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28 gennaio 2010

29. Carpe Diem



Cerchiamo la sicurezza, rifuggiamo la nostra fragilità... ma è proprio questo che ci frega, è questo che uccide il nostro coraggio - l'avere cuore -, il nostro essere vivi.

Se incontriamo qualcosa che ci rende vulnerabili tendiamo a scappare via, è quasi una scelta istintiva; non ci accorgiamo invece che è la Vita che chiama!
Non c'è vita senza Amore, cioè senza la capacità di uscire dai confini, di abbattere i limiti, di allargare lo spazio del proprio io... di buttarsi fiduciosi nelle braccia dell'ignoto.
Diversamente, è controllo, paura, avidità... conditi da tante "buone intenzioni" che incatenano l'anima.

Perdersi è ritrovarsi, permettere la fragilità è crescita e forza.
Ma se vogliamo contenere la vita, allora la vita conterrà noi in una stanza buia e poco interessante, e saremo soddisfatti di niente, così come si è soddisfatti di una rosa di plastica.

21 gennaio 2010

28. Depressione - una chiave

Moltissime persone soffrono di ansia, depressione o di un qualche male interiore. In questa società dove si affoga il sentire tra caffé, sigarette, emozioni o distrazioni varie, non sempre si ha coscienza del proprio disagio. Ma quando accade è davvero una fortuna, perché significa che abbiamo la capacità di ascoltare... ascoltare un messaggio molto particolare, che ci chiede di cambiare e soprattutto ci dice che possiamo farlo.

Non sarete ancora convinti che vivere in questo contesto sociale - facendo un lavoro che non piace, vivendo in modo automatico e bisognoso le relazioni con gli altri, inquinando il cuore con sentimenti di giudizio, nutrendo la mente con forme pensiero limitanti e il corpo con cibi spazzatura - sia possibile vivere "serenamente" senza ansia o depressione? Si tratta chiaramente di uno stile di vita che alimenta le casse della farmacia, e quelle soltanto.

Ansia e attacchi di panico vi fanno dunque visita? Allora siete sani. La parte sana dentro di voi, infatti, si sta ribellando alla morte che le avete imposto in qualche modo con un percorso non adeguato, con delle scelte che non rispecchiano il progetto del vostro Sé. So che è difficilissimo mettere il naso al di fuori della propria "aura di dolore" quando ci si trova nel pieno del meccanismo depressivo, tuttavia è bene sapere che è possibile farlo, e che nulla viene dato che non si possa affrontare.

Non di rado il depresso si sente inetto, incapace, impotente, solo... il suo senso di fiducia nella vita e nelle sue possibilità creative viene letteralmente meno. Vi sono chiaramente meccanismi variegati, spesso intrecciati fra loro; ad esempio può esserci - disolito ben nascosto ma in piena forma - un certo senso di compiacimento nel darsi addosso, nel mollare ogni cosa, nel trasformarsi in vittima... o, anche, spesso ci sono realtà energetiche (...) che abbattono la vitalità e la capacità di pensare in modo lucido e di mantenersi collegati con piano superiori.
Ci sono moltissimi strumenti che è possibile utilizzare quando si ha la sfortuna-fortuna di cadere in attacchi di panico e nella depressione... si tratta di terapie psicologiche, di gruppi di lavoro, di tecniche energetiche ecc. ma oggi, in particolare, desidero parlare di uno strumento davvero potente: la fiducia e l'accettazione.

Ma di cosa fidarsi se non ci fidiamo più di nulla? Cosa accettare se troviamo ogni cosa inaccettabile?

Rispondo con un'altra domanda: e se quel sentire così ingarbugliato fosse proprio quello che "vi serve"? Se quel limite che vi ha fatto perdere il lavoro... se quel carattere che ha vi ha fatto rompere con la persona amata... se quella sensazione di disperazione che vi fa sentire inadatti vicino agli altri... se tutto questo fosse in funzione delle vostre reali necessità?
Vi sentite inadeguati, sbagliati, incapaci... ma su che base fate le vostre valutazioni? Sulla base di criteri che sono dettati dalla società, dagli altri... ma forse non dalla vostra anima. E se la depressione fosse lì per ricordarvi che voi non siete quello che state cercando di diventare...?

Forse la vostra aggressività vi ha tenuto lontano da un lavoro che in verità non volevate, perché volevate costruire Ponti verso il Cielo... Forse la vostra goffaggine vi ha tenuto lontano da quel partner affascinante che in verità non volevate, perché volevate qualcuno che all'amore non mettesse condizioni... Forse quella svogliatezza vi ha tenuto lontano dagli amici che in verità non apprezzavate, perché non volevate passare le serate a bere al pub ma volevate costruire una rete di Luce fra i popoli...

Provate ad avere fiducia in tutto quello che siete, e nei vostri limiti. Accettateli per come sono. Siate presenti alla loro chiamata. E abbracciateli. Loro sono la vostra benedizione.

Non importa se rispondete male al vostro partner, se siete insofferenti, infelici, se vi ritrovate depressi perché qualcun altro risponde storto, perché non sapete accettare le critiche, non siete competitivi o perché è semplicemente così... Fidatevi di questa parte di voi, perché vuole portarvi in un territorio più autentico.
Fidatevi di essa, non vergognatevi di quello che è, non vestitela con abiti che non le appartengono pur di nasconderla. Se sbagliate con gli altri, chiedete scusa ma poi finitela lì, e... fidatevi.

Fidatevi di questa parte che vi fa star male, che vi manda l'ansia; fidatevi del fatto che voglia esserci  anche se questo comporta biasimo e critiche. Fidatevi del tormento in cui vi getta, delle cose che vi fa vedere e di quelle che non vi fa vedere.
Fidatevi della sua saggezza, della sua incoscienza. Fidatevi del disagio che usa per comunicare con voi, grazie al quale non riuscite a mettervi maschere definitive addosso... grazie al quale ogni progetto di essere "i più bravi", "i più amati", "i più grandi" viene meno... grazie al quale rifiutate etichette e modi preconfezionati... grazie al quale vi ritrovate pieni di paura di sbagliare e di voglia di morire, perché allora siete costretti a cercare, a cercare, e a cercare ancora finché non incontrate passioni che sono vostre, e vostre soltanto.

Fidatevi quando la gola si stringe, quando la pancia grida per spingere oltre quello che reputate accettabile, oltre quello che pensate-credete-immaginate di dover essere... e che magari non siete proprio. Fidatevi profondamente di quella parte di voi che pensate vi stia tenendo lontano dalla vita e dalle relazioni che vorreste... Forse vi sta proteggendo dalla mediocrità, dalle credenze di quello che pensate di volere, dalla vostra incapacità di essere voi stessi.

Fidatevi di dove vi porta, nel bene e nel male, fidatevi del territorio verso cui vi sospinge, degli ostacoli che vi indica, affinché possiate imparare a superarli... Fidatevi e abbracciatela, lasciatela esistere così com'è, siate con questa parte di voi. Siate fieri del carico di dolore che si è presa su di sé, nell'attesa che un giorno foste in grado voi stessi di portare quel peso, e alleggerirne il mondo.

Finché vi farà ribrezzo guardare alle vostre parti in ombra o che reputate non amabili, tenderete a criticarle, a fuggirle, a mascherarle, a dimenticare la preziosa direzione che indicano; ignorerete il messaggio a voi riservato, e alimenterete l'oblio. Ma se provate ad ascoltare, ad avere fiducia e ad accettare che per tutti noi c'è un sentiero... allora scorgerete in ogni sassolino un'indicazione, ogni paura si trasformerà in un trampolino di lancio per il vostro cuore, e ascolterete la voce del precipizio che vi dice "sei qui per costruire un ponte".
La fiducia è una chiave, usatela...!

Ecco perché, sebbene si pensi che l'odio più diffuso sia quello verso gli altri, io credo - senza temere di alimentare l'egoismo personale - che sia diffuso soprattutto l'odio verso di sé, verso quelle parti della propria coscienza che, più o meno consapevolmente, si reputano repulsive e non degne d'amore. L'odio verso gli altri diviene quindi una naturale conseguenza dell'incapacità di amare. E credo che pur di non ascoltare questa drammatica verità, molte persone impieghino l'intera esistenza per costruire grandi castelli fatti di illusione e maschere... e non avendo la sfortuna-fortuna di cadere in depressione, non si accorgono più dei sassolini lungo la via, e rinunciano così alla chiamata della propria anima.

8 gennaio 2010

27. La ferita tra uomini e donne

C'è una profonda ferita tra uomini e donne. La puoi sentire ogni volta che esprimi un giudizio sulle donne o sugli uomini in generale. Le donne sono delle isteriche. Gli uomini sono degli egoisti. Mai pensato?

Ogni volta che il tuo ragazzo ti delude, e vorresti altro... ogni volta che la tua donna ti stressa, e vorresti altro... ogni volta che ti senti "pesante", infelice, limitato per colpa dell'altro, ogni volta che non sopporti i suoi limiti, i suoi difetti... ferma la valanga di pensieri che parte nella tua testa. E ascolta: cosa senti? Qual è la sensazione che ti fa stringere la gola, o ti chiude il petto? Cosa ti si rivolta nella pancia?

Pensi che sia davvero l'altro a mettere "dentro di te" questo tipo di energia?
Pensi che quel difetto che ora è davanti ai tuoi occhi e che ti manda fuori di testa, non abbia davvero nulla a che vedere con qualcosa di te?

Se ascolti la sensazione, se cerchi di sentire - senza dare parole e spiegazioni - e se lo fai ogni volta che ti scopri "arrabbiato" o "deluso" per l'altro... scoprirai che sei entrato in un film dove l'altro sta mettendo in scena parti di te. Parti di te che sono state fatte a pezzi, parti ferite che ora chiamano la tua attenzione.

Puoi ignorare questa chiamata, e continuare a pensare che quando avrai soldi e persone simpatiche attorno a te non sentirai più la ferita, puoi pensare che sia colpa degli altri, della gente egoista... Puoi pensare che tu hai ragione, e l'altro torto, come se questo possa cambiare lo stato delle cose. Oppure puoi restare lì, a contatto della ferita, e cominciare a guarirla, lentamente, con la tua presenza. Esserci, infatti, attiva il processo di guarigione. E questo vale per ogni situazione della vita.

Non si tratta di "capire", quindi, ma di entrare dentro una ferita. Per farlo occorre che tu rimanga a contatto con il disagio che ti procurano i suoi lembi sanguinolenti... ogni volta che incontri questa dimensione sofferente, rimani lì per un po', con tutta la tua anima. E benedicila. Il tuo uomo è quello che è affinché tu possa imparare ad amare al di là di quello che pensi sia conveniente, e sviluppare pazienza e capacità di ascolto. La tua donna è quella che è affinché tu possa imparare ad amare al di là dei bisogni, sviluppando la capacità di proporti con autorevolezza.

Una volta ho sentito dire che le anime si incarnano in esseri femminili per imparare a concretizzare maggiormente qualità femminili di cui sono carenti, e viceversa nel caso degli esseri maschili. Ma poiché la maggior parte delle anime sono giovani, le donne si ritrovano ancora incapaci di accogliere e comprendere come solo una donna sa fare, e gli uomini incapaci di guidare come solo un uomo sa fare. Ma affrontando la vita insieme, possono aiutarsi l'un l'altra.

La ferita tra uomini e donne guarirà quando ciascuno di noi guarirà dall'illusione di essere separato dal resto del mondo. Siamo tutti "uomini" e siamo tutti "donne"... l'unica vera differenza è data dalla nostra capacità d'amare.

6 gennaio 2010

26. Lavoro e trasformazioni

Certo che il lavoro per moltissime persone è proprio una "nota dolente". C'è chi saltella da un contratto temporaneo all'altro (quando c'è) o chi invece ha un lavoro "sicuro" ma che è proprio uno "strazio".

Credo che quando e se veramente ci sarà una "Nuova Era" lo capiremo dal modo in cui le persone lavorano. Oggi occorre una trasformazione radicale nel lavoro, che sia riflesso di una maggiore consapevolezza; è chiaro quindi che non si può più lavorare "solo" per lo stipendio o per sopravvivere economicamente da un mutuo all'altro.

Il lavoro dovrebbe essere espressione della creatività e dell'impegno di chi lo effettua, e allo stesso tempo dovrebbe essere parte integrante di un processo di crescita collettivo. Ciascun lavoro che possa definirsi veramente tale dovrebbe essere integrato con le esigenze della collettività, avere cioè una valenza etico/ecologica sia nei riguardi dell'ambiente che della stessa struttura sociale. Insomma, dovrebbe portare vantaggi a livello globale, e non svantaggi.

Quando la maggior parte degli esseri umani lavoreranno in base a questi criteri, allora e solo allora saprò che un Nuovo Mondo è sceso in Terra... Ma che fare prima di allora?

Io direi che, nonostante tutto, oggi ci sono comunque più vie di quelle che si immagina, e se ci limitiamo già nelle "credenze", non potremmo mai veramente scoprire nuove possibilità... o, al limite, crearne! Non rinunciate ai vostri sogni, studiate, formatevi al meglio possibile nell'ambito di vostro interesse: la qualità e la competenza raramente sono toccate dalla crisi. Siate naturalmente flessibili, creativi e aperti al cambiamento; venite incontro al "mercato" ma, ripeto, non lesinate mai - in termini di tempo e impegno - sulla vostra formazione e sulla vostra cultura.

Non manca naturalmente il punto di vista spirituale: i problemi nella sfera del lavoro (ma anche quelli relativi alla "casa"!) sono spesso correlati con il territorio della sicurezza di sé e con la capacità di "sentirsi nutriti". Sono cioè connessi a squilibri del primo chakra, ma di chakra non abbiamo ancora parlato quindi non dico altro... ma si rifletta comunque sul modo in cui ci nutriamo e prendiamo energia dalle situazioni, se abbiamo attaccamenti, dipendenze, etc., se sappiamo alimentare un progetto, delle relazioni, se c'è equilibrio in queste aree della nostra vita.

Se nulla è frutto del caso, le difficoltà che incontriamo sul lavoro ci invitano a trovare risposte diverse... inutile ostinarsi e nuotare contro corrente. Occorre invece cercare di ascoltare la saggezza che spesso è insita nella situazioni incerte. La domanda quindi è: quali capacità mi viene richiesto di sviluppare con questa situazione? Dove vuole portarmi quello che sta accadendo?

Ogni problema si presenta a noi con due prospettive: quella del passato e quella del futuro. la prospettiva del passato ci induce a fossilizzarci sulle cause che l'hanno creato, distogliendoci dalla soluzione che invece abita nel futuro... e se fosse proprio la soluzione che dal futuro ci manda questo "problema" affinché possiamo dirigerci verso di essa?

Forse la semplice verità è che l'attuale situazione non fa per noi e il mondo - la nostra anima - ci sta aiutando affinché possiamo abbandonarla, e intraprendere un percorso più autentico...

3 gennaio 2010

25. Meditazione con Om Shanti

Oggi vorrei parlarvi di un mantra molto conosciuto: Om Shanti, di origine sanscrita. "Om" è la vibrazione sonora del Divino, la frequenza di base che diede origine e alimenta ogni cosa in questo universo. "Shanti" richiama il concetto di "pace". Om Shanti porta luce e pace nel cuore di chi pronuncia questo mantra.


Dopo aver assunto una posizione comoda, con la schiena eretta e gli occhi chiusi, respirate per qualche minuto per prendere contatto con il momento presente, e concentrarvi. Poi cominciate a intonare dentro di voi (quindi mentalmente) "Om Shanti", cercando di farlo risuonare all'altezza del centro del petto (questo punto è chiamato Atman). Il ritmo che si viene a creare deve essere spontaneo, delicato.

Si immagini un "gong" che ci dà il tempo e ad ogni colpo si pronunci mentalmente Om Shanti.... quindi ancora Om Shanti... e così via. Seguire il fluire del respiro non è obbligatorio, anzi bisognerebbe cercare di lasciare il ritmo del mantra più libero possibile, tuttavia può essere di aiuto soprattutto all'inizio della pratica, per radicarla in noi.

Questa pratica si può fare inizialmente per 5-10 minuti al giorno, e in seguito fino ad un massimo di 20 minuti. Non la si esegua per nessun motivo per un tempo superiore. La mente va mantenuta vigile e presente; se subentrano pensieri che disturbano o creano distrazione, semplicemente riportare l'attenzione a quello che si sta facendo, senza lasciarsi scoraggiare dal numero delle interruzioni. In questo modo ci si allena a governare il nostro campo mentale ed emotivo... per scoprire infine che noi non siamo né i nostri pensieri né le nostre emozioni... ma siamo molto di più.

La meditazione sull'Om Shanti è molto diffusa e raccomandata da numerosi maestri e insegnanti. Sappiate che ogni volta che la effettuate vi mettete in silenzioso collegamento con frequenze spirituali di luce e amore, vi collegate con altre anime e stimolate la crescita della vostra. La si può praticare anche occasionalmente in momenti di sconforto, tristezza e quando si ha bisogno di ricevere aiuto.

Un mantra è un simbolo sonoro che agisce sui corpi sottili, non dovete crederlo ma semplicemente sperimentarlo, concedendovi tempo e disciplina. Permettete a voi stessi di accoglierne gli effetti... e ricordate che solo le modificazioni che accadono al nostro interno possono veramente cambiare la nostra realtà.



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1 gennaio 2010

24. Specchio delle mie brame

Pensavo che i demoni fossero i miei genitori, l'ambiente, la famiglia. Poi, ho pensato che la catena da loro stretta attorno al mio spirito mi avesse resa schiava anche durante la loro assenza, e che questo fosse un demone più grande. Ho pensato che il mondo fosse freddo, distante, orribile... e che io non avessi niente a che fare con questo egoismo.

Finché un giorno ho guardato nello specchio, e nel mio volto e ho riconosciuto il demone più potente: l'aver cercato all'infuori di me le ragioni della mia distruttività.

Stiamo viaggiando tutti su un percorso spirituale, solo che non sempre ne siamo coscienti. La Terra è la nostra astronave. Il cuore è la nostra bussola. E gli altri sono lo specchio della nostra capacità di amare.