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11 maggio 2014

L'affamato

Non si può volare leggeri se non si abbandonano le valige pesanti che spingono verso il basso. Una di queste valige, di cui è bene accorgersi, si chiama "essere affamati". Desidero portare l'attenzione su questo aspetto perché esso è molto, troppo diffuso.

Chi ha messo da parte il proprio Io per troppo tempo, non solo ha dimenticato il sapore della cura, ma ha imparato a convivere con la fame di chi non ha mai addentato la propria anima. Ha imparato a convivere con il disamore di sé, e questo, per quanto funzionale alla sopravvivenza, non permette mai di sentirsi appagati.

C'è chi si ritrova sempre senza energia o chi, invece, ne manifesta fin troppa, ma la usa per criticare gli altri e avvelenare i loro sogni: chiaro sintomo di una congestione, di un difetto nella capacità di sentirsi sazi realmente... Sono due facce della stessa medaglia, quella dell'affamato.

L'affamato è colui che non ha mai coltivato la propria luce, la propria vitalità, ciò che davvero appaga il suo Io. E' colui che ha messo da parte le proprie sensazioni e si è affidato, per le sue scelte, a ragionamenti, aspettative, imposizioni dell'ambiente.

L'affamato ha messo da parte ciò che sente essere giusto, e per questo è molto pericoloso, per se stesso e per gli altri, poiché non conosce etica ma solo "programmi affamanti". Affama se stesso, imprigionandosi in una vita di privazioni, e/o affama gli altri, pretendendo che siano come vuole la sua fame, e non come vuole la loro anima.

L'affamato spesso finisce negli eccessi, è privo di equilibrio per definizione. Appena gli viene offerta la possibilità di "assaggiare" qualcosa, infatti, lui si getta a masticare a oltranza, anche solo per il gusto di farlo, non accorgendosi magari che si tratta di qualcosa di velenoso. Ha patito così a lungo la fame, che non lascia più andare l'oggetto del suo appagamento.

L'affamato ha perso il suo istinto, la capacità di sentire odori e sapori, di sapere cosa mangiare e quanto mangiare... A volte si tratta di vero e proprio cibo, altre volte di abitudini o relazioni intossicanti... Qualunque sia il "campo", l'affamato non si accontenterò di assaggiare, ma finirà nell'eccesso, sviluppando pericolose dipendenze e stili di vita sempre più frustranti.

Cosa fare?
Innanzitutto se cadiamo nell'eccesso o nel disequilibrio con un cibo, una relazione o una abitudine, bisogna guardare in faccia la realtà: quel "cibo" non è giusto per noi.
L'anima sa che è un pasto di cui non abbiamo bisogno, sa che, se "mangiamo", non saremo mai sazi... per questo non ci appoggia, per questo ci lascia precipitare.

Di cosa ha veramente bisogno l'anima? Qual è il nutrimento dell'Io?
Trovare la risposta - o meglio le tante risposte - a questa domanda, significa trovare il coraggio di sopportare la fame per non fiondarci subito sulle prime polpette avvelenate che ci lanciano, ma metterci alla ricerca di ciò che nutre davvero!

Occorre rieducarsi a mangiare... a percepire con i propri istinti... al di là di idee, ideologie, automatismi e "bisogni".
Non possiamo pretendere di sentirci appagati attraverso un cibo che è scelto per noi da altri!
Dobbiamo scoprire da noi cosa sentiamo, esplorarlo, e allenarci a farlo... senza giudizio! ... A ogni prova, a ogni tentativo, diverremo più abili... e di fronte agli insuccessi (inevitabili, perché un percorso non è mai fatto di linee dritte ma di cicli), abbracciamo la frustrazione e diciamoci: "Va bene, da questo imparo, ora mi regolo e prendo la misura per il prossimo passo, il prossimo giro".

Ecco, allora impariamo a dialogare con noi stessi in modo più rispettoso della nostra "vera fame", impariamo a fermarci quando è il momento, a fare poco ma a farlo spesso, ad andare avanti trovando una via alternativa, a vivere ogni sosta non come un fallimento, ma come il tempo del riposo, ad accogliere la disciplina non come fatica per arrivare a un obiettivo, ma per gioire del percorso in sé, fatto di istante dopo istante... Nell'istante noi godiamo del percorso; l'obiettivo serve a dare una direzione, ma la gioia è adesso, l'esserci è adesso, il nutrirci è adesso, il dire "basta, è troppo" è adesso, "ora mi occupo un po' di me" è adesso...

Per l'affamato è essenziale imparare a misurarsi con la propria fame cronica, a riconoscerla, ad accoglierla, ad avvicinarla a ciò di cui il corpo-anima ha vera necessità.
All'inizio non è semplice, le cattive abitudini, le credenze devianti e le paure hanno una loro forza, ma se egli persiste con i tentativi e i piccoli passi di ogni giorno, riuscirà a disintossicarsi da quelle cose che ingannano i sensi ma in realtà saziano assai poco, e a sviluppare una nuova e più sana relazione con la fame e con il piacere...

Se in un modo o nell'altro siete affamati, prendete in mano la decisione di alimentare tutto ciò che appaga l'anima. Il primo passo è recuperare il contatto con se stessi: occorre passare del tempo da soli, in compagnia di sé, con una passeggiata in giardino, una gita in quel museo, o dipingendo quella finestra... fate voi. E non deve essere una frequentazione occasionale, ma regolare.

Si possono cercare alleati, come quel vecchio amico che ci vuole bene ma non ci appoggia nelle nostre dinamiche distruttive... Si può pensare a un nuovo lavoro, una nuova attività creativa...
Allo stesso tempo, si abbandoni quel che occupa spazio inutilmente, quel che fa stare male, quel che "non ci merita" o inevitabilmente toglie energia.

C'è chi comincia da un seme, chi da un fiore già sbocciato, chi da una idea soltanto, chi da un libro... Ognuno ha la misura di quanto sia profonda la propria fame e la propria energia, ognuno parte da dove può... Quel che conta è iniziare e, soprattutto, è nutrirsi, davvero, ogni giorno, con compassione e infinito amore, sempre e comunque, qualunque cosa accada.



Ecco qui un po' di suggerimenti utili e risorse per aiutarsi sul percorso:

Per lavorare con le emozioni e i programmi inconsci depotenzianti, contattate o seguite la psicoterapeuta Erica F. Poli. Questo il sito: www.ericapoli.it

Per le donne (ma in realtà non solo): se volete un metodo per gestire casa in modo veloce, diventare ordinate e non perdere più tempo, iscrivetevi a FlyLady Italia. Sembra un modo per imparare a tenere pulita la casa ma è di più, è qualcosa che cambia la forma mentis. Io oramai sono un'affezionata. Sito: flyladyitalia.weebly.com

Pillole di coaching e pratici suggerimenti per passare all'azione anche sul sito di Vale Giuffrè qui: www.valegiuffre.it

Tra i libri...

Il Metodo di Stuts e Michels. Fornisce strumenti pratici per sviluppare disciplina, coraggio e forza per uscire dai territori ammuffiti della zona di comfort...

Per chi vuole informarsi sulle dipendenze affettive, interessante il Dire basta alle dipendenze affettive di M-C Deetjeens

Per prendere coscienza e liberarsi dagli schemi ereditati dalla famiglia: Metagenealogia di A. Jodorowsy


Questo e tanto, tanto altro ... Cercate, e troverete. Un abbraccio!