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26 gennaio 2013

Il troppo uccide anche il poco!

Quando si hanno troppi vestiti nell'armadio, si finisce con l'indossare i soliti e dimenticare tutti gli altri.
E che dire della scrivania, quando si riempie di penne, fogli, cartelle, appunti e vari oggetti? Qualcuno verrà perso, sotto il nostro naso!
Lo stesso dicasi quando si cerca di fare troppe attività: alla fine se ne faranno poche, o con fretta e disattenzione.
Si pensi, poi, a tutte quelle e-mail: dopo qualche giorno non si riuscirà che ad aprirne qualcuna, e a volte nessuna!
E che dire di tutte le cose che mangiamo? Per alcuni limitarsi nell'alimentazione è un punto dolente.
Il troppo è troppo, in ogni senso!

Anche i pensieri non fanno eccezione: troppi giri di mente, troppe idee ammassate, ci indurranno a mantenere attivi i soliti vecchi e usuali schemi di pensiero (e non è detto che siano i più costruttivi), e ad ammassare i restanti in un angolo della mente; e in un modo o nell'altro daranno il loro bel contributo a un qualche stato di confusione o ansia.

Il paradosso del "troppo" è che uccide anche il "poco"!
La sensazione di confusione che accompagna il "troppo", infatti, spinge la mente a volersi distaccare il più possibile e a boicottare quelle piccole azioni che, in condizione di maggior spazio, non darebbero stress.
Ecco perché un armadio pieno zeppo di vestiti spesso viene richiuso subito dopo essere stato aperto. O perché si finisce col non mettere a posto mai più la scrivania. O perché non si va avanti con quel progetto, se ce ne sono altri dieci a cui dare attenzione (ma che tanto lasceremo tutti indietro!).

In realtà siamo invasi dal "troppo" anche quando non ce ne accorgiamo. Il consumismo ci chiede di comprare e comprare, ammassare e ammassare, e così ecco fioccare offerte promozionali quotidiane di ogni tipo, dalla pubblicità su internet al venditore che ci insegue sotto casa: sembra che non si abbia più diritto a uno spazio personale, a godersi quel che c'è fin tanto che c'è!

Accorgiamoci di come il troppo abbia invaso ogni aspetto della nostra vita, e di come questo non sia sinonimo di salute finanziaria né mentale!
C'è gente piena di debiti o ansie che continua a comprare cianfrusaglie, a giocare ai video-giochi o a frequentare tanti corsi tutti insieme, come se accumulare (qualunque cosa, dagli oggetti ai punti delle partite, e non di rado anche le relazioni) possa essere la soluzione al nostro vuoto interiore.
Ma non lo è! Anzi, così si rischia un crollo, dove alla fine si finisce col fare (ed essere) meno che niente!

Se ci accorgiamo di essere invasi dal troppo, cominciamo a mettere confini alla nostra compulsione o a quella degli altri. Dentro questi confini facciamo spazio per ciò che serve davvero, o che piace davvero. Insomma facciamo spazio a ciò che è essenziale.

Un buon esercizio che mi ha sempre aiutato durante i momenti di stanchezza emotiva, è quello di mettere a posto un cassetto o una stanza, o un qualunque altro luogo (per gli uomini ottima la cantina o la stanza degli attrezzi), e decidere cosa dare via e cosa tenere.
Concentrarsi sull'essenziale, scegliere quello che serve davvero e fare spazio, infatti, attiva le stesse qualità anche a livello emotivo e mentale. E vale viceversa: una mente ordinata e "spaziata" ci indurrà a mantenere le stesse qualità nei luoghi in cui viviamo.

Il mio invito di oggi è questo: che si tratti di oggetti, attività da programmare o pensieri, alleniamoci e impegniamoci a ridurre, scegliere cosa tenere e fare spazio di modo che ciò che abbiamo scelto possa essere vissuto e goduto, invece di soffocare sotto la montagna del troppo.




Img by Jmjvicente

22 gennaio 2013

La credenza del tempo che fu

Le credenze sono convinzioni su come debba funzionare la realtà o parte di essa. "Tutti i maschi sono uguali", "Nessuno politico è onesto", "I soldi rendono le persone egoiste", "Da questa malattia è impossibile guarire", e così via... L'elenco è infinito!

Le credenze si insinuano nel nostro subconscio e da lì continuano ad agire anche quando non ne siamo coscienti. In questo modo condizionano la nostra realtà, perché la vita ci risponde sempre in base a come la "vediamo". Non a caso i vertici della società cercano di instillare valori capovolti e sentimenti di paura nella massa, perché sanno che una volta che il germe delle credenze negative ha messo radice nella mente, sarà la persona stessa a mantenersi prigioniera di una realtà limitante.

Lungi da me, comunque, negare l'insieme delle esperienze che porta al formarsi delle credenze. Se una persona, ad esempio, ha un problema di salute che si porta dietro da 20 anni e che non riesce a risolvere in nessun modo, è comprensibile che abbia la "credenza", essendo oramai sfiduciata, che non guarirà mai definitivamente.
Ma questa convinzione è proprio quella che impedisce di trovare una soluzione.
E' comprensibile lo sconforto dovuto ai molti tentativi... ma in fondo, che ne sappiamo dei mille e mille modi in cui l'universo può orchestrare una guarigione?
Che ne sappiamo della natura della realtà e delle sue possibilità di evolversi?
Con quale pretesa possiamo pensare che quello che abbiamo già conosciuto, sia tutto quello che c'è da scoprire?
Il guaio è che, se pensiamo che una soluzione (per qualsiasi situazione!) non esiste, non potremo mai trovarla/incontrarla/riceverla... perché è impossibile "trovare" qualcosa se si pensa che non esiste!

Si pensi a quando abbiamo cercato un oggetto in casa, e magari eravamo convinti che però non poteva stare sul tavolo, e infatti guardando sul tavolo non lo abbiamo visto. Abbiamo poi guardato ovunque, ma niente. Poi alla fine ci è caduto l'occhio nuovamente sul tavolo, e lo abbiamo trovato lì... Ma come? Prima non c'era!
Non è esatto: il nostro cervello era convinto che non ci fosse, e quindi ha escluso la possibilità di vederlo.
Pensate a cosa può fare, allora, una credenza, che si radica ben più nel profondo del nostro essere!

Se pensiamo che i problemi avuti fino a oggi debbano giustificare i nostri pensieri limitanti, allora possiamo star certi che continueremo a vivere sempre la stessa limitante realtà. No, non verranno gli alieni a salvarci, non apparirà Gesù a punire chi ci ha fatto del male, e non vinceremo alla lotteria. Mi spiace dirlo, ma questo non accadrà mai. Perché finché pensiamo di essere vittime, potranno solo accadere situazioni dove continueremo a ritrovarci vittime.

Non si tratta di negare la realtà che abbiamo vissuto fino a oggi, ma di spostare il focus dal problema alla soluzione. Dal limite alla possibilità. Dal sentirci vittima al sentirci creatori.
Fuori non può accadere nulla che non sia già successo, in qualche modo e a un qualche livello, dentro.
Nel momento in cui cominciamo a fare chiarezza in noi, prestando attenzione alle nostre emozioni e ai nostri pensieri, e ri-orientandoli in modo costruttivo (fortemente, entusiasticamente, magicamente costruttivo), quello è il momento in cui stiamo dando una direzione alla nostra realtà interiore... e ben presto, dunque, anche quella esteriore risponderà di conseguenza!

Una credenza limitante è:
Il modo in cui ci sentiamo è frutto delle situazioni esterne.
Perfetta per sostenere il materialismo della nostra cultura. Invece, come spiegato sopra, è il mondo interiore a muovere e a creare quello esteriore. L'esterno influisce nel senso che è parte della nostra interazione, ma non è determinante.

Un'altra credenza è la seguente:
Il modo in cui siamo oggi è conseguenza del nostro passato.
Come a dire che siamo determinati, ancora una volta, dalla realtà esterna.
Certo, le situazioni lasciano traccia in noi con le loro memorie. Ma situazioni uguali possono condizionare due persone diverse in modo diverso. Perché quello che conta è l'essenza della persona.
Così, spesso, accade che scegliamo dal passato quegli elementi che giustificano le impossibilità del nostro presente, e ci incateniamo in un determinismo che diventa credenza limitante.

Il guaio delle credenze è che quando sono distruttive, negative o limitanti, ci possono impedire di vedere nuovi modi di attraversare la realtà. E così ci mantengono nello status quo di quello che già conosciamo.
Le credenze non sono altro che una fede che si ha verso determinate situazioni. E sei hai fede, in qualunque cosa, verrai accontentato (non sanno più come dircelo...).

Ricapitolando: le situazioni rispondono, in vari modi e su diversi livelli, alle nostre credenze, a quelle profonde, che abbiamo radicato dentro.
E se ci torna il dubbio che non sia così, basta guardare intorno a noi: quante volte abbiamo notato almeno una persona comportarsi e condizionare le situazioni in un certo modo, piuttosto che in un altro, in base alle sue proprie credenze?

Scovare le credenze limitanti e sostituirle con altre potenzianti, ci aiuta a dare meno peso al passato e a quello che abbiamo "subìto", e a prenderci la responsabilità di quello che proviamo e costruiamo. Se ci prendiamo tale responsabilità, recuperiamo il nostro potere di scegliere come vivere, e non di essere determinati dagli eventi. Gli eventi ci condizionano, perché sono parte dell'equazione della vita, ma sono i semi dell'anima a chiamare dal futuro dove vogliono essere realizzati.
E' il futuro a chiamarci... non il passato a spingerci!

Una particolare credenza limitante è quella che associa automaticamente alla durata del tempo una certa importanza:
E' sempre stato così, quindi è giusto che sia così.
E' molto tempo che questa situazione è così, quindi è difficile che possa cambiare.

Il tempo può essere una misura dell'importanza e del radicamento di una certa situazione... Ma anche no!
Se qualcosa esiste da tanto tempo, non significa che non possa cambiare! 
Ovvio? Mica tanto... Quante volte, infatti, ci sentiamo dire "Si è sempre fatto così" quando abbiamo cercato di cambiare una situazione?
E che dire poi - riprendendo l'esempio fatto prima - della persona che ha problemi di salute da 20 anni e che quindi, proprio per la durata temporale della sua malattia, non ha più fiducia nel recuperare la piena salute? (E non parliamo di quando viene diagnosticata l'impossibilità di una guarigione!)

Il tempo non è un valore assoluto per misurare la "densità" di una situazione. E la durata del tempo, quando è grande, non è sinonimo di impossibillità!
Anche qui, non voglio negare l'importanza del fattore tempo in certe situazioni. Ci sono contesti, dinamiche, leggi della materia e leggi dello Spirito che, a seconda dei punti di vista e della coscienza della persona, hanno il loro più o meno grande impatto. Ma questo non deve essere un deterrente per rimpicciolire il nostro campo di azione!
Inoltre, dire che la realtà esterna risponde alle nostre credenze, non significa dire che nel momento in cui faccio un pensiero, esso cambia la realtà (ma a volte accade anche questo!). Perché è la nostra credenza profonda, è la nostra fede, è l'energia che abbiamo dentro a fare la differenza.

A proposito del tempo, stando al pensiero esoterico e spirituale, come è nell'insegnamento dei Maestri (ma a essere sincera io ci credo solo perché in qualche modo è parte del mio vissuto), la fonte di ogni guarigione arriva dall'anima, quel principio da dove origina la nostra coscienza e che si esplica oltre la realtà fisica, al di là del tempo stesso. Ciò significa che, indipendentemente della posizione spazio-temporale da noi occupata, in ogni istante possiamo accedere a questa dimensione, dove il tempo che fu o che sarà non ha alcuna consistenza.

Se invece pensiamo che il tempo sia una misura assoluta e invalicabile, allora, inevitabilmente e ripetutamente, non ci permetteremo di scoprire e attingere dalla zona spirituale dove il tempo che fu... non fu mai!








4 gennaio 2013

Uscire fuori dal corpo

Un paio di giorni fa mi è caduto l'occhio su una frase pubblicata online da un ragazzo: "Voglio uscire fuori dal corpo, ma non ci riesco!"
Si riferiva alle OBE, le cosiddette Out of Body Experience o Viaggi Astrali.

Dei viaggi astrali si parla molto negli ambienti "new age". In pratica, si tratta della capacità di dislocare la propria coscienza al di fuori del proprio corpo. Mentre il corpo fisico rimane in quiete, il viaggiatore astrale si muove usando un corpo più sottile, normalmente non percepito dai sensi comuni. C'è una vasta letteratura in merito, e si trovano anche diverse testimonianze.

Se da una parte abbiamo i materialisti, che negano a priori la possibilità di fare viaggi astrali, dall'altra abbiamo i nuovi spiritualisti che parlano di chakra, di pensiero positivo e naturalmente di OBE.
Saper effettuare le OBE sembra essere la massima aspirazione di coloro che si professano "spirituali".

La cultura materialista, che ancora impera, ci vuole non integri, cioè divisi, lontano dalla nostra completezza, dall'alleanza dei nostri sensi. Perché solo in questo modo possiamo accettare di subire valori e stili di vita decadenti.
Dato che c'è un crescente Risveglio e quindi una certa ribellione verso i vecchi modelli, la stessa cultura materialista si è offerta di fornirci la soluzione attraverso la "new age", con il suo menù improntato al consumismo spirituale low-cost.

Non sto dicendo che l'invisibile non esiste o che tutti i terapeuti sono degli imbroglioni. Sto dicendo che, paradossalmente, spesso l'invisibile viene usato per mantenere le persone schiave e confonderne il Risveglio. Viene usato per mantenere te e me divisi, separati dentro, quindi manipolabili.

La new age è riuscita dove non è riuscito il materialismo: portare le persone ad allontanarsi dalla propria ombra (che nel frattempo mette radici e cresce), perché "bisogna pensare positivo sennò la legge di attrazione ti frega", e indurle ad anestetizzarsi ulteriormente, perché bisogna distaccarsi dai sensi dato che "siamo più del nostro corpo".
In pratica il culmine dell'aspirazione spirituale viene identificata nell'allontanarsi da se stessi... emotivamente, ricacciando le ombre nell'inconscio... e fisicamente, cercando di percepire il proprio corpo solo come un "vestito", possibilmente da levarsi per poter effettuare le OBE.

Più vado avanti nella mia esperienza, e nella mia coscienza spirituale, più il rapporto con il corpo diventa importante, consapevole. Anzi, direi che si tratta delle fondamenta, senza le quali ogni mia meditazione risulta meno che inutile.
E' nel corpo che risiedono le risposte.
E' in quella lieve sensazione che ci prende allo stomaco o che interferisce col respiro, perché conosce i moti profondi che abbiamo dentro. E a volte conosce anche quanto accade intorno a noi, nello spazio e nel tempo.
E' sempre il corpo a parlarci di noi stessi, dei nostri blocchi e delle nostre possibilità, con le sue tensioni, i suoi movimenti, i suoi continui messaggi di apertura o chiusura.

Radicati nel respiro e nella presenza, consapevoli del suo codice, possiamo permetterci di ascoltarci e ascoltare davvero.
Ma staccati da noi - dalle nostre emozioni, dai sussulti del corpo - finiamo per subire o far subire qualunque cosa... perché anche se la coscienza si ribellasse non ne avvertiremmo i segnali, dato che la coscienza stessa usa il corpo e la sua vitalità per esprimersi e nutrire i suoi intenti.

Invece di esplorare la pienezza dei sensi, di permettere e poi radicarsi nella propria vitalità, fortemente debilitata dall'attuale cultura, il nuovo "spiritualista" si allena a fare viaggi fuori dal corpo... Uno scenario davvero inquietante.
E' come pretendere di buttarsi dalla cima di una montagna per volare. Senza avere le ali.

Senza corpo non si va da nessuna parte. Tra i lavori spirituali più ardui che mi sia trovata e mi trovo ad affrontare, c'è quello di scoprire il contatto con la mia pelle, con i miei occhi, con il respiro, con i miei muscoli, con tutte le parti di me che sono fisiche e dense. E ogni volta che mi concedo di sentire i confini, e in qualche modo faccio un passo avanti dentro la corazza di insensibilità che mi sono costruita, percepisco che il limite fisico è un ponte per innumerevoli modi di essere, di sentire, di esprimersi da parte della mia essenza. "Noi non siamo il nostro corpo" si dice. E invece io penso che noi siamo il corpo più di qualunque altra cosa, come anche il corpo è noi: esso dà forma materiale alla nostra essenza, esso ci conosce meglio di chiunque altro.
Gli infiniti mondi che parlano della nostra anima giacciono sopiti nel nostro corpo, ma non possiamo percepirli, né portarli in espressione, se del corpo facciamo un'abito soltanto.

Io adoro la letteratura spirituale e adoro argomentare di questioni metafisiche. Ma a volte mi rendo conto che questi contenuti sono usati per allontanare ulteriormente l'individuo da se stesso. Se c'è la maschera del materialismo, poco importa se poi cambia nome e si chiama spiritualità. Sempre maschera rimane, cioè un velo, un qualcosa che ci separa dal nostro vero volto, dalla nostra identità profonda che è un insieme non separato di volti, che è luci e ombre insieme, corpo e spirito insieme.
Una delle maschere è proprio la questione dei viaggi astrali, delle OBE.
Le OBE non sono sintomo di maggiore spiritualità. E non danno un "potere" più grande a chi le effettua. Non dimostrano neanche che l'anima esiste... perché se ti trovi a svolazzare per la stanza, al di fuori del corpo fisico, come fai comunque a dire che quel tipo di percezione continuerà eternamente? E se tutto morisse, prima o poi, compreso la tua "coscienza astrale"?
Insomma a cosa ti serve, davvero, fare un viaggio astrale?
Cerchi qualcosa che vada oltre ciò che appare?
Cerchi magia?

In realtà l'alleato magico è, ancora una volta, il corpo!
E si trova a tua immediata disposizione: non devi pagare per averlo, ancora non l'hanno tassato.
Il corpo è il depositario di energie magiche. Ad esempio, dell'energia sessuale, che è una profonda energia vitale.
Molti pensano di essere "sessualmente potenti" solo perché si surriscaldano localmente, quando invece non si accorgono di come siano frammentati e come ciò devi o reprima la loro vitalità.
In corpo è anche il depositario degli intenti del sé profondo, come accennato prima.
Quando riusciamo ad ascoltare i sottili ma continui segnali che il corpo ci manda, quello è anche il momento in cui impariamo a scegliere nella verità di noi.
Se fossimo nel pieno fluire della nostra vitalità sessuale, e nell'ascolto consapevole dei messaggi del corpo, nulla potrebbe ostacolare la nostra missione. Altro che viaggi astrali...

Io credo che la fonte del Risveglio si trovi nel corpo. Per questo la cultura dominante ci tiene lontano dal corpo, anche se a volte ci fa credere il contrario attraverso la promiscuità e l'appagamento compulsivo dei desideri. Ma ogni persona di buon senso comprende come la promiscuità sia solo l'altra faccia della repressione sessuale ed emotivo-corporale che è in atto, poiché essa ci porta "fuori" da noi in un modo o nell'altro.

Per impedire il Risveglio, dunque, è sufficiente intossicare il corpo attraverso inquinanti mentali, emotivi e fisici.
Mentali, instillando credenze e convinzioni che deviano.
Emotivi, dis-educando alla compulsione, all'emotività.
Fisici, attraverso un'alimentazione pesante e artificiosa, attraverso il fast-food sessuale e attraverso pratiche di desensibilizzazione corporale come le OBE.

Prima di concludere, aggiungo che io so, per esperienza, cosa siano le OBE. Non parlo quindi per ignoranza o per "difendere" una mia non-conoscenza, ma perché onoro l'invisibile e non amo che venga usato in modo distorto.

Siamo in un momento storico dove c'è bisogno di stare ben radicati, di rimanere vitali, interi, sani il più possibile. In questo modo - se proprio ci tenete ad avere la versione spirituale della storia - l'anima rimane ben agganciata a noi, e soprattutto possiamo sentirne meglio il collegamento e il rapporto.
In altre parole, la nostra coscienza cresce e si manifesta sempre di più se noi rimaniamo integri, ben radicati nel nostro corpo, che è il tempio sacro grazie al quale ogni trasmutazione diviene possibile. Cosa che ovviamente non fa comodo allo status quo.
C'è da rifletterci, no?




A proposito di vitalità ed energia sessuale, riporto qui sotto uno scritto estratto da Amore e Orgasmo di Alexander Lowen:

[...]La vita e il benessere degli esseri viventi sono governate da azioni biologiche, non da sentimenti astratti. Il sesso appaga. L'allattamento è piacevole. Il contatto è caldo. Il corpo non tradisce.
Separato dalle sue radici nelle funzioni biologiche dell'uomo, l'amore è tragico. Se il paradiso non lo si cerca su questa terra e nella realtà della vita quotidiana ma altrove, il risultato è la morte. 
Il divino in forma umana è l'estasi dell'orgasmo. In qualsiasi altra forma esso esiste solo in santi, angeli e martiri. Se non possiamo essere santi e non vogliamo essere martiri, possiamo essere uomini nel vero e completo senso del termine, che include la nostra natura animale. La persona sessualmente sofisticata difende il sesso senza l'amore. Proclamare l'amore senza il sesso significa promettere un regno che non è di questa terra. La realtà della nostra esistenza è che la vita e l'amore scaturiscono dal sesso, che a sua volta diventa il mezzo d'espressione dell'amore. Il grande mistero della vita è l'amore sessuale. L'amore promette le soddisfazioni che la sessualità offre.

Quando esistiamo attraverso il corpo, nel corpo, allora amiamo, onoriamo la vita e la divinità che è in noi. Allora tutto diventa possibile.
Se hai un corpo, non perdere questa occasione.
Non uscire fuori dal corpo, resta qui.
Qui hai tutto quello che ti serve!