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10 agosto 2011

96. Sotto le stelle

Scrivo da una piccola località in provincia di Cagliari. Il sole deciso e potente ha riempito la mia giornata, e ora il fresco della sera, sotto la magnificenza del cielo stellato, mi nutre l'anima come niente altra cosa al mondo. E' tutto qui? Basta davvero un cielo d'estate per sentirsi così vivi, così presenti?

Guardo le stelle come fossero miracoli, e nel farlo non sogno affatto, non fantastico ma godo di questa visione. Come si fa a "sognare" sotto un tale spettacolo che mozza il fiato? ... Ma poi con il piccolo portatile mi distraggo dal momento presente, per darne testimonianza qui, online. Il fatto è che sotto questo buio che soccombe alla luce di miliardi di fuochi, io sento che non ho niente da cui proteggermi, niente da cui fuggire, niente da cui ripararmi per sentirmi al sicuro.

Tutto è per servire la possibilità della crescita, della scoperta, dell'essere sempre più grandi nel rendere grandi gli altri. Conta davvero altro? Esiste davvero altro?

Certo che ci sono cose di valore, che vanno protette. Certo che un seme ha bisogno di cure e accoglienza, per crescere. Ma la maggior parte di noi non "protegge" per mandare avanti un progetto, ma perché ha paura. Non ci fidiamo del desiderio profondo dell'anima e lasciamo che "altro" decida al suo posto.

Riappropriamoci del nostro sentire. Fidiamoci di quello che siamo. In questa epoca dove tutto è ribaltato, ciò che ha valore non è all'aperto, ma "dentro". L'oro va cercato in modo occulto, nei sotterranei, non sulla superficie.

Tuttavia, nel dubbio che la direzione sorga da parti di noi "non costruttive", che hanno ancora paura, è sufficiente un piccolo esercizio per fare chiarezza. Immaginiamo di non avere alcuna preoccupazione (economica, di salute, ecc.) e chiediamoci se sentiremmo comunque quel tipo di chiamata. Se la risposta è affermativa, molto probabilmente stiamo ascoltando la voce giusta.

Ecco, torno a rimirare gli astri. Nella speranza che un giorno mi concedano di comprendere il loro dialogo.