Ecco, l'ho detto. "Ascolta la voce del cuore". 

Banale? 

Che significa banale? 

Significa che è scontato. 

Così scontato che nessuno lo vede, lo fa, lo vive.

Ascolta quella fottuta voce che si agita come un disperato ogni volta che fai finta di non sapere cosa ti sta dicendo. L'alternativa è restare con i pensieri. Sì, quelli non tuoi. Quelli che ti fanno sentire dalla parte del giusto anche se stai buttando nel cesso la tua vita. Auguri.






25 maggio 2015

Il passo successivo

Quando raggiungiamo un certo stato evolutivo, spesso non abbiamo più bisogno di ciò che ci ha portato fino a quel punto... ma che, di fatto, era necessario per raggiungerlo! L'errore che molti fanno sul cammino spirituale è privarsi di determinate esperienze (dal sesso al cibo, per esempio) per imitare i santi e gli illuminati, confondendo così gli effetti con la causa.

Bisogna permettersi di vivere le esperienze del proprio percorso in pieno, invece di privarsene o addirittura deviare su cammini estranei all'anima e al corpo, se si vuole alimentare lo sviluppo di sé.

In poche parole, fidatevi di quello che siete adesso, non condannatelo ma portatelo a compimento, perché è ciò che vi condurrà al passo successivo.



15 febbraio 2015

Personaggi

Ma è proprio vero che ci infastidisce degli altri ciò che in realtà appartiene a noi stessi?

Con le cautele sempre dovute quando si usano parole e concetti astratti, direi che in linea di massima la risposta è sì. Sì, perché lo vedo nelle persone, anche se costoro spesso non ne sono consapevoli. Sì, perché lo sperimento di continuo con me stessa. L'argomento non è semplice, ma ho promesso che ne avrei parlato.

Ogni volta che qualcuno mi infastidisce per il suo comportamento, io faccio così: mi metto a cercare un personaggio simile dentro di me (anche e soprattutto se sul momento sento che, con quel disgraziato, io non ho proprio nulla in comune)!

In pratica: se mi infastidisce l'arroganza di una persona, comincio a cercare dentro di me un personaggio arrogante. Se a infastidirmi è qualcuno che è invadente, cerco dentro di me quella stessa peculiarità. Se invece mi irrita qualcuno per il suo comportamento abbandonico, mi metto alla ricerca di quella me che ha l'energia dell'abbandono. E così via.

Certo, non sempre è facile: a volte è ben mimetizzato dietro maschere dalla valenza opposta, oppure sotto una coltre di pensieri ricorsivi, quelli che cercano il perché di ogni emozione e lo cercano nel passato e all'esterno... ma ogni volta lo trovo, eccome se lo trovo. Il "personaggio" si era solo messo in un angolino stretto e buio della coscienza, ma era lì, in piena azione, a mia insaputa poiché lo avevo rinnegato.

La vita è davvero buffa nei suoi meccanismi. Quando non vogliamo vedere qualcosa, ce lo ripropone in mille salse... Io non credo alla sfiga, agli incidenti che si assomigliano, agli abbandoni che si ripetono, ai nemici che si piazzano sempre allo stesso modo sul nostro cammino, come se non avessero di meglio da fare. Credo piuttosto che ci vengono offerte continue possibilità per perdonare i personaggi che abbiamo dentro, ma che noi "proiettiamo" fuori.

Se qualcosa di noi non ci piace, non ci piacerà neanche negli altri. Ma degli altri ci accorgiamo spesso, di noi stessi un po' meno. Ecco, fa così la proiezione.

Possiamo continuare a raccontarcela e trovare centinaia di spiegazioni razionali sul perché qualcuno "meriti" il nostro giudizio e il nostro disprezzo, e dirci che noi non siamo come lui né faremo mai quello che lui fa. Oppure possiamo cogliere l'occasione del "fastidio" che quel qualcuno ci suscita e metterci alla ricerca di quello stesso personaggio - di quella energia, di quella qualità... arrogante, superficiale, manipolatoria, seduttiva, testarda, ecc... - dentro noi stessi, lì da qualche parte nell'inaspettato e assai vasto mondo interiore.

Per "fastidio" non intendo delusione, tristezza, amarezza... ma intendo proprio quella sensazione di irritazione e intolleranza che si attiva quando qualcuno si comporta "male" con noi o davanti ai nostri occhi, e che muove spesso un certo rimuginio o chiacchiericcio della mente che ripete "lui... lui... lui...", puntando il dito.

Se ricerchiamo con onestà, a un certo punto scorgeremo, anche solo per un breve istante, ma non senza sconcerto, che colui che giudichiamo si trova al nostro interno.

E quando ci vediamo, quando intravediamo un nostro lato oscuro, non possiamo più raccontarcela: non siamo "perfetti" o "buoni" come credevamo... non siamo immuni da certi pensieri, da certa rabbia, da certa manipolazione.

Forse che, allora, siamo in realtà orribili? Non proprio; il punto è che in qualche modo, in un tempo che fu, abbiamo giudicato come orribili certe parti di noi - certe energie - e quindi le abbiamo soffocate, rinnegate, e rinnegandole abbiamo creato delle frammentazioni nel nostro essere...

Accorgendoci di queste parti, smettendo di giudicarle e di reprimerle, e accettandole con giocosa compassione, scopriremo che in fondo non è male essere nella verità di se stessi e che questo libera nuova, creativa energia... Scopriremo che gli altri possono smettere di irritarci e di consumare la nostra attenzione... Scopriremo che nuovi alleati possono manifestarsi, perché è così che accade: le alleanze interiori evocano sempre, per risonanza, quelle esteriori.

Liberare dal giudizio le nostre "parti ombra", e accoglierle con coraggio e visione, ci libera dalla necessità di avere ragione, dalla sofferenza per le ingiustizie subite, dal dolore provato per non essere stati visti... Ci aiuta a lasciar andare, a perdonare, tutto quel che è stato.
Quando non giudichiamo più ciò che reputiamo oscuro e sbagliato in noi, automaticamente non lo giudicheremo negli altri. E non giudicandolo, non ne saremo più infastiditi.

Significa allora che impareremo ad amare tutto e tutti? Io direi che significa piuttosto che ameremo un po' di più, a partire da noi stessi. E mi pare già una gran cosa. Significa che sceglieremo più attentamente i luoghi dove mettere radici e quelli da abbandonare senza indugio, quelli per cui combattere e quelli per cui mollare la presa. Significa che faremo scelte più sane, mettendole al centro della nostra attenzione. Significa che ogni ostacolo ci parlerà non solo di frustrazioni, ma anche di occasioni. Significa che ombre e luci saranno da noi accolte in modo più saggio... e che sapremo danzare con entrambe.






2 febbraio 2015

Fidarsi

Fidarsi di qualcuno non significa dargli la responsabilità delle nostre scelte. Non significa ubbidirgli e poi rimproverarlo se i risultati non sono come ci aspettiamo. Non significa neanche credere che si comporterà sempre come a noi fa comodo che si comporti. 

La fiducia non ha niente a che fare con il delegare le nostre scelte o con il pretendere che l'altro sia in base alle nostre aspettative. 

L'unica vera fiducia possibile è nei confronti della Vita, del suo mistero, delle sue vie. 

E in questo ci saranno persone alleate e persone che ci tradiranno, e a volte questi ruoli si confonderanno tra loro... ma se ci fideremo della vita, andremo comunque avanti, nella direzione di noi stessi, pronti a rinascere e rinascere ancora.






29 gennaio 2015

Scegliere la propria educazione

Ultimamente sono molto occupata su fronti "pratici". Mi sto dedicando alla casa, a migliorare il mio stile di vita (la regolarità non è mai stato il mio punto forte), e sto anche studiando web-marketing. Magari riesco a mettere un po' di più i piedi per terra e sentirmi anch'io un "comune mortale". Scusate l'assenza, dunque. Mi sto educando a nuove realtà.

Pensavo proprio in questi giorni all'importanza dell'educazione. Cosa significa educazione? Significa aprire la mente e il cuore a possibilità più grandi. Significa coltivare il proprio autentico potenziale affinché diventi pratico, effettivo, tangibile. Se quello che studio e imparo non mi aiuta a far fiorire ciò che sono, allora non sto ricevendo un'educazione. Sto ricevendo qualcos'altro, qualcos'altro che evidentemente fa comodo a qualcun altro (si perdoni il gioco di parole), tranne che a me. 

Credo che, come adulti consapevoli dei condizionamenti culturali che ognuno di noi ha subito e continua a subire quotidianamente, dovremmo agire un cambio di rotta. In che modo? Scegliendo la nostra educazione.

Non importa quanti e quali sono i condizionamenti subiti, quanti e quali i traumi, le delusioni, le occasioni perse, le programmazioni socio-culturali ricevute. Un'abitudine, che sia di azione o di pensiero, è sempre collegata a un preciso tracciato neuronale (se vogliamo proprio vederla scientificamente). Ma questi tracciati possono essere abbandonati, fatti atrofizzare... E se ne possono creare di nuovi. Significa la possibilità di nuove azioni, nuovi pensieri, nuove credenze, nuovi modi di vedere se stessi e il mondo. Significa che qualunque sia l'educazione che abbiamo ricevuto, noi possiamo tirarcene fuori e orientarci verso visioni più funzionali.

Scegliere la propria educazione può avere valenze diverse per ognuno... Nel mio caso, scelgo la mia educazione quando decido di selezionare le notizie dei media che voglio ascoltare, oppure quando confronto le voci di fazioni opposte per interrogarmi sul disegno più grande celato dietro le apparenze. Scelgo la mia educazione quando mi accorgo del dialogo interiore negativo e mi impegno per trasmutarlo. Scelgo la mia educazione quando non reagisco automaticamente al dolore, ma gli permetto di contattarmi. Scelgo la mia educazione quando mi occupo quotidianamente dei miei sogni e di ciò che mi fa stare bene, perché sperare non serve a nulla, serve invece cospirare, invocare, coltivare, avere un progetto. Scelgo la mia educazione quando rispetto il ritmo delle cose, il momento del riposo e del vuoto, e il momento dell'azione e del pieno. Scelgo la mia educazione quando mi sottraggo al gioco della compiacenza e scelgo quello della compassione. Scelgo la mia educazione quando smetto di dare attenzione a ciò che è ruvido e appiccicoso per l'anima. Scelgo la mia educazione quando seleziono con cura i leader, i movimenti e le idee che possono condizionare la mia visione. Scelgo la mia educazione quando leggo un libro, mi accorgo di un fiore, sorrido a un bambino... 

In questi e in tantissimi altri modi io scelgo la mia educazione.

E voi?




1 gennaio 2015

Essere dei canali

Più volte ho sentito le persone desiderare di poter essere dei "canali". Sapete cosa intendo, mi riferisco all'abilità di canalizzare messaggi da entità "superiori", angeli, guide, extraterrestri, o chi per loro.

I motivi addotti? Vari: muoversi con più sicurezza nella vita; poter interrogare qualcuno su questioni esistenziali; ricevere consigli sul da farsi; sentirsi importanti e speciali; curiosità...

Credere che qualcuno di "superiore" possa darci delle "risposte" è un'illusione. Nessuna "entità superiore", infatti, ci priverà dell'opportunità di trovare le nostre risposte da soli, attraverso la nostra esperienza, la nostra coscienza. Quando ci arriva una "risposta" è sempre e solo perché siamo pronti ad ascoltarla, poiché essa già vive in qualche modo dentro di noi.

Se un'entità ci facesse in anteprima delle rivelazioni, in seguito potremmo avere il dubbio di essere stati condizionati, oppure traviseremmo il senso del messaggio poiché la comprensione dipende dal livello di coscienza: non si può comprendere un Maestro finché non si diventa come lui. Non solo, potremmo anche sviluppare un atteggiamento di dipendenza da colui che ci fa le "rivelazioni", o crederci speciali perché siamo stati "scelti"... Insomma, potremmo annaffiare un bel po' di illusioni.

Chiaramente non sto escludendo la possibilità di ricevere messaggi dal mondo spirituale. A volte, per esempio, accade che si possa dialogare con le proprie "guide", altre volte si ricevono comunque profonde intuizioni. In ogni caso, un conto è farsi ispirare dall'energia spirituale e dai suoi mezzi, un altro è illudersi che con ciò si venga sollevati dal fare le proprie scelte e trovare le proprie risposte.

Qualunque sia il modo e la forma delle informazioni che riceviamo, se non siamo noi stessi ad aver consapevolizzato tale conoscenza, essa è e rimarrà un ingombro, della spazzatura.

Dopo tutta questa tiritera sulle illusioni del channeling, desidero anche rammentare che tutti noi, in realtà, siamo già dei canali.

In modo più o meno abile, più o meno attivo, ogni giorno "canalizziamo" le informazioni dalla nostra anima, dal nostro angelo solare, da quel Dio che ci è vicino più di ogni altra cosa. Qualcuno lo chiama anche "Sé superiore". Se proprio ci piace l'idea di essere dei canali, prima di ogni cosa dovremmo allenarci a canalizzare i messaggi del nostro Sé superiore. Tutto il resto è contorno!

Attenzione: l'anima non ci parla direttamente nella testa con tono aulico né si mostra in una nuvola di luce nel nostro salotto, ma esistono tanti, tantissimi "mezzi" con cui lei si connette a noi e con cui noi possiamo connetterci a lei. Vediamone alcuni.

1) Coincidenze e situazioni non prevedibili

Per esempio, ascoltare un amico che "casualmente" ci dice qualcosa di significativo... Imbatterci in qualcuno o qualcosa di importante, mentre stavamo facendo tutt'altro... Ma anche fare dei sogni che ci fanno portare l'attenzione su qualcosa che invece avremmo ignorato... E così via: le coincidenze sono sempre in agguato e pronte a influenzare il corso della vita, ma per accorgersi di loro bisogna essere svegli e con il cuore pronto a entusiasmarsi.

2) Sensazioni nel corpo

Troppe volte facciamo scelte che non ci appartengono ma, se ascoltassimo il corpo, ci risparmieremmo perdite di tempo e di energia. Tensioni muscolari, un senso di nervosismo, ansia, respiro corto, apatia... sono solo alcuni dei segnali corporali che l'anima ci manda per dirci che quella situazione non fa al caso nostro. Dall'altra, anche un eccessivo attaccamento o un entusiasmo appesantito dall'aspettativa sono segnali che raccontano un film che non ci appartiene veramente. Disagi o squilibri nel corpo sono segnali da non sottovalutare: ascoltiamoli e saremo più capaci di riconoscere cosa è giusto per noi e cosa non lo è.

3) Intuizione 

L'intuizione ci guida nella scelta di persone e situazioni; spesso è una sensazione che arriva in modo sottile ma istantaneo, allora sappiamo cosa fare. Mediante l'intuizione possiamo ricevere davvero indicazioni preziose.

Questa facoltà va coltivata e tanti sono i modi di farlo: con la meditazione (aiuta a calmare il campo mentale e fa spazio alla dimensione animica), l'educazione della mente (scegliere cosa pensare, spezzare le distrazioni e gli automatismi di pensiero), il rilassamento del corpo (allentando le tensioni muscolari diviene più facile contattare le emozioni profonde), il diario quotidiano (che significa imparare a costruire un dialogo interiore, spesso anche con parti di noi che sono "altre"), la "pratica della fiducia" (lasciar andare il controllo e l'aspettativa), il ridere e vivere situazioni di allegria (questo innalza la frequenza del nostro campo personale), l'alimentazione ricca di frutta e di verdura, la respirazione (può modificare gli stati interiori) e così via... Sono davvero infiniti i mezzi e le tecniche a nostra disposizione e che, se praticati con costanza, ci aiutano a renderci più sensibili verso i messaggi dell'anima.

4) "Fare come se"

Questo è tra i miei metodi preferiti. "Fare come se" significa proprio "fare come se": non sappiamo cosa vuole la nostra anima? Allora, facciamo come se lo sapessimo! In questo modo creeremo un "canale energetico" dove, pian piano, le informazioni arriveranno per davvero!

Cosa l'anima reputerebbe opportuno in questa situazione?
Come risolverebbe l'anima questo problema?
Quali scelte l'anima vuole che io faccia adesso?
Come posso migliorare e accrescere la mia coscienza?
Chiediamocelo e poi facciamo "come se" lo sapessimo!

Diverso tempo fa, direi quasi vent'anni fa, ho iniziato questo gioco del "fare come se" con il mio diario, facendo finta di poter comunicare direttamente con le mie guide spirituali mentre scrivevo con la penna. All'inizio mi sentivo ridicola, ma una parte di me mi diceva di continuare. Devo dire che, tra una fantasia e l'altra, hanno cominciato ad apparire messaggi interessanti. Non so quando poi è successo che mi sono dimenticata che stavo facendo "finta": mi sono ritrovata semplicemente a ricevere le risposte di cui avevo bisogno. Oggi so che siamo parte di un universo profondamente intelligente e benevolo, connesso attraverso tutte le sue creature visibili e invisibili, e che niente e nessuno è veramente "isolato", bisogna solo trovare il modo di collegarsi...

Sul piano più pratico, ho cominciato a usare il "come se" per diventare organizzata sul lavoro o in casa, e anche per aiutarmi con la salute... Il che non significa che dobbiamo smettere di cercare aiuti e risorse esterne, né dall'altra che dobbiamo attaccarci all'idea di ottenere un risultato. Fare "come se" significa semplicemente che passiamo all'azione e non ci facciamo fermare dalla mancanza di risposte o di certezze. Questo attira opportunità e risorse, al punto che, quando meno ce lo aspettiamo, il "come se" diventa "così è"...

Felice anno nuovo, amici. Che sia magico, davvero!