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20 novembre 2009

11. Meditazione e vuoto mentale

Cominciamo oggi a occuparci di uno strumento fondamentale e importantissimo: la meditazione.

Tratterò l'argomento in più occasioni, essendo vastissimo... ma metto subito in chiaro che non è possibile praticare la meditazione senza la guida di un valido istruttore che conosca i nostri meccanismi interiori. Tuttavia nel frattempo ci si può avvicinare all'idea, e l'intento di questi scritti è quello di facilitarvi l'approccio all'argomento, o anche solo di stimolare un dibattito in merito.

In base ai numerosi testi che si trovano in circolazione, si può essere indotti a credere (così come credevo io stessa  in passato) che meditare equivalga a fare il "vuoto mentale": a far cadere cioè ogni tipo di pensiero. Qui tuttavia c'è il rischio di farsi male, perché con tutte le forme energetiche che ci attraversano quotidianamente, non mi pare proprio il caso di assentarsi e venir meno in coscienza, perché tali energie avrebbero più facoltà di influenzarci e penetrare la materia dei nostri corpi.

L'atteggiamento di ricettività e accoglienza, certamente auspicabile, è cosa ben diversa dal rendersi passivi. L'uso della mente deve essere appropriato e questo non è possibile se si crea il "vuoto mentale"; anche se la nostra mente si comporta come una scimmia impazzita, quella di abolirla non è la soluzione più costruttiva. Occorre sviluppare invece la corretta facoltà di essere presenti e mantenere l'attenzione.

Una persona presente è in grado di governare i propri moti mentali, il suo allineamento interno è massimo e allo stesso tempo è in grado di rimanere distaccata, cioè imperturbata. Avrà così uno stato di vigile attenzione e ricettività, dove l'azione (fisica, emotiva o mentale che sia) è governata dalla coscienza, e non da gesti automatici e condizionati.

Quindi, per favore, non fate e non cercate di fare il "vuoto mentale", che di matti e di zombie in giro per il mondo ce ne sono già tanti.

Siate invece vigili, attenti, lucidi.

Se intanto volete esplorare la vostra capacità di essere presenti e avvicinarvi a una tecnica di introduzione alla meditazione, potete fare così: scegliete un posto tranquillo, sedetevi a schiena eretta ma con il corpo abbastanza rilassato, chiudete gli occhi. Portate l'attenzione sul respiro, al centro del petto, e restate quindi concentrati: ascoltatelo, osservatelo con la vostra coscienza, mettetelo al centro del vostro focus interiore. Se a un certo punto subentrano altri pensieri, appena ne siete consapevoli  riportate nuovamente e dolcemente l'attenzione sul respiro, che lascerete morbido e naturale. Dedicate qualche minuto a questa pratica.

Potreste accorgervi che vi viene in mente di tutto, dalla lista della spesa al progetto da finire per il lavoro, dalla scadenza da pagare alla predica che vi ha fatto un amico... oppure che vi assentate e svolazzate in qualche stato indefinito della mente...

Ecco quindi che occorre disciplinare la propria capacità di concentrazione e presenza. Senza di questa, non c'è meditazione.

Cito subito gli unici libri che mi sento di consigliare in tutta coscienza: gli Yogasutra di Patanjali e Lettere sulla meditazione occulta di Alice Bailey