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25 novembre 2009

13. Il perdono

"Perché mai dovrei perdonare chi mi ha fatto del male?" - quante volte ho sentito e continuo a sentire questa domanda!

Il perdono accade, non si può imporre

Il perdono è un momento che accade quando siamo pronti ad accoglierlo, certo non possiamo imporcelo. Questo è poco ma sicuro. Tuttavia è possibile coltivare un atteggiamento di predisposizione al perdono, di ascolto e accoglienza. E ci sono ottimi motivi per farlo...

Un'antica ferita e l'incapacità di dare

Se ci  mettiamo all'ascolto del nostro rancore possiamo udire la voce della rabbia, nutrita da orgoglio, da disperazione, da ogni occasione in cui siamo stati messi da parte, ignorati e traditi (probabilmente non solo in codesta vita). Coloro che non riusciamo a perdonare sono spesso le persone che con il loro atteggiamento hanno concretizzato i nostri timori più profondi: quelli di non essere valevoli di amore e di rispetto.
Desideriamo essere amati, rispettati, onorati...  in questo siamo mossi da una profonda volontà di potenza, da un desiderio di prendere... che forse ha soffocato la nostra capacità di dare.

Perdonare è liberare... se stessi

Si pensa che il perdono debba essere rivolto verso la persona che ci ha feriti ma in realtà il perdono riguarda soprattutto noi stessi: sia che la persona ci chieda "scusa" o meno, noi possiamo scegliere di liberarci dalle catene del rancore e andare avanti... consci che nella vita nessuno è perfetto, e che il male che abbiamo ricevuto forse noi stessi lo abbiamo inflitto in un'altra modalità.
Con il perdono concediamo a noi stessi di non rimanere più legati al passato o a un particolare punto di vista; ci concediamo di provare nuovamente fiducia nella vita, e liberiamo tutte le nostre attenzioni ed energie per investirle in qualcos'altro. In questo modo affrontiamo attivamente la nostra luce e la nostra ombra, e smettiamo di imputare all'esterno di noi le conseguenze di quello che attiriamo nella vita.

Il mondo è uno specchio

Siamo anime che si sono immerse nella materia per fare un'esperienza di crescita spirituale. La materia è al nostro servizio, e così lo sono gli ostacoli, i problemi e le difficoltà che minano la nostra capacità di essere felici... ostacoli che in realtà minano le nostre illusioni affinché possiamo nutrire e accrescere le nostre qualità divine, reali. Nulla non ci è dato che non possiamo affrontare e che non ci parli di noi stessi, delle nostre stesse mancanze e opportunità... A un livello superficiale noi subiamo il torto di una persona, ma a li vello profondo l'esperienza della delusione ci mette in contatto con la qualità-ombra che è in noi e che dobbiamo trasmutare, altrimenti non l'avremmo provata.

Il rancore nutre la nostra incapacità di crescere

Quando puntiamo il dito nel dolore e serbiamo rancore, rimaniamo incollati a un'idea limitata del mondo, ci "leghiamo" a chi ci ha fatto del male, all'idea stessa del torto e dell'ingiustizia, e ce ne nutriamo per alimentare e giustificare la nostra rabbia... rabbia che se fosse realmente assente, non potrebbe essere stimolata comunque. In questo modo facciamo dipendere il nostro stato d'animo dall'ombra, dal dualismo, dalla nostra stessa incapacità di trasformare il marcio in concime per qualcosa di migliore... Ciò non significa che bisogna permettere alle persone immature o distruttive di fare e farci danno, ma un conto è "proteggersi",  curarsi di sé e focalizzarsi su ciò che va nutrito, e un altro è rimanere cristallizzati nel sentimento di astio e rancore, con atteggiamento autistico verso qualunque possibilità di crescita, insita in ogni perdita.

L'azione che conta è quella interiore

Si può certamente perdonare e decidere di tagliare i conti con una persona/situazione, come anche si può tenere rancore dentro di sé e continuare a frequentare la stessa persona/situazione. Quello che accade fuori è irrilevante, ciò che conta è invece la nostra presenza, il nostro stato interiore... è questo che fa la differenza e che, alla fine di tutto, determinerà la qualità del nostro percorso. Si riceve quel che si dà: una  legge immutabile ed eterna che scandisce il ritmo della crescita e dell'evoluzione...

Responsabilità e creatività

Ecco quindi che il perdono ci dà una misura di quanto siamo disposti a lasciarci andare alla vita, comunque essa sia. Più siamo disposti a prenderci la responsabilità di quello che "attiriamo" nella vita, e nel contempo abbiamo la capacità di affidarci e provare fiducia, più riusciamo a perdonare gli altri. Più siamo creativi, duttili, multi-visionari, aperti e compassionevoli in modo cosciente verso le nostre ombre, più lo siamo verso quelle degli altri.

Sciogliere la corazza di ghiaccio

Infatti si può notare come gli individui che spesso hanno difficoltà a perdonare gli altri, sono in realtà i primi a non saper vedere e perdonare le proprie parti "oscure"... sono spesso molto critici, duri e hanno bisogno di imparare ad amare e ad amarsi di più. La corazza di ghiaccio con cui hanno avvolto il cuore espone loro a continue delusioni e dolori, perché non solo con essa si proteggono illusoriamente dal dolore, ma si privano anche della stessa possibilità di vivere e sentire la gioia di vivere...

Prima o poi capiremo che non possiamo odiare gli altri senza odiare noi stessi... e che perdonando noi stessi, perdoniamo gli altri.