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22 novembre 2011

106. La felicità è una scelta... o no?


Per stare male e vivere i soliti conflitti ci vuole davvero poco. Basta non essere presenti a noi stessi. Basta mettere da parte ciò che ci ispira veramente. Basta che ci lasciamo andare ai soliti automatismi emotivi. Basta che qualcuno prema un pulsante (ci offende, ci giudica...) e che noi reagiamo come marionette.

Diciamolo: per quanto "doloroso", stare male è rassicurante: ci conferma che abbiamo tutto sotto controllo (perché conosciamo quel territorio), e magari ci sentiamo pure autorizzati a lamentarci.
Non sempre siamo così aperti a esplorare l'incauto territorio della felicità.
... E anche quando ci sentiamo pronti e vogliamo essere felici, a volte ciò non sembra sufficiente!

La felicità non è una scelta, perché non la si può far accadere a comando.
Tuttavia essa è il frutto di scelte, scelte che si costruiscono giorno dopo giorno...

La scelta di dire "sì" quando il solito copione di dolore vorrebbe farci dire "no".
La scelta di esserci con attenzione e cura, quando tutto intorno sembra ignorarci o intimorirci.
La scelta di affidarci a una "volontà maggiore" perché riconosciamo che noi possiamo fare molto, ma non tutto.
La scelta di rinascere, perché il passato non è il futuro.
La scelta di essere morbidi, quando l'illusione della durezza avanza.
La scelta di essere duri, quando l'illusione della debolezza corrode.
La scelta di amare, ancora e più di prima, perché se intorno vediamo ombra allora che luce sia.
La scelta di occuparci di ciò che è collegato all'essenza, perché il tempo ce lo chiede.
La scelta di nutrire i nostri talenti, e di metterli al servizio degli altri.
La scelta di attivarci, perché al di là delle parole ci sono azioni.

Quando scegliamo tutto questo, la felicità comincia a installarsi dentro il codice della nostra realtà, con il sapore della gioia, della forza, della presenza.