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20 dicembre 2009

23. La Grande Invocazione

Dal punto di Luce entro la Mente di Dio
Affluisca luce nelle menti degli uomini.
Scenda Luce sulla Terra.

Dal punto di Amore entro il Cuore di Dio
Affluisca amore nei cuori degli uomini.
Possa Cristo tornare sulla Terra.

Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto
Il proposito guidi i piccoli voleri degli uomini;
Il proposito che i Maestri conoscono e servono.

Dal centro che vien detto il genere umano
Si svolga il Piano di Amore e di Luce.
E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.

Che Luce, Amore e Potere ristabiliscano il Piano sulla Terra.





Cosa è la Grande Invocazione? Rispondo a questa domanda attraverso le parole di Alice A. Bailey: "Questa Invocazione o Preghiera non appartiene ad alcuno né ad alcun gruppo, ma a tutta l'Umanità. La bellezza e la forza di essa stanno nella sua semplicità, e nel suo esprimere certe verità centrali che tutti gli uomini accettano, in modo innato e normale: la verità che esiste un'Intelligenza fondamentale cui, vagamente, diamo il nome di Dio; la verità che, dietro ogni apparenza esterna, il potere motivante dell'Universo è Amore; la verità che una grande individualità, dai Cristiani chiamata il Cristo, venne sulla Terra, e incorporò quell'amore perché potessimo comprendere; la verità che sia amore che intelligenza sono effetti di quel che vien detto il Volere di Dio; e infine l'evidente verità che solo per mezzo dell'umanità stessa il Piano divino troverà attuazione."

(Per saperne di più, leggere anche qui - Uso e significato della Grande Invocazione: cliccare qui )


Che siate coscienti o meno del ruolo che i Maestri e la Gerarchia svolgono per il Pianeta, e in che modo questo è riportato nella Grande Invocazione, in ogni caso il vostro Cuore può riconoscere nell'Invocazione stessa gli archetipi Universali del Sentiero spirituale... E' nel cuore che alberga la certezza che ogni cosa è collegata, che in ogni granello di sabbia agisce la stessa forza che muove le galassie così come in ogni Anima agisce lo stesso schema evolutivo che muove l'umanità intera.

Allinearsi con il pensiero e con l'intento a questa Invocazione ci avvicina alle vibrazioni più pure dei piani spirituali, e ci fa sentire parte di un'unica grande rete di luce. Una rete che è attiva e sta agendo in modo significativo... questi sono infatti i tempi in cui sono gettati i semi del nuovo mondo. Non credo che il 2012 (...) sarà una data particolare, ma certamente è un appuntamento temporale che si trova nel pieno della trasformazione planetaria, a cui noi tutti siamo chiamati per portare il nostro contributo.

In verità ho sempre disdegnato l'ipotesi delle venuta di un nuovo mondo, il mio razionalismo estremo lo ha spesso additato come l'inconscio desiderio collettivo di fuggire i mali del presente e rifugiarsi in un futuro "dorato" che è solo illusorio... eppure non posso più negare che Energie di Luce sono all'opera... basta guardarsi attorno, aprire un po' gli occhi e il cuore: nuovi bambini e nuovi pensieri sono venuti in Terra per restaurare un tempo di illuminazione, dove nessun uomo potrà più sentirsi solo né dubitare della presenza dell'Anima in sé (o, meglio, della presenza di noi stessi nell'anima).

Qualunque cosa accada, qualunque sia il tempo richiesto, io mi allineo a questo intento, e spero che così è e sempre sarà fino alla fine dei miei giorni.
E voi... da che parte volete stare?

18 dicembre 2009

22. Sentirsi vivi

Un istante.
Solo un istante.
D'un tratto, nella mia coscienza, un tempo che... si è fermato.
D'un tratto, una me che non è mai stata.
Non ho mai vissuto, non ho mai ascoltato, non ho mai amato.
Il mondo non è il mondo.
Quello che è importante non è importante.
Decrepito, stantio... il mio animo è nato vecchio.
Nasciamo tutti vecchi.
E poi, d'un tratto, come se nulla fosse... dietro una ruga, la vita.
Un oceano di vita.

Siamo noi a scegliere quello che ci fa sentire vivi o è la vita a scegliere noi?

14 dicembre 2009

21. Ansia di Natale

Il Natale si avvicina... forse la gente "dovrebbe" sentirsi più "buona" e invece mi accorgo che molti sono in ansia, stressati e intolleranti. Non tutti, chiaramente, ma qui a Milano direi che si tratta comunque di una bella fetta di persone... e posso anche avvertire un senso crescente di frustrazione in chi non ha famiglia o un compagno (e lo vorrebbe): il Natale per costoro è quasi doloroso! Stamattina ho assistito in metrò anche a un piccolo bisticcio fra due persone, per motivazioni futili... due persone evidentemente sole... in contrasto poi con la scena incontrata appena emersa all'aperto: una bellissima Piazza Duomo, tutta illuminata a festa come se fosse stata pervasa da un'alone di santità e di magia... anche se sempre piena e frenetica.

Il problema delle feste è che spesso sono "comandate": che lo si voglia o meno, insomma, "dobbiamo" festeggiare, fare i regali, cucinare per i parenti... e molte volte anche lavorare il doppio perché le attività si intensificano... Diciamolo pure, che questo ci fa sentire tutto tranne che più "spirituali". Io ci ho messo diversi anni a riappacificarmi con il Natale, perché lo vivevo come un momento dove tutte le persone che conoscevano entravano in un automatismo cieco e selvaggio, qualunque fosse la situazione in corso, e devo dire che questa cosa proprio non mi piaceva...

La verità è che possiamo attraversare il Natale così come attraversiamo ogni momento della nostra vita, più o meno colorato dai ritmi della collettività. L'importante non è quello che si fa, ma come lo si fa... Quanto siamo presenti nelle nostre azioni, in questo periodo? Quanto spazio diamo alla voglia di unione e partecipazione, piuttosto che ai ritmi compulsivi e automatici? E quanto riusciamo a sentire in fondo al nostro cuore le energie spirituali che sono alla base delle Festività? Quanto riusciamo a cogliere il senso di questo periodo, dove la luce si appresta a toccare il minimo annuo (solstizio d'inverno)... intuendo come il ritmo del cielo sia anche il ritmo della nostra anima, e della sua opportunità di rinascita?

Comunque vi sentiate, il Natale non ha "colpa": è solo una lente di ingrandimento, un'occasione speciale per meditare sui moventi della nostra vita, per portare un'attenzione diversa... Non cancellate le vostre sensazioni - qualunque siano - sotto quintalate di dolciumi e regalini. Restate con loro, invece... lasciate che vi conducano nella grotta del vostro essere...

11 dicembre 2009

20. Alchimia interiore: l'ascolto

Avete mai guardato negli occhi la bestia che avete dentro, la sua fame di attenzione e potere, e quante volte scalpita per la frustrazione e la rabbia? Oppure ogni volta fate finta di niente e continuate a dissimulare, nell'illusione ben confezionata che il male e la sua distruzione non possano essere parte di voi?

Altre volte vi opponete così strenuamente al disagio e alla spinta del vostro io, che trattenete ogni flusso vitale...Vi ritrovate, allora, nella depressione, nelle sue volute mortifere e anti-vita, nella sua morsa distruttiva… ma è sempre rabbia, solo che è implosa dentro di voi.

Prima o poi dovrete mettervi in ascolto del mostro che urla nella pancia, nella gola… prima o poi vi stancherete di costruire vite su vite in funzione del suo occultamento... uccidendo, per questo, qualunque altro sentire.

Qualcuno dice una parola che vi urta, fa qualcosa che vi irrita, oppure vi irritate di voi stessi e delle vostre dinamiche... ecco, per una volta, non partite in quarta a rimuginare sulle motivazioni del caso, non cercate di "capire"… cercate, invece, di andare "oltre ogni ragionamento": abbiate il coraggio di essere presenti fino in fondo con il disagio della situazione. Abbiate il coraggio di sentire.

C'è uno "strato emotivo-mentale" che alimenta la dinamica e che stimola un imperituro dialogo interno, da cui la stessa bestia trae nutrimento. Questo strato è fatto di pensieri continui, di ansia nel voler giustificarsi o trovare ragioni, di volontà quasi compulsiva di voler capire. Ma questo è un vicolo cieco.
Quello che potete fare, invece, è rimanere in ascolto.

Restate in ascolto... non accendete parole nella mente, resiste alla tentazioni di dare nomi alle cose o di giudicare/psicoanalizzare voi o le altre persone... datevi il permesso di restare in questa grotta buia e profonda... da cui scappare non serve a nulla, perché non esiste alcun luogo che possa mettervi al riparo da voi stessi.

Ma se vi illudete che per stare meglio è sufficiente allontanare certe persone, e certe situazioni… se vi illudete che basta provare a voi stessi o al mondo che avete “ragione”… allora state ancora costruendo maschere e rafforzando gli anelli di ferro delle vostre catene...

Per fortuna, alla lunga il cuore si stanca e l’anima preme per crescere. Così, esausti di tutta la messinscena, mollate la presa e… infine vi aprite all'ascolto e ascoltate in silenzio... e  non vi importa più di dare un nome a quello che provate... non vi importa più di giudicare, catalogare, inscatolare… Ascoltate e basta.

Cosa accade con la pratica dell'ascolto?

Ascoltando, si porta man mano l’inconscio nel conscio, e si avverte, forse inizialmente in modo impercettibile ma poi in modo innegabile, che la luce della presenza scioglie progressivamente il ghiaccio della paura (paura di sentire, paura di soffrire, paura di fare danno...) e, ancora più sotto, vi mette in contatto con quella rabbia... che avevate dimenticato.


In questo modo, l’anima può trasformare la materia densa e scura... può trasformarvi da burattini in creatori consapevoli, da esseri mediocri a esseri divini.

Ma finché non ascolterete le note dolenti, illudendovi di non avere parti oscure e che la maschera dell’agnellino che indossate sia la vostra realtà - finché sarete convinti che la bestia non viva in voi ma sia solo al di fuori di voi - allora il male avrà spazio per governare, e tempo per crescere. Perché è su questo che conta: sulla vostra paura e incapacità di riconoscerlo. Pur di non vedere quello che di voi vi terrorizza, non vedete lui... e così può governare e muovere i fili fondamentali della vostra vita, a dispetto di ogni volontà o desiderio.

Non sto dicendo che siamo solo “ombra”, non voglio convincervi di essere creature oscure, anzi… ma per poter esprimere in pieno le qualità dell’anima magnifica che governa la vostra personalità, dovete riconoscere il terreno in cui le forze in gioco agiscono, per poter operare in modo ancora più efficace. L’attenzione va posta quindi a quello che non va, ai segnali di attrito, al disagio… perché è qui che dobbiamo intervenire, è qui che la vita ci chiama ad essere presenti… Un passo delicato, importante, e che non si può ignorare.


Non è sufficiente comprendere razionalmente una certa dinamica, sennò basterebbe questo per migliorare e invece a volte non è così, in quanto la spinta distruttiva alla fine prevale nuovamente o comunque fa sentire il suo peso. Inoltre, il moto dei pensieri è spesso un'energia a sé che limita e occulta e crea nuove illusioni... La "comprensione razionale" non può estendersi oltre questa vita e il livello cosciente, mentre la materia che ci compone è fatta di vibrazioni impresse in altre vite e su più dimensioni; per trasmutarla occorre quindi uno strumento più adeguato quale è l'ascolto - cioè il non-giudizio, la presenza, la capacità di esserci.


L'ascolto è uno strumento veramente efficace perché stimola la coscienza e permette una reale trasformazione; sgretola progressivamente l'impalcatura energetica del dolore e della paura, operando alchemicamente su tutti i piani della nostra esistenza.

Quello che si scopre con la pratica dell’ascolto può essere davvero strabiliante…

Se qualcuno vuole verificare in prima persona, mi faccia comunque il piacere di non eccedere nell’ascolto di qualità negative (perché se c’è chi non vuole ascoltare, dall’altra c’è anche chi si lancia impavido senza paracadute…), ma si limiti in questo ai soli momenti effettivi di quando emerge un disagio/dolore/attrito… e mai comunque per un tempo prolungato. Mai. Invocare piuttosto e a un certo punto qualità opposte, di amore e tolleranza, come ci insegna la buona pratica dello yoga

Ascoltare è come grattare su una superficie sporca: grattando un poco si provoca un senso di alleggerimento, ma se eccediamo poi ci ritroviamo sommersi di “scorie”. Un poco alla volta, quindi, con saggezza, compassione di sé, costanza e... presenza.

Ripeto, non mettetevi all’ascolto di qualità negative andando a ricercarle in modo spasmodico: quello che serve, tanto, è sempre a disposizione sul momento. E i momenti utili sono quelli che chiamano la vostra attenzione senza che andiate a cercarli. Questo, perché esiste anche l’attaccamento al male – cioè il piacere legato alla distruttività – di cui bisogna tenere conto e che si nutre a sua volta di un’attenzione indebita verso gli aspetti oscuri.


Con un po’ di attenzione, comunque, si può ascoltare anche questa nota... stravolgente. Scoprirla e accettarla in sé non è sempre facile. Ma almeno è verità... e se è vero che la verità rende liberi... ...

9 dicembre 2009

19. Dal vittimismo alla co-creazione

Di fronte alle difficoltà, a situazioni difficili o a persone che ci fanno stare male, spesso cerchiamo istintivamente una formula magica con cui individuare e punire "il colpevole"...

Il mio capo mi tratta male? Il mio stipendio è troppo basso? Il mio partner è un rompiballe? ...Io non c'entro niente se sto male: la colpa è di  queste situazioni! - 
Certo che se continuiamo a ragionare in questo modo, ci sono pochi spiragli di crescita...

Eppure non siamo vittime ma il mondo ci mette di fronte a quello che dobbiamo affrontare. Le sensazioni di disagio che si provano in certe situazioni, sono sensazioni che emergono dal nostro io... se non albergassero in noi, niente e nessuno potrebbe generarle. Il modo in cui reagiamo agli eventi è sempre una nostra scelta.

Ecco quindi il ruolo delle difficoltà: mettere in evidenza quel disagio o paura che sia, che noi abbiamo sotterrato nell'inconscio ma che da lì agisce comunque, chiamando nella realtà una vibrazione corrispondente. Perché? Per darci l'opportunità di guarire.

Questo non significa che il nostro capo non sia un imbecille, ma che forse questa situazione mette in evidenza che non abbiamo la forza di affermare quello che siamo e di farci rispettare... Non si nega l'esistenza di una crisi economica, ma forse è il momento di diventare più attivi e fantasiosi, e mettersi in gioco in modo creativo... Non si nega che il nostro partner non abbia le sue negatività, ma forse lui è quello giusto per aiutarci a sviluppare qualità di cui invece siamo carenti...

Il mondo parla a noi di noi stessi, se solo si hanno orecchie per ascoltare.

Non esistono "colpevoli" là fuori, separati da noi e di cui siamo vittime assolute. La vera domanda non è "chi punire per il male che sto vivendo?" ma bensì "Perché sto vivendo tutto questo?", "Come posso essere più costruttivo in questa situazione?" "Cosa posso imparare da tutto ciò?"

In questo modo spostiamo l'attenzione dall'esterno all'interno, dal vittimismo alla co-creazione. E ci riprendiamo la responsabilità (che non è colpa) di scegliere la direzione che vogliamo percorrere.

7 dicembre 2009

18. Karma - parte 2/2

"Karma" non è neanche sinonimo di "destino", inteso come percorso privo di libero arbitrio. Certo, taluni sentieri intrapresi tracciano inevitabilmente una direzione. E questa è tanto più prevedibile quanto più l'uomo è schiavo della personalità e lontano dall'anima. Ma si  tratta sempre e comunque di scelte di percorso...

Finché l'uomo è identificato con la materia del proprio corpo (fisico/eterico + emotivo/astrale + mentale) non si accorge della presenza della luce dell'anima, e del progetto divino che questo angelo solare sta servendo. L'anima permane di incarnazione in incarnazione e spinge l'uomo attraverso molteplici esperienze, per sondare, conoscere, sperimentare e accrescere le proprie capacità di vibrazione e le proprie virtù...

Una scelta avviene su più livelli: l'anima sceglie l'incarnazione, spinta dall'intento divino, mentre l'uomo sceglie, di momento in momento, se ascoltare (o imparare ad ascoltare) gli impulsi superiori, o se ignorarli per assecondare invece la personalità...

Affrontando le conseguenze delle proprie azioni - più o meno "gentilmente" evidenziate dalla legge karmica -  l'uomo si ritrova in ogni caso a "correggere il tiro", a rimediare alle proprie mancanze, e man mano impara ad allinearsi al progetto dell'anima che, parimenti, cresce in consapevolezza e capacità magnetica.

L'uomo è dunque lo strumento con cui l'anima si immerge nella realtà materiale, e il karma è la legge dell'universo che fornisce il campo della crescita e conduce alla comprensione di come ogni cosa sia collegata...

La materia stessa, in tutti i suoi gradi, è quindi il grembo della crescita umana cioè della crescita animica. Alla fine, essa dà luce all'uomo divino - colui che ha trasformato/purificato tutti gli atomi della sua realtà fisica, emotiva, mentale... divenendo quindi un Maestro.
Un Maestro ha fatto tutto il percorso umano e ha sviluppato tutte le qualità dell'anima, al cui volere è soggiogata completamente la sua personalità. In lui non vi sono più ombre e la sua azione è innocua, essendo originata da intenti e moventi esclusivamente puri... egli è perciò libero da karma.

Forse non siamo maestri, ma possiamo comunque fare qualcosa per il tipo di karma che andiamo a seminare... ad esempio, chiedendoci quale sia l'intento delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Più l'intento non è puro (ossia se è egoista, al servizio della propria personalità, o anche più banalmente se è frutto di illusioni varie) più questo graverà in termini di karma.

Quindi fate attenzione a quello che chiedete con le vostre azioni, i vostri moti emotivi e i vostri pensieri... A volte è meglio affidarsi con fiducia e con benedizione a quello che incontriamo lungo il cammino, consci che il Sentiero ci porta nei luoghi dove dobbiamo andare, che spingere in modo estremo verso una certa direzione... la mente ha grande capacità di creazione e dominio sugli eventi, assolutamente vero, ma chi ci ci garantisce che l'intento sia puro e quindi privo di conseguenze karmiche?

Dobbiamo assecondare l'anima... non la personalità, le sue paure e la sua voglia di dominio e controllo... perché solo in questo c'è un reale progresso (...). Non si  tratta di andare contro i nostri desideri, ma anzi di realizzare quelli più veri e profondi.
Se vi chiedete come fare, allora siete già a un buon punto.

4 dicembre 2009

17. Karma - parte 1/2

E' oramai entrato a far parte del vocabolario comune, eppure il concetto di "karma" è spesso travisato o usato in modo improprio. Per alcuni è sinonimo di "sfiga"... tant'è che, in giro, si sente ogni tanto una frase del tipo "Deve essere il mio karma". Per altri, invece, karma significa ineluttabilità, destino programmato, mancanza di libertà...

"Karma" è un termine sanscrito che richiama il concetto di "azione", ed è proprio all'azione che si riferisce: in poche parole, karma significa "effetto messo in moto da una causa"...

Tuttavia il karma è ben più del concetto che "ad ogni azione corrisponde una reazione", come si è indotti a credere, pensando magari a una qualche cosmica "legge del taglione" (quando non si creda invece nella sfiga)... si tratta, infatti, della possibilità di conoscere e di evolvere...

Occorre prendere in considerazione due fattori:

1) La materia può essere "impressionata". Così come il peso di un corpo lascia delle impronte sulla sabbia, il peso di certe azioni lascia delle impronte vibratorie nel cuore della materia che, quindi, ha capacità di memoria.
2) La vita su tutti i piani dell'esistenza si esplica attraverso l'azione che mette in moto cause e relativi effetti.

Alcuni eventi sono molto forti e densi, e la qualità che li caratterizza lascia un'impronta che attirerà nuova materia di quel tipo... fino a quando non si sarà compreso ed esaurito pienamente il meccanismo di attrazione-repulsione che si viene a creare (e qua non c'è da aprire una parentesi ma una voragine, però ci accontenteremo per ora di fare attenzione a come spesso ci sentiamo attratti in modo compulsivo da certe dinamiche/avventure che tengono a ripetersi, contro ogni logica e sensatezza).

Vorrei precisare che per "azione" non ci si riferisce solo a quella fisica, ma anche quella che agisce sul piano astrale (attività emotiva) e mentale (attività di pensiero); ecco quindi che tutto quello che facciamo-proviamo-pensiamo mette in moto le circostanze della nostra vita e fa in modo che tutti paghino i propri conti, in un elaborato fluire multidimensionale dove gli eventi di ciascuno si correlano con quelli degli altri.

In quest'ottica, non esiste sfortuna o cattiva sorte, ma solo "possibilità" di affrontare talune "qualità vibrazionali" che noi stessi abbiamo immesso in questa o altra vita. E non c'è bisogno di avere memoria di altre esistenze... è sufficiente la pratica dell'ascolto e della meditazione, con cui si raggiunge quella capacità di discernimento che consente di collegare gli effetti con le cause.

Quanto ai "viaggi psichici" (più o meno spontanei, con o senza l'aiuto di terapeuti, maghi, maghetti e sostanze) alla ricerca di altre vite... meglio lasciar stare. Se non si è in uno stato di profonda purificazione, meglio evitare il ricordo forzato di certi eventi che conducono poi a certe "visioni", queste a loro volta normalmente originate da uno stato di illusione (...)
Si guardi ai fatti, piuttosto... si guardi alla propria vita, che quello che siamo ci torna indietro, sempre... insomma basta guardarsi intorno per capire cosa abbiamo seminato e di che pasta siamo fatti!

Vorrei dire altro... ma continuo la prossima volta :-)

2 dicembre 2009

16. Questioni di vita

Dalla cronaca di qualche giorno fa apprendiamo che un cittadino belga, Ron Houben, rimasto paralizzato a seguito di un grave incidente, è stato erroneamente considerato in stato di coma, per ben 23 anni... periodo durante il quale nessuno si era accorto come l'uomo fosse in realtà perfettamente lucido e cosciente, al di là della paralisi fisica!
Un grave errore che - a detta dei medici - non potrebbe ripetersi grazie alla sofisticatezza dei mezzi diagnostici attuali. Mi chiedo, comunque, come sia stato possibile perpetuare l'errore così a lungo...
L'uomo ora comunica grazie all'ausilio di un computer, con cui ha fatto sapere che quando i medici si sono accorti della sua reale condizione, ha provato un'emozione indicibile e la sensazione di attraversare una "seconda nascita".

Houben viveva prigioniero del suo corpo quando tutti pensavano che la sua coscienza fosse nulla (o al limite altrove, se si "crede" che il cervello fisico sia un ponte, e non un contenitore)...

Non solo, indagando scopro che esistono casi di effettiva condizione di coma o stato vegetativo considerato permanente da cui i pazienti riemergono, e contro ogni aspettativa tornano "di qua" (si veda ad esempio la storia di Salvatore Crisafulli o quella di Terry Wallis) ... e alcuni raccontano anche come avessero sempre percepito, in qualche modo, l'ambiente circostante!

Storie, queste, che ci fanno riflettere sul significato e sul valore della vita e su come ci illudiamo di identificarne i confini.

La vita è un valore prezioso... La libertà di scelta di un certo percorso, anche, lo è... ma a volte queste due strade si dividono, davanti a un bivio in cui bisogna scegliere.
E se c'è chi è convinto della verità assoluta di una strada rispetto all'altra, penso invece che ciascuno di noi - pur potendo e dovendo lottare per nutrire/affermare i valori che più considera essenziali e coscienziosi - non può avere la pretesa di sostituirsi a coloro che sono chiamati drasticamente a prendere una decisione.

Perché nell'imporre un valore che sia (a nostro parere) democratico/ vitale/ innocuo vi è il rischio di alimentare il suo opposto...
Le implicazioni etiche sono molteplici, me ne rendo conto, e numerosissimi i punti di vista...
Forse, risposte assolute non ve ne sono. Voi cosa ne pensate?

(Camilla Ripani per il Blog Punti di Vista su www.nonsoloanima.tv)