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1 maggio 2011

81. Che amore sia

Quando scegliamo di amare per bisogno, la nostra luce si nutre di un bagliore che è al di fuori di noi e pian piano, senza accorgercene, cominciamo a offuscare l'anima. In questo modo, ci esponiamo al rischio di spegnerci, perché qualcun altro possederà l'interruttore della nostra energia.

Non è vero che "l'amore" giustifica ogni cosa. Non è vero che la passione per una persona - il fatto che le si vorrebbe "dare" tutto di noi - sia qualcosa di "magnifico". Nel momento in cui mettiamo al centro di tutto qualcuno o qualcosa che non sia la nostra essenza, in realtà agiamo un tradimento profondo nei confronti di noi stessi e del compito che ciascuno di noi è venuto a svolgere su questo pianeta. Compito che mai implica la dipendenza da cose e persone.


Un conto è il sacrificio per il bene comune, per la famiglia, per qualcosa che l'anima per prima riconosce avere un valore e un senso per la propria crescita e quella delle persone intorno a noi.
Un altro, è mettere da parte la propria fonte per guardare nella direzione di qualche luccichio apparente, e avere così la sensazione di "morire" se l'oggetto del nostro bisogno ci viene a mancare.

La natura dell'amore è quella di straripare, e in questo straripare esso dona la sua fragranza, sempre e comunque. L'amore non conosce mancanza, ma solo pienezza, e opportunità. Tutto il resto è un gioco di potere.

Se prima di tutto non siamo amore per noi stessi, se viviamo nel bisogno di essere colmati, qualcun altro si accorgerà di questo bisogno e potrà manipolarci, usarci fino a che ne avrà voglia, e poi "buttarci via".
Se non possiamo brillare della nostra luce, ma ci attacchiamo alla "corrente" di qualcun altro, prima o poi, non appena questi spegnerà l'interruttore, proveremo dolore.
E non importa se sarà per caso o se lo farà per danneggiarci, saremo stati comunque noi i primi a tradire noi stessi, avendo permesso una tale condizione… avendo cioè rinunciato a coltivare la luce dentro di noi.

L'obiettivo per noi stessi è di essere integri, cioè allineati con tutti i nostri corpi fisico/eterico, emotivo, mentale e spirituale, avere quindi pensieri, emozioni e azioni coerenti fra loro e capaci di portare nella vita pienezza e bellezza.
Solo in questo modo possiamo avvicinarci a un'altra persona per condividere, e non per riempire un vuoto. Allora in questa condivisione l'amore può accadere, può crescere ulteriormente.

Diversamente, ci esponiamo a rischi profondi, a pesanti dipendenze, a continue mancanze di coscienza. Forse tireremo una vita intera fra alti e bassi, o forse la nostra anima si scatenerà prima, e ci infliggerà sofferenze profonde, perché essa si ribella a tutto ciò che la fa contrarre.

E più il compito dell'anima è grande, più ella non ci lascerà in pace, se vivremo nel bisogno, nella paura, nella gestione del potere, nella manipolazione… perché l'anima chiede ed esige solo amore. Oh, non l'amore descritto nei romanzetti da quattro soldi, ma quello che trasforma il nostro sé, quello che ci mette di fronte alle ombre per insegnarci ad abbracciarle, e poi a lasciarle andare, anche a costo di morti continue se è questo il prezzo per rinascere.

Questo tipo di amore farebbe tremare la maggior parte delle persone, o meglio delle "personalità" (alcuni preferiscono il termine "ego"), che invece si sentono a proprio agio con i giochi di potere.

Non vi siete accorti, tuttavia, che non è più tempo per i giochi di potere?
Che amore sia, dunque. Se ne avete il coraggio.