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18 gennaio 2012

108. Superare il lamento



La  lamentela è quanto di più dannoso possiamo fare a noi stessi e agli altri. Capire questo principio non sempre è facile, poiché la maggior parte della gente non ha coscienza di come l'energia che emette con parole e intenzioni condiziona la realtà.
Presi dallo sconforto e sopraffatti dai problemi, in una società dove è "normale" sfruttare gli altri, sminuirne i talenti e caricarli con pesi di ogni tipo, è facile e comprensibile che la nostra personalità scarichi la frustrazione attraverso il lamento.
Per alcuni, lamentarsi rappresenta l'unico momento di "fluidità" nell'arco della giornata, l'unica valvola di sfogo senza la quale si esploderebbe.

Occorre sapere che tutto quello su cui mettiamo la nostra attenzione, aumenta, cresce, si radica nella nostra esistenza. Lamentarsi significa dare energia a quello che non va, significa nutrirlo con le nostre risorse emotive. Il risultato è che "questa cosa che non va" diventa sempre più grande e sempre più potente.

Il lamento è una forma-pensiero che ha bisogno della nostra frustrazione per nutrirsi. Non si tratta, cioè, solo di "atteggiamento psicologico", ma di una vera e propria "bolla energetica" a cui è  "allacciata" gran parte dell'umanità.

Anche chi si considera una persona che si lamenta poco, provi a monitorare le sue frasi e i pensieri per qualche settimana: scoprirebbe che il lamento è in azione molto più spesso di quanto si crede!

Come fare per liberarsi dai tentacoli di questa energia distruttiva? Ecco alcuni strumenti:

Come prima cosa occorre accettare che tutto quello che è parte della nostra vita esiste perché la nostra coscienza ha fatto spazio per questo. In breve, se facciamo esperienza di qualcosa è perché in noi c'è una porta aperta per quell'esperienza.

"Hai mai notato che i problemi della tua vita si trovano dove ti trovi anche tu?" - ci fa notare il Dr. Ihaleakalà, che con Ho'Oponopono ci ha fatto dono di un meraviglioso mantra da dire ogni giorno, in ogni momento possibile: Mi dispiace, Ti prego perdonami, Grazie, Ti Amo.

Il significato, grosso modo, è questo:
Mi dispiace per la parte di me, di cui sono cosciente o incosciente, che ha creato questa realtà.
Ti prego perdonami, o Signore e tutti coloro che subiscono a causa di questo problema.
Grazie per quello che comunque c'è e per le possibilità che ricevo, non sta a me giudicare.
Ti Amo, poiché l'amore è la forza più potente del mondo, e non c'è nulla che non esista e che non abbia bisogno di essere amato.

Quando ripetiamo il mantra, significa che siamo disposti a prenderci la responsabilità della nostra vita e della creazione della nostra realtà, e che quindi ci affidiamo al Divino per la risoluzione dei problemi. E' lui a risolvere i problemi, noi dobbiamo solo prenderci la nostra responsabilità.
Quando stiamo per lamentarci, dunque, fermiamo il pensiero e affermiamo Mi dispiace, Ti prego perdonami, Grazie, Ti Amo, ripetendolo a oltranza.

In Io non mi lamento, Will Bowen suggerisce di portare un braccialetto e di spostarlo sull'altro polso ogni volta che ci scopriamo a lamentarci (di qualunque cosa, anche del tempo climatico!). L'autore, inoltre, propone di fissare l'obiettivo di stare senza lamentarsi per almeno tre settimane consecutive (con il risultato di non spostare mai il braccialetto).
Molte persone non ci sono mai riuscite, e qualcuno invece ce l'ha fatta dopo qualche anno (al primo lamento occorre ricominciare il conteggio da capo...). Che si raggiunga l'obbiettivo o meno, il braccialetto aiuta comunque a monitorare l'energia del lamento.

Leggendo Risveglio di Joe Vitale, sono incappata in un'altra utile tecnica per limitare i danni del lamento. Dopo un po' di tempo che ci si auto-osserva, si prende consapevolezza del momento in cui il lamento sta per uscire dalla bocca. Quello è il momento giusto per sostituire la mancata lamentela con una intenzione positiva.
Ad esempio, ci arriva una nuova bolletta da pagare e stiamo per dire "Possibile che devo sempre avere tutte queste spese? Dove troverò i soldi?" e invece affermiamo "Desidero avere il denaro sufficiente per pagare questa e tutte le altre bollette".
Formulando un intento positivo, indirizziamo la pressione della lamentela emergente in qualcosa di costruttivo, come nelle tecniche usate nelle arti marziali, dove la forza  dell'avversario è usata per ribaltare la situazione.

Tutto questo produce l'importante risultato di uscire dall'automatismo indotto dalla lamentela.
Chi è riuscito a stare almeno tre settimane consecutive senza mai lamentarsi racconta cose strabilianti: l'energia personale aumenta, la fiducia in se stessi cresce, e anche i rapporti con gli altri diventano più sereni o costruttivi... Ma non mi stupisco, poiché quando non diamo più la nostra energia alla forma-pensiero del lamento, ci ritroviamo a disposizione una maggiore vitalità... Buon allenamento!