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26 dicembre 2013

Come fare la scelta giusta?

Quando siamo nel dubbio, quali sono i criteri per effettuare la scelta giusta?

So di non farvi contenti, ma questi criteri non esistono! I ragionamenti e le tecniche, infatti, servono a poco: scegliere è un modo di essere, un avanzare nonostante l'ignoto, un crescente accorgersi di ciò che sempre di più si desidera. La scelta è fatta attraverso ciò che si è. 

Non scoraggiatevi... Ammetto che, nonostante la premessa fatta, esistono alcune indicazioni per scoprire cosa vogliamo veramente, se proprio non riusciamo a esserne consapevoli.

I segnali

Quando scegliamo nella "verità" di noi spesso si presentano uno o più fra i seguenti fattori:
- Ci sentiamo più vivi
- Sentiamo aumentare l'energia corporea
- Ci sentiamo più centrati, più lucidi mentalmente e cogliamo più facilmente nuove opportunità
- Il respiro è morbido e il plesso solare rilassato
- Aumenta il senso di gioia
- Maturiamo velocemente nella situazione
- Si verificano sincronicità (sul tema vedi altro mio post qui)

Quando scegliamo nella "falsità" di noi, quando cioè assecondando schemi o programmi che non sono in realtà nostri, possono verificarsi uno o più fra i seguenti fattori:
- Ci sentiamo nervosi e più irritabili
- Ci stanchiamo facilmente
- Avvertiamo un senso di insoddisfazione
- Ci ritroviamo più distratti del solito o rallentati nel prendere decisioni
- Possiamo avere alcuni disturbi a livello fisico (bruciori di stomaco, contratture muscolari, ecc)
- Il respiro è sempre più contratto, il plesso in tensione
- Non riusciamo a essere veramente nella gioia e nella fiducia pensando alla scelta fatta
- Oppure ci sentiamo "esaltati" (per i soldi guadagnati, per l'approvazione ricevuta, ecc.) ma, se ci ascoltiamo veramente, sappiamo che c'è qualcosa che non quadra

Prestare attenzione alle nostre sensazioni corporee e alle emozioni sottili, dunque, potrebbe aiutarci a evitare quei percorsi che non ci appartengono. Solo ascoltando il nostro io - non gli altri, non le paure, non le aspettative, non i programmi instillati dalla cultura nel nostro subconscio - possiamo scoprire la direzione che ci appaga veramente.

L'eterno indeciso

Va detto che esistono schemi di "perenne indecisione" nei quali ci si può arenare, eternamente divisi fra due (o più) vie, mai scelte e contemporaneamente mai abbandonate. Attraversare un momento di indecisione e di riflessione sui percorsi da prendere è normale, ma l'eterna indecisione diventa patologia, ci intossica e ci imprigiona in territori ristagnanti.

Perché accade questo? Accade perché si sceglie di non scegliere. L'eterno indeciso si nutre dell'energia dell'insoddisfazione, perché in qualche modo lo fa sentire "vivo" oppure di avere tutto sotto controllo, e sicuramente gli permette di non assumersi la responsabilità dei propri passi.

Non chiedetemi cosa fare in questi casi, perché trovo una grande perdita di tempo ed energia cercare di aiutare chi non vuol essere aiutato. Perlomeno si prenda coscienza che qui non c'è nessuna intenzione di fare una scelta. L'unica possibilità è che la persona ricavi un danno così profondo dalla situazione contorta, che alla fine sarà disposta a voler guarire dal suo attaccamento a questa forma di "piacere".

Vi è infatti un piacere associato a questo sentirsi frustrati: si gode nello star male. Eva Pierrakos lo chiama "piacere negativo", così come lo spiega nel suo libro Il male e come trasformarlo. Questo si forma durante l'infanzia come meccanismo di protezione da parte del bambino stesso che, per sopravvivere a eventi stressanti, associa il piacere al dolore. Occorre accorgersi di esso, portandolo nel conscio. E poi da lì costruire nuove roccaforti di coscienza. Insomma, occorre amarsi un po' di più e per davvero.

Il coraggio di scegliere

Oggi non vi parlo di "scelte" a caso: a cavallo del nuovo anno, siamo "richiamati" a far bilanci, a chiudere ciò che è stato, a progettare ciò che sarà.

Il solstizio d'inverno, ancora una volta, ha segnato l'inizio di una nuova luce: il Sole rinasce e si impossessa del Cielo. Grazie alla dialettica fra luce e oscurità, incontriamo sempre il momento per lasciare andare ciò che va abbandonato, il momento per far spazio al nuovo che vorrà manifestarsi. Se ci opponiamo, se non assecondiamo le opportunità della morte e della rinascita, ci attaccheremo al vecchio e allora marciremo con lui e non potremo germogliare a nuova vita.

Scegliere significa lasciar morire qualcosa per dare energia a qualcos'altro. Significa chiudere un ciclo per aprirne un altro. Significa fare passi avanti, qualunque sia la direzione. Significa onorare la propria verità e, in questo, farsi ricolmi d'amore. Senza il coraggio di scegliere, ogni crescita-scoperta-trasformazione viene arrestata.

Chiedetevi: "C'è qualcosa che devo lasciar andare?"
Lasciatelo andare, allora. Questo è il momento.
Fate spazio dentro di voi.
Lo spazio, il vuoto, è sempre fecondo, perché attira nuovi pieni.
Fare spazio è una scelta.
Chiudere un ciclo è una scelta.
Inseminare nuove direzioni è una scelta.

Abbiate il coraggio di scegliere o, meglio, abbiate il coraggio di scoprire e assecondare quelle scelte che già esistono dentro di voi (l'anima sa sempre cosa vuole!) e che sono l'unico scopo per cui siete qui: realizzarle nella vita quotidiana, attraverso atti concreti.



Per l'anno che viene, amici, ecco il mio augurio per voi...

Che le vostre obsolete valigie siano da voi lasciate nel tempo che fu, affinché procediate con passo leggero ed essenziale...

Che i pesi non vostri, di cui vi siete fatti impropriamente carico, vengano restituiti ai legittimi proprietari...
Che nutrire la gioia e la bellezza dei vostri sogni sia il vero piacere di cui non possiate più fare a meno.



11 dicembre 2013

Sincronicità: al di là del tempo

Due eventi sono correlati in modo "causale" quando la loro relazione si svolge lungo la linea del tempo. Per esempio, l'evento "pasta troppo saporita" è correlato al precedente evento "sale aggiunto in eccesso". Questo tipo di correlazione è comunemente accettata e riconosciuta.

Esiste anche un altro tipo di legame, che non accade lungo la linea del tempo e che è chiamato "sincronicità".  Sebbene Jung ne abbia parlato in abbondanza, la sincronicità stenta a essere riconosciuta dalla maggior parte delle persone. Di cosa si tratta, dunque? 

Due eventi sono correlati in modo sincronistico quando si verificano contemporaneamente e sono accomunati da uguali o analoghi contenuti significativi

Per esempio, una farfalla potrebbe apparire sul davanzale della mia finestra proprio mentre un'amica mi dice al telefono che ne ha sognato una. Gli eventi "farfalla che appare" e "ascoltare l'amica che racconta di aver sognato una farfalla" si verificano nel medesimo istante e non hanno alcun legame di causa-effetto. Oltre ad accadere contemporaneamente, questi eventi colpiscono la mia attenzione in quanto li avverto come particolari, non "casuali", ecco quindi che rappresentano per me una sincronicità. 

Alcuni si riferiscono alla sincronicità parlando di "coincidenze significative", in quanto gli eventi legati in modo sincronistico ci appaiono come coincidenze che però fanno pensare, colpiscono in modo misterioso, ispirano e, a volte, possono determinare anche importanti cambiamenti di rotta. 

Dopo aver visto la farfalla, per esempio, potrei scegliere di prestare attenzione al sogno della mia amica, e trovarvi l'idea per un progetto di lavoro che sarà determinante per il mio futuro. Mentre, se la farfalla non fosse apparsa risvegliando in me uno strano senso di meraviglia per la coincidenza, avrei subito tagliato corto la telefonata per finire di lavare i piatti.

Insomma, la sincronicità appare come una specie di indicazione, tutt'altro che casuale, in grado di orientare alcuni (e chissà quanti) dei nostri passi...

Come spiegare tutto questo? Non si può. La nostra mente esiste solo all'interno del tempo, quindi non può spiegare ciò che ha un legame diverso da quello temporale. 

Un individuo prettamente "mentale" non potrà riconoscere la sincronicità, al massimo la chiamerà "banale coincidenza". E mai sarà disposto a valutare la possibilità che alcuni accadimenti della sua esistenza possano rispecchiare in modo misterioso e istantaneo il suo mondo interiore (ad esempio, se il suo computer prendesse un virus proprio mentre sta frequentando una persona che gli causa dei danni, costui non coglierebbe la "coincidenza" cioè la necessità di aggiornare il "sistema di difesa" in ogni senso).

E' con la coscienza - ossia il principio animico, ciò che abita i piani sovramentali, al di là del tempo - che ci accorgiamo della sincronicità, non con la mente. E più ci accorgiamo, più instauriamo con essa un crescente e prolifico dialogo intuitivo. 

Ecco che le coincidenze significative aumentano man mano che siamo disposti a riceverne la guida e la rivelazione... Guida che accogliamo non certo per atto di fede, o per rivolgerci all'esterno di noi stessi, ma proprio perché riconosciamo l'origine della sua provenienza: il nostro io più grande...





8 dicembre 2013

Dedicata al Re schiavo

Non sei uno schiavo qualunque. Tu sei un Re che ha abbandonato il suo Regno e si è fatto schiavo da se stesso, per sottrarsi alle lotte sul confine, all'invidia dei regnanti e all'ingratitudine dei popoli.

Ti sei reso schiavo, pensando che un mondo senza responsabilità ti avrebbe risparmiato i conflitti del potere e il dolore del tradimento, e che, non avendo e non essendo più nulla, nulla avresti potuto perdere e nulla avrebbe potuto corromperti.

Ti sei piegato e ripiegato. Fino alla fine di te stesso. Fino a toccare il dolore dei tuoi sudditi.
Hai perso ogni speranza. Per incontrare il valore della Provvidenza.
Hai attraversato il deserto e sei stato tentato dalla via facile. Ma hai conosciuto te stesso.

Ora non puoi più ignorare il tuo sangue reale, fatto di quella nobiltà che non è eredità di potere, ma capacità di servire intenti più grandi. Re schiavo, riprendi il posto che ti spetta!




La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.
(Marianne Williamson)

3 dicembre 2013

Ciò che è nascosto

Quando dico che il mio campo di interesse è la spiritualità, a volte mi sento rispondere: "Ah, anche tu stai cercando la verità suprema?" Altre volte la risposta che ottengo (se pur la mia è un'affermazione, e non una domanda) è del tipo: "Io non credo in Dio, per me è tutta una menzogna" oppure "Anch'io penso che gli alieni ci verranno a salvare"...

Ecco, non so proprio come dirlo, e lo dico, che non sono alla ricerca di questa fantomatica verità assoluta (è già un'impresa imparare a essere "presente" nella verità di ogni giorno), non mi interessa dibattere sull'esistenza di Dio (mi pare già impegnativo fare due chiacchiere dirette con la propria coscienza) e non penso che gli alieni vengano a salvarci da noi stessi (se son "buoni", in genere non interferiscono, e se interferiscono, al posto vostro me la darei a gambe...)

Fondamentalmente, "spiritualità" significa crescere in coscienza. Non ci sarebbe altro da dire. Poi, visto che ci piace, ci mettiamo dentro argomenti sull'anima, sugli angeli, sui mondi invisibili. Ma si tratta di contorni. Quello che davvero conta è ampliare la propria consapevolezza. In che modo? Stando presenti con quello che accade! Ogni giorno, ogni istante, infatti, la vita ci mette in situazioni che sono proprio quelle che ci servono per ampliare il nostro orizzonte. Allora tocca a noi "viverle" e usarle per trasformarci.

Lavorare su di sé

A un certo punto, potremmo accorgerci dei programmi e delle identificazioni che creano illusioni su illusioni. Immersi nell'oblio della reincarnazione, avvelenati da forme pensiero collettive che ci deviano le emozioni, potremmo avvertire la necessità di intraprendere un lavoro su di noi per controllare (o meglio ri-educare) la nostra personalità e costruire un io più saldo. Accanto alle sfide quotidiane, sarà dunque opportuno scegliere una disciplina di qualche tipo, dalla meditazione all'arte (e se volete rivolgervi a un maestro, qui vi faccio i miei migliori auguri perché, visto quello che c'è in giro, ne avete proprio bisogno...)

Ogni via, se porta a espandere il limite della mia visione, è una via spirituale. Non è detto invece che, se mi interesso di angeli, yoga, alimentazione naturale, alieni ecc., io stia automaticamente percorrendo una crescita. Perché magari mi rifugio in queste tematiche per evitare proprio il confronto con le prove della vita. Insomma, cosa tutt'altro che evolutiva.

La mentalità del commerciante

Molte persone, inoltre, si interessano al mondo dello spirito poiché credono che possa confermare le loro credenze, oppure possa fornire loro strumenti per stare meglio o, ancora, possa appagare la loro infinita sete di conoscenza.

Accade anche l'opposto, che dai mondi invisibili si fugga via a gambe levate. Perché considerati pericolosi, ben intuendo di come certe verità possano far crollare punti fermi faticosamente costruiti (relazioni, lavoro, immagine di sé, e altro).

In questi casi, le persone sono mosse dalla "mentalità del commerciante": hanno un atteggiamento di pregiudizio, di sfruttamento o di paura-controllo: proprio quello che serve per starsene ben lontani da ogni autentica rivelazione e quindi crescita.

Scorgere ciò che è nascosto

Se vuoi scorgere ciò che è nascosto, se vuoi che l'invisibile (che si tratti dei mondi della medianità o dei più profondi anfratti della tua psiche) si riveli, non puoi avvicinarlo attraverso moventi di potere e di controllo.

Probabilmente facendo il "maghetto" con la Legge dell'Attrazione o qualche avanzata tecnica di PNL, puoi ottenere quello che "vuoi", ma questo non ha niente a che vedere con l'invisibile. E' solo un morbido cuscinetto che fa sentire meno pungente la profonda paura che ti tiene schiavo in una realtà di competizione e degenerazione.

E' sempre per paura che cerchiamo di controllare gli altri. E' sempre per paura che schiavizziamo e ci rendiamo schiavi. Paura di cosa? Paura del dolore. Il dolore di non essere abbastanza amabili, amati, degni.

C'è una cosa da capire bene: se hai paura del dolore, non puoi accogliere la verità, non puoi accorgerti dei tanti fili sottesi che governano e determinano la tela della tua esistenza.

Impara a non difenderti dal dolore, a non farti scudo contro di esso. E' questa "protezione" che non ti fa vedere ciò che realmente accade. Se temi il dolore, se temi la perdita del controllo, inevitabilmente eviterai il mistero e ogni sua rivelazione. Quando la tua mente e il tuo corpo non accettano qualcosa, escogiterai delle vie per rifiutarlo; userai la manipolazione verso gli altri e verso la tua stessa consapevolezza.

Allenati ad accogliere ogni cosa, senza giudicarla, controllarla, temerla. Comprese prove, ostacoli, dolori. Allenati a non temere l'ignoto (ciò che non conosci e non controlli), qualunque sia la sua forma. Il tuo sguardo, allora, smetterà di focalizzarsi sugli scudi con cui difendersi, e si poggerà su angoli, prima passati inosservati, dai quali si dispiegano misteriose, nuove vie fino a quel momento rimaste occulte.

Man mano che sei pronto ad accettarlo, realizzi che l'ignoto è vivo, fecondo e sempre più generoso nel suo rivelarsi attraverso le trame di ciò che, agli occhi degli "altri", appare banale quotidianità.